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IT/Srila Prabhupada: Acarya-Fondatore dell'ISKCON - Documento fondamentale del GBC

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Nota del Comitato Esecutivo del GBC dell'ISKCON.

Quest'opera, Śrīla Prabhupāda: l'Ācārya-Fondatore dell'ISKCON, scritto da Ravīndra Svarūpa Dāsa, è ufficialmente appoggiato dal Governing Body Commission (GBC) dell'ISKCON.

Il GBC chiede a tutti i devoti e amici dell'ISKCON di dare profonda e scrupolosa attenzione a quest'opera. Così facendo si amplieranno la nostra comprensione collettiva della posizione di Śrīla Prabhupāda e il nostro apprezzamento per il suo ruolo unico nell'Associazione Internazionale per la Coscienza di Krishna.

Śrīla Prabhupāda non ci consegnò semplicemente il messaggio di Śrī Caitanya e di Śrī Krishna. Anche se questo è già di per sé un compito glorioso, Śrīla Prabhupāda, come nostro Ācārya-Fondatore, creò le fondamenta stesse, la funzione e la visione dell'ISKCON come comunità globale mirante alla "rispiritualizzazione dell'intera società umana."

Il ruolo di Śrīla Prabhupāda, come leggerete, è continuo. La sua presenza dev'essere sentita oggi nella vita di ogni devoto dell'ISKCON e nella vita dei devoti per molti secoli a venire. Comprendere come Śrīla Prabhupāda sia al centro della nostra vita e della nostra società, e imparare a mantenerlo in questo ruolo essenziale, è l'obiettivo di questo testo. Come Bhakti Charu Swami scrive nella Prefazione, "questo libro non è destinato a una semplice lettura, ma ad un'applicazione pratica."

Comitato Esecutivo del GBC
Dicembre 2013

PREFAZIONE

Śrīla Prabhupāda è stato indubbiamente la personalità inviata da Śrī Caitanya Mahāprabhu affinché realizzasse la Sua predizione: "Sono apparso per inaugurare il Movimento del saṅkīrtana… Libererò tutte le anime cadute di questo mondo . . . Il canto del Mio nome sarà udito in ogni città e villaggio della Terra." (Caitanya Bhagavata, Antya 120-126)

Per comprendere l'unicità del ruolo di Śrīla Prabhupāda nello scenario Gauḍīya, dobbiamo viaggiare indietro nel tempo e acquisire la coscienza storica di come Śrī Caitanya ha progettato di realizzare gradualmente la Sua predizione.

Subito dopo essere tornato da Gayā, Śrī Caitanya Mahāprabhu diede inizio alla missione del nāma-saṅkīrtana e mentre distribuivano il nāma prema "Lui e i Suoi compagni non sceglievano tra chi era idoneo a riceverlo e chi non lo era, né preferivano un luogo piuttosto che un altro. I membri del Pañcatattva non ponevano condizioni, ma davano l'amore per Dio ovunque se ne presentava l'opportunità." (Caitanya Caritāmṛita, Ādi-līlā 7.23).

Il fiume di nāma prema si gonfiò e inondò tutte le direzioni continuando a benedire questo mondo grazie a potenti predicatori come i sei Gosvāmī, Śrīnivāsa Ācārya, Narottama Das Ṭhākur and Śyāmānanda Prabhu.

Sfortunatamente, dopo la scomparsa di Śrī Caitanya Mahāprabhu e di questi Suoi compagni da Lui potenziati, il mondo del Vaiṣṇavismo Gauḍīya conobbe tempi molto bui. Per l'influsso di Kali, numerose apasampradāya, sette fuorvianti, 12 con le loro dottrine e pratiche sconsiderate eclissarono del tutto la presentazione pura che Śrī Caitanya aveva fatto della Coscienza di Krsna, e siccome lo fecero a Suo nome, ben presto i Suoi insegnamenti divennero sinonimo d'immoralità, dogmatismo e antisocialità. Il risultato fu che le persone colte ed educate dell'India svilupparono un'avversione profonda per Caitanya Mahāprabhu. Quest'era buia durò quasi duecentocinquant'anni.

Per far rinascere il Movimento del saṅkīrtana e illuminare di nuovo il cielo Gauḍīya, Caitanya Mahāprabhu inviò in questo mondo uno dei Suoi servitori più confidenziali, Śrīla Bhaktivinoda Ṭhākura. Dotato di grande vigore trascendentale, Bhaktivinoda Ṭhākura scrisse instancabilmente allo scopo di sconfiggere le filosofie devianti e non autorizzate che si opponevano alla presentazione che Śrī Caitanya aveva fatto della Coscienza di Krishna. Grazie alla costanza e alla forza dei suoi scritti, egli evidenziò tutte le filosofie adharma del suo tempo e ancora una volta rivelò al mondo il sentiero della suprema felicità e compassione tracciato da Caitanya Mahāprabhu: la missione del nāma-saṅkīrtana. Questi scritti avrebbero in seguito costituito il fondamento filosofico del piano sistematico e istituzionale che Bhaktisiddhānta Sarasvatī Ṭhākura avrebbe messo in atto per realizzare concretamente la predizione di Śrī Caitanya. La scoperta che Bhaktivinoda Ṭhākura fece del luogo di nascita di Śrī Caitanya e il programma di nāmahaṭṭa che egli creò per esaudire il desiderio di Mahāprabhu di propagare in tutto il mondo il nāma-saṅkīrtana, erano un'indicazione molto chiara e rilevante della sua fede assoluta nelle parole di Śrī Caitanya Mahāprabhu. Egli sapeva, tuttavia, che l'enorme impresa di divulgare la Coscienza di Krishna nel mondo avrebbe richiesto il coinvolgimento di migliaia di persone per molte generazioni. Non poteva essere e non sarebbe stata l'opera di un solo uomo; era assolutamente necessaria un'istituzione trascendentale. Le sue ferventi preghiere a Śrī Jagannātha ottennero risposta e Bhaktisiddhānta Sarasvatī Ṭhākura apparve in questo mondo come suo figlio per dare al suo progetto la forma concreta della 13 Gauḍīya Mission. In soli quindici anni, Bhaktisiddhānta Sarasvatī Ṭhākura diffuse il Movimento del saṅkīrtana di Śrī Caitanya in tutta l'India e attrasse molti luminari dell'epoca, che lo aiutarono nella sua missione. In quegli anni vennero fondate nel Paese sessantaquattro maṭha dedite alla diffusione degli insegnamenti di Śrī Caitanya.

Bhaktisiddhānta Sarasvatī Ṭhākura sapeva che l'istituzione da lui fondata era importante, in quanto avrebbe consentito alla predica di continuare con forza anche dopo la sua dipartita. Disse apertamente ed energicamente ai suoi discepoli più anziani che la Gauḍīya Mission avrebbe dovuto essere guidata da una Commissione Governativa e con sorpresa di tutti non nominò alcun discepolo come suo successore spirituale. Lasciò questo mondo il 1° gennaio del 1937, ma quasi subito dopo la sua partenza si verificarono liti e dissidi nella Gauḍīya Mission. Ben presto l'istituzione conosciuta da sempre per la sua predica coraggiosa e pura degli insegnamenti di Śrī Caitanya diventò famosa per le spaccature e il coinvolgimento in casi legali. Due fazioni si contendevano il titolo di ācārya e molti discepoli anziani abbandonarono disgustati l'istituzione. La Gauḍīya Mission come ente unificato composto da molti centri in tutta l'India, case editrici e migliaia di devoti che cooperavano sotto un'unica guida, cessò di esistere. L'illusione del possesso e del prestigio eclissarono l'ordine di Śrīla Bhaktisiddhānta Sarasvatī Ṭhākura, e la sua missione di sviluppare un Movimento mondiale per la diffusione degli insegnamenti di Śrī Caitanya Mahāprabhu subì una battuta d'arresto.

Questo tragico cambiamento spezzò il cuore del nostro Śrīla Prabhupāda, Sua Divina Grazia A. C. Bhaktivedanta Swami, ma da come egli agiva era evidente che conosceva perfettamente il cuore e la missione del suo maestro spirituale:

Non appena alcuni seguaci di New York presero a cuore il suo messaggio, egli registrò legalmente la sua istituzione, la chiamò International Society for Krishna Consciousness e redasse legalmente i suoi sette obiettivi. Tutto questo accadde non più tardi del 1966.

Per proseguire la missione di Śrī Caitanya Mahāprabhu e salvaguardare l'eredità trascendentale dell'ISKCON, Śrīla Prabhupāda stabilì sistematicamente la Governing Body Commission o GBC (Commissione del Corpo Governativo) e istruì energicamente i suoi seguaci più anziani: "Non fate lo stesso sbaglio che hanno fatto i miei confratelli dopo la scomparsa del mio Guru Mahārāja. Amministrate insieme l'istituzione attraverso il GBC."

Per tutelare la natura trascendentale della missione dell'ISKCON e il suo solido fondamento filosofico e culturale, egli tradusse e commentò meticolosamente e instancabilmente i più sublimi e importanti insegnamenti di Śrī Caitanya nella forma della Bhagavad-gītā, dello ŚrīmadBhāgavatam e della Caitanya-caritāmṛta, affermando con forza che i suoi libri sono la base del Movimento per la Coscienza di Krishna e dell'istituzione ISKCON.

Come il suo Guru Mahārāja, egli non scelse e non nominò un successore per la sua ISKCON.

Quando ero il servitore personale di Śrīla Prabhupāda notai più volte che insisteva affinché su ogni pubblicazione fosse stampato il titolo di Ācārya-Fondatore e il suo nome completo sotto il nome dell'Associazione, l'ISKCON. A quel tempo ero molto immaturo e inesperto, e spesso mi chiedevo: "Śrīla Prabhupāda è un vaiṣṇava umile ed elevato, perché insiste tanto su questo punto?" Non gli manifestai mai apertamente la mia perplessità, ma per la sua divina grazia giunsi gradualmente a comprendere il suo scopo. La frase "Ācārya-Fondatore" non è un semplice titolo, ma un sistema trascendentale per proteggere, preservare e dare longevità a un'istituzione impegnata nella liberazione di tutte le anime condizionate del mondo in questa buia e terribile età di Kali.

Grandi vaiṣṇava come Śrī Madhvācārya e Śrī Rāmānujācārya applicarono questo metodo con successo.

Naturalmente, attuare in pieno questo metodo nell'ISKCON è cruciale affinché la profezia di Caitanya Mahāprabhu si avveri 15 con successo. Condivisi questa comprensione con alcuni dei miei confratelli più anziani e fui lieto di scoprire che Śrīla Prabhupāda aveva benedetto anche loro con la mia stessa intuizione.

Più tardi, nel 2006, il corpo del GBC formò vari comitati per pianificare e raggiungere diversi obiettivi strategici. Uno di questi si chiama Comitato per la Posizione di Śrīla Prabhupāda (Śrīla Prabhupāda Position Committee o SPPC); la sua missione è sostenere le iniziative già esistenti e svilupparne di nuove per sancire eternamente la posizione di Śrīla Prabhupāda come Ācārya-Fondatore dell'ISKCON e primo śikṣa-guru per tutti i devoti dell'ISKCON. Il presente libro è un'iniziativa di questo comitato. Sua Grazia Ravīndra Svarūpa Prabhu, indubbiamente uno dei pensatori e scrittori più brillanti dell'ISKCON, lo ha redatto e tutti i membri del GBC più altri devoti anziani lo hanno esaminato con serietà e rigore.

Si tratta di un libro interamente fondato sugli śāstra e su eventi storici. È di natura accademica e fornisce le basi per una cultura olistica dell'educazione, finalizzata a stabilire fermamente e in modo molto pratico la posizione di Śrīla Prabhupāda come Ācārya-Fondatore dell'ISKCON. È ovvio che la pura Coscienza di Krishna non si riconosce in alcuna tecnica: la sua essenza è umiltà e sottomissione assoluta. Ed è con quest'attitudine che offriamo la pubblicazione a Caitanya Mahāprabhu, a Śrīla Prabhupāda e a tutti i suoi devoti.

Tenete presente, per favore, che questo libro non è destinato ad una semplice lettura, ma ad un'applicazione pratica. Se così facciamo, la nostra relazione personale e collettiva con Śrīla Prabhupāda crescerà senza limiti e giungeremo a capire praticamente che il nostro amato Ācārya-Fondatore non è congelato nel tempo. Egli serve eternamente il fiume divino della compassione di Caitanya Mahāprabhu e del Krishna prema. Il suo cuore si scioglie e scorre senza riserve o impedimenti verso chiunque mostri anche il minimo interesse per i suoi insegnamenti e per la missione del nāma-saṅkīrtana.

Chiediamo umilmente il vostro gentile e attivo sostegno per realizzare la fase successiva del piano che Śrī Caitanya 16 Mahāprabhu ha concepito per inondare il mondo intero di Krishna prema: stabilire fermamente e concretamente Śrīla Prabhupāda come l'Ācārya-Fondatore dell'ISKCON in ogni tempo.

Vi ringrazio molto.

Vostro al servizio di Śrīla Prabhupāda,
Bhakti Charu Swami
Vrindavan, India
Novembre 2013

INTRODUZIONE

Il libro che avete in mano, o sul vostro schermo, è un frutto maturo del piano programmatico intensivo, strategico e ramificato che la Commissione del Corpo Governativo dell'ISKCON ha varato nel 2006. Questo sforzo continuativo ha riunito molti devoti in tutto il mondo e li ha impegnati nella progettazione sistematica e nello sviluppo di un futuro prospero per il Movimento di Śrīla Prabhupāda. In sostanza, aspiriamo a una presa di coscienza da parte della nostra intera organizzazione—i suoi membri, le sue unità, le sue guide spirituali e amministrative—affinché tutti operino assieme per far sì che i desideri di Śrīla Prabhupāda e Caitanya Mahāprabhu diano i loro frutti. Capivamo sin dall'inizio che l'elemento essenziale per il conseguimento di questo traguardo è, come tutti già sappiamo, "mantenere Śrīla Prabhupāda al centro."

A questo riguardo, il gruppo incaricato di questo progetto era fortemente consapevole che nel prossimo futuro l'ISKCON dovrà affrontare una sfida cruciale: l'inevitabile passaggio a quel periodo di tempo in cui tutti i devoti che hanno avuto un'esperienza diretta del suo Ācārya-Fondatore se ne saranno andati. Questa imminente transizione ha motivato ancora di più il Comitato per la Posizione di Śrīla Prabhupāda (SPPC) a fare il proprio servizio. Tutti i suoi membri hanno compreso che Śrīla Prabhupāda non dovrà essere meno presente per le generazioni future di quanto non lo è stato per la prima (in realtà, alcuni credono che potrebbe esserlo anche di più). Come agevolare e alimentare in tutti i devoti dell'ISKCON, generazione dopo generazione, una sempre maggiore consapevolezza della loro connessione profonda con il suo Ācārya-Fondatore, affinché tutti possano vederlo come una presenza reale nella loro vita? 18 Come potranno la sua missione, i suoi insegnamenti, la sua visione, la sua determinazione e la sua misericordia diventare tutt'uno con ogni cuore che batte?

In quanto membro del Comitato SPPC, mi è stato assegnato il compito di redigere un documento fondamentale per i devoti dell'ISKCON sull'importanza della posizione di Śrīla Prabhupāda come Ācārya-Fondatore.

Dopo aver accettato l'incarico, mi sono ritrovato a passare giorni e notti in una meditazione quasi ossessiva su Śrīla Prabhupāda, sulla sua vita e il suo retaggio, sul suo Movimento, su me stesso come discepolo, sui miei confratelli e le mie consorelle. Nel corso di questi giorni e queste notti, i miei stati mentali ed emotivi si sono molto amplificati, ma non mi hanno portato ad alcuna conclusione definitiva. Allora mi sono seduto e in due o tre ore ho scritto una breve esposizione—non più di tre pagine—che è sembrata scaturire più o meno da sé. Non si basava quasi per niente su una ricerca, né su nuovi ritrovamenti, erano solo mie intuizioni e "realizzazioni". L'ho rifinita come ho potuto e alla successiva buona occasione l'ho presentata agli altri membri del gruppo.

Con mio grande sollievo, la risposta è stata incredibilmente positiva e mi ha dato la sicurezza che almeno stavo andando nella direzione giusta. Questa direzione ha preso una forma concreta grazie alla seguente istruzione: "Fin qui è perfetto, ora però scrivi un commento al testo."

Devo sottolineare che l'esclamazione unanime, "Perfetto!" fu accompagnata da un seguito di pareri dettagliati. C'era chi chiedeva più chiarezza, accuratezza o conferme, chi indicava dubbi o perplessità, chi proponeva altri temi da includere o analizzare e via dicendo. Portai con me tutte le opinioni—che si sono rivelate estremamente utili—poi, dopo aver messo a punto la breve esposizione, feci quel che mi era stato chiesto e iniziai a scrivere il commento.

Il prodotto finale, ora a portata di mano, ha quindi la forma di un testo e di un commento al testo. Prima c'è il testo, poi segue un ben più lungo commento. In questa seconda parte il testo 19 principale appare nella giusta sequenza, ma è opportunamente diviso in sezioni. È stampato in neretto, mentre il suo commento è in caratteri normali.

Il testo è breve (solo 1.300 parole in cinque pagine), il commento è molto più lungo (circa 21.000 parole in 87 pagine). Inizialmente ho impiegato circa tre ore per comporre il testo, sei anni per il commento.

Il testo principale in sé è facile e adatto a un vasto pubblico; il commento è invece indicato in special modo a chi è o aspira a diventare prabhupāda-śiṣya, un vero discepolo śikṣā di Śrīla Prabhupāda. Questo dovrebbe essere il costante traguardo per ogni membro dell'ISKCON e già di per sé condurrebbe alla realizzazione del desiderio profondo di Śrī Caitanya.

Il lavoro inaspettatamente lungo e talvolta difficile sul commento mi ha donato una benedizione imprevista: ho appreso in profondità cose che avevo sempre conosciuto in modo superficiale e formale. Ho intrapreso questo lavoro sapendo che Śrīla Prabhupāda era stato un grande discepolo, ma ora ho acquisito una conoscenza più profonda e completa di quanto grande egli sia—una consapevolezza, lo confesso, in costante crescita. Ciò che ho scoperto ha notevolmente ampliato la mia comprensione dei conseguimenti ottenuti da Śrīla Prabhupāda e ha intensificato il mio amore e la mia gratitudine per lui. Il dono di questa conoscenza mi ha inoltre mostrato quanto sia doveroso da parte mia, come discepolo, far luce sulla sua grandezza grazie alla testimonianza più sincera, quella che scaturisce dall'essere un suo discepolo.

Oltretutto, ho potuto capire in modo più completo il significato straordinario della gloriosa posizione di "ĀcāryaFondatore dell'Associazione Internazionale per la Coscienza di Krishna" che egli ricopre a pieno titolo.

Mi auguro che la lettura di questo libro faccia a voi quello che scriverlo ha fatto a me.

Vorrei esprimere la mia riconoscenza a tutti coloro che mi hanno aiutato, incoraggiato, guidato, agevolato e corretto durante la stesura di questo libro. L'intera missione strategica, 20 diretta da Gopāla Baṭṭa Prabhu e dai suoi esperti collaboratori, ha creato e mantenuto le condizioni che hanno reso possibile il risultato finale. Il Comitato SPPC, attualmente presieduto da Sua Santità Bhakti Charu Swami e da Akrūra Prabhu, ha attraversato diversi cambiamenti in sette anni, ma lo scambio costante e l'incoraggiamento ricevuto da parte di tutti coloro che servono e hanno servito nel gruppo si sono dimostrati per me più preziosi di quanto io sia mai stato capace di esprimere. Lo faccio ora con gratitudine. Anche molti devoti anziani non appartenenti al gruppo SPPC hanno osservato l'andamento del lavoro. In particolare, uno speciale "Sanga di GBC, maestri spirituali e sannyāsī" convocato a Māyāpura nel febbraio del 2013, a cui parteciparono circa un centinaio di leader, ne ha esaminato la bozza e si è preso il tempo necessario per fornirmi pareri e riflessioni d'inestimabile valore. La stessa bozza è stata arricchita grazie alla partecipazione, da me richiesta con insistenza, di una ventina di devoti anziani. Da tutto ciò è scaturita la bozza finale, riveduta ancora una volta dai membri del GBC durante l'incontro di Juhu (Mumbay), nell'ottobre del 2013. Dopo avermi suggerito ancora qualche intervento migliorativo, essi hanno approvato all'unanimità la pubblicazione di quest'opera come dichiarazione ufficiale del GBC. Il mio debito verso i componenti del GBC per la loro pazienza, l'aiuto e soprattutto per le loro benedizioni, non può essere ripagato.

Desidero infine ringraziare il mio aiuto più immediato, la mia discepola Śraddhā devī dāsī, che si è occupata dell'organizzazione costante e del supporto tecnico di questo lavoro, e ha inoltre fornito, da esperta qual è, consigli e assistenza editoriale. Mia moglie, Saudāmaṇī devī dāsī, ha letto e criticato con acume la stesura del libro ed è stata il solido appoggio di sempre. Non è facile prendersi cura di me, ma lei lo ha fatto comunque.

Il vostro servitore al servizio di Śrīla Prabhupāda,
Ravīndra Svarūpa Dāsa
Philadelphia, Pennsylvania
Dicembre 2013

LA POSIZIONE DI ŚRĪLA PRABHUPĀDA- TESTO

Prabhupāda come Ācārya-Fondatore dell'ISKCON

Śrīla Prabhupāda si mostrava sempre molto attento al fatto che venisse messa in primo piano la sua posizione di ĀcāryaFondatore dell'ISKCON. Diede istruzione che in tutti i suoi libri la copertina e la pagina dei titoli riportassero il suo nome completo, "Sua Divina Grazia A.C. Bhaktivedanta Swami Prabhupāda," seguito da "Ācārya-Fondatore dell'Associazione Internazionale per la Coscienza di Krishna". Inoltre, ordinò che "Ācārya-Fondatore: A.C. Bhaktivedanta Swami Prabhupāda" comparisse subito sotto ad "Associazione Internazionale per la Coscienza di Krishna" su tutti i documenti ufficiali dell'ISKCON, la carta intestata, le pubblicazioni e le insegne. In questo modo, così come in altri modi, l'intima e speciale connessione di Śrīla Prabhupāda all'ISKCON dovrà sempre essere onorata.

Come Ācārya-Fondatore, Śrīla Prabhupāda occupa una posizione unica nell'ISKCON e occorre comprenderla in profondità. In quanto ācārya, il suo comportamento esemplare è il modello da seguire per tutti i devoti dell'ISKCON. In quanto fondatore, i suoi princìpi e criteri d'azione, come il suo spirito o "stile" personale, prendono forma e stato sociale nell'organizzazione da lui creata. Ogni singolo membro dell'ISKCON fa proprio il suo stile e lo integra nell'intimo della propria identità. Questo spirito di Śrīla Prabhupāda pervade 22 l'istituzione come l'essenza stessa della sua cultura e i suoi membri ne diventano la rappresentazione visibile nel mondo.

Noi veneriamo i numerosi grandi ācārya della nostra linea di successione e ne apprendiamo gli insegnamenti, tuttavia Śrīla Prabhupāda ha per noi una posizione unica rispetto a loro, perché è l'Ācārya-Fondatore dell'ISKCON. Nell'ISKCON Prabhupāda resta presente, generazione dopo generazione, come l'unico preminente śikṣā-guru, connaturato nella vita di ogni singolo devoto—una costante e attiva presenza interiore che guida e dirige. Egli è dunque l'anima dell'ISKCON e in quanto tale continua di fatto ad agire nel mondo finché l'ISKCON resta l'espressione coerente e lo strumento unificato della sua volontà. È in questo modo che Śrīla Prabhupāda rimane l'anima dell'ISKCON e l'ISKCON il suo corpo.

Le ragioni di Prabhupāda nel fondare l'ISKCON

Quando Śrīla Prabhupāda trasformò con successo il Movimento di Śrī Caitanya in una missione di predica internazionale, si assunse il gravoso compito di formare una nuova istituzione, l'Associazione Internazionale per la Coscienza di Krishna, con se stesso come Ācārya-Fondatore. Lo fece sulla base di una conoscenza realizzata, di cui aveva assimilato l'essenza dal proprio maestro spirituale. Purtroppo, dopo la dipartita del Guru Mahārāja di Śrīla Prabhupāda, quella conoscenza e realizzazione cessarono in gran parte di esprimersi attraverso l'istituzione da lui creata e ormai frammentatasi. Per questo motivo Prabhupāda fondò una nuova organizzazione che, nel suo insieme e nelle sue singole parti, rappresentasse e sviluppasse quella realizzazione—realizzazione che si manifesta come l'incessante e risoluto impegno a diffondere il puro amore per Dio all'umanità sofferente. L'istituzione capace di mantenere questo impegno con vigore e sinergia per un arco di tempo molto lungo doveva avere una configurazione unica. Śrīla Bhaktisiddhānta Sarasvatī Gosvāmī voleva pertanto un'organizzazione in cui la massima autorità non 23 fosse un singolo ācārya autocratico, ma un consiglio direttivo che egli chiamò "Governing Body Commission (Commissione del Corpo Governativo)". Poiché la Gauḍīya Maṭha aveva fallito nell'intento di realizzare questa struttura, Śrīla Prabhupāda disse che era diventata "inutile".

La nostra sfida principale

Tuttavia, finché Śrīla Prabhupāda era presente come il solo ācārya e dīkṣā-guru, l'intera struttura restava allo stato embrionale, un bambino nel grembo della madre, con la sua forma e le sue funzioni non ancora pienamente sviluppate. Durante la permanenza fisica di Prabhupāda, per la natura stessa della situazione, il GBC non poteva assumere il suo ruolo di "massimo organo amministrativo" e Prabhupāda era l'unico guru. Il risultato completo della sua opera doveva quindi attendere per manifestarsi.

Di conseguenza, Prabhupāda ha lasciato a noi il compito di strutturare appieno la forma e le funzioni dell'ISKCON dopo la sua dipartita, affinché esso abbia un impatto concreto sul mondo. Una sfida importante è l'integrazione del vincolo gurudiscepolo—che esige profonda lealtà e dedizione alla persona del maestro spirituale—nell'ambito di una grande associazione, che in un certo senso richiede un grado più elevato e onnicomprensivo di lealtà. Questa lealtà è la nostra comune fedeltà al nostro Ācārya-Fondatore Śrīla Prabhupāda e si dimostra praticamente attraverso la collaborazione tra i singoli membri all'interno della 24 struttura che egli ci ha lasciato in eredità affinché sia realizzato il suo desiderio più profondo.

Ci siamo resi conto che il sistema iniziale dell'"ācārya-dizona", adottato per integrare il guru in una struttura più ampia, creava in modo implicito delle aree geografiche individualmente più unite dell'ISKCON nel suo insieme. L'integrità dell'ISKCON fu quindi messa in pericolo e il sistema fu abolito. Nondimeno, dobbiamo fare ulteriori passi in avanti prima di comprendere quale organizzazione Śrīla Prabhupāda volesse.

È interessante notare come due importanti movimenti antiISKCON—che affermano spesso di essere la "vera ISKCON"— abbiano preso forma per aver rifiutato una delle componenti che formano il progetto completo di Prabhupāda: i "ritvik" vogliono eliminare i guru attuali a favore dell'autorità istituzionale del GBC, mentre i seguaci di questo o quel sannyāsī preminente vogliono eliminare l'attuale GBC e affidarsi a un solo ācārya carismatico. L'ISKCON ha bisogno di promuovere entrambe le componenti: una comune e intensa fedeltà all'ISKCON e al GBC, e il legame pieno e profondo d'insegnamento che ogni guru ha con i rispettivi discepoli nell'ambito dell'ISKCON. Dobbiamo comprendere che non c'è contraddizione né conflitto tra questi due elementi, che anzi traggono forza e sostegno l'uno dall'altro.

Un fattore cruciale nell'attuazione di questa sintesi necessaria è la conoscenza profonda della posizione di Śrīla Prabhupāda e l'applicazione pratica di questa conoscenza—sia jñāna che vijñāna. Come Ācārya-Fondatore, Śrīla Prabhupāda simboleggia—e in un certo senso è—l'unità dell'ISKCON. Per questo motivo deve diventare una presenza dominante, sentita e ineludibile nella vita di tutti i devoti, a prescindere dal servizio che essi offrono ai loro dīkṣā o śikṣā guru. I guru ancora presenti nel mondo tendono ad avere un impatto maggiore sui loro seguaci dei guru che ora sono in una forma non manifestata. Poiché la persona di Śrīla Prabhupāda non è più manifesta in mezzo a noi, quest'assenza della sua forma vapu dev'essere 25 compensata da una comprensione sempre più profonda della sua presenza vāṇi (com'egli stesso ci ha insegnato).

La presenza di Śrīla Prabhupāda deve diventare una parte così integrante del tessuto dell'ISKCON, l'essenza stessa della sua cultura, da non scemare neanche quando tutti coloro che lo hanno conosciuto personalmente lo avranno seguito fuori da questo mondo.

Conseguenze

Quando la posizione di Śrīla Prabhupāda come ĀcāryaFondatore sarà stata pienamente compresa, vi saranno molteplici conseguenze, tra cui:

Le generazioni future potranno ricevere la misericordia speciale offerta da Śrīla Prabhupāda e il sentiero del ritorno a Dio da lui aperto sarà sempre più affollato.

Prendendo pieno rifugio in Śrīla Prabhupāda come śikṣā-guru nella sua forma vāṇi, tutti gli educatori dell'ISKCON, a diversi livelli di avanzamento, potranno trasmettere in modo autentico i suoi veri insegnamenti e dare così adeguata guida, rifugio e protezione a tutti.

La presenza attiva di Śrīla Prabhupāda assicurerà unità e integrità all'ISKCON.

Gli insegnamenti dell'ISKCON resteranno gli stessi nello spazio e nel tempo.

La conoscenza realizzata di Śrīla Prabhupāda—che lo ha dotato del potere specifico di propagare la Coscienza di Krishna—non sarà solo preservata ma anche sviluppata.

I suoi libri resteranno il nostro perno centrale, perché contengono le intuizioni e le indicazioni per la crescita futura.

Gli occhi di Śrīla Prabhupāda saranno sempre la lente attraverso cui le generazioni future vedranno i nostri ācārya precedenti.

LA POSIZIONE DI ŚRĪLA PRABHUPĀDA- TESTO con COMMENT

Prabhupāda come Ācārya-Fondatore dell'ISKCON

Śrīla Prabhupāda si mostrava sempre molto attento al fatto che venisse messa in primo piano la sua posizione di ĀcāryaFondatore dell'ISKCON. Diede istruzione che in tutti i suoi libri la copertina e la pagina dei titoli riportassero il suo nome completo, "Sua Divina Grazia A.C. Bhaktivedanta Swami Prabhupāda," seguito da "Ācārya-Fondatore dell'Associazione Internazionale per la Coscienza di Krishna". Ordinò inoltre che "Ācārya-Fondatore: A.C. Bhaktivedanta Swami Prabhupāda" comparisse subito sotto ad "Associazione Internazionale per la Coscienza di Krishna" su tutti i documenti ufficiali dell'ISKCON, la carta intestata, le pubblicazioni e le insegne. In questo modo, così come in altri modi, l'intima e speciale connessione di Śrīla Prabhupāda all'ISKCON dovrà sempre essere onorata.

La grande apprensione di Śrīla Prabhupāda. Nel 1970 alcuni scritti di Śrīla Prabhupāda prodotti dall'ISKCON Press, mostravano il nome dell'autore privo dei consueti titoli onorifici e con la sua posizione nell'ISKCON definita con l'appellativo di "Ācārya" invece di "Ācārya-Fondatore". Nell'accaduto Śrīla Prabhupāda ravvisò lo sforzo combinato di minare la sua posizione.

Satsvarūpa dāsa Gosvāmī riferisce questo fatto nella Śrīla Prabhupāda-līlāmṛta (4.93):

Quando l'Iskcon Press di Boston stampò male il nome di Prabhupāda su un libro nuovo, egli rimase molto dispiaciuto.

Si trattava di un libretto su un capitolo del Secondo Canto dello Śrīmad-Bhāgavatam e la copertina riportava un semplice A.C. Bhaktivedanta; mancava il consueto "Sua Divina Grazia" e anche "Swami Prabhupāda". Il nome di Śrīla Prabhupāda era stato spogliato quasi del tutto di significato spirituale. Un'altra pubblicazione dell'ISKCON Press descriveva Prabhupāda come "ācārya" dell'ISKCON, benché egli avesse sottolineato più volte la sua posizione di ācāryafondatore. C'erano già stati molti ācārya, maestri spirituali, e molti altri ce ne sarebbero stati, ma Sua Divina Grazia A.C. Bhaktivedanta Swami Prabhupāda era l'unico ācārya-fondatore dell'Associazione Internazionale per la Coscienza di Krishna.

Le cose peggiorarono ulteriormente quando egli aprì per la prima volta il capitolo del Bhāgavatam appena stampato e la rilegatura si ruppe lasciando cadere le pagine. Prabhupāda si rabbuiò.

Brahmānanda espone il suo ricordo personale di questo episodio nella serie di video intitolata Following Śrīla Prabhupāda (luglioagosto 1970, Los Angeles):

In quel frangente si manifestò ciò che Prabhupāda considerava una svalutazione del maestro spirituale da parte dei leader, soprattutto da parte mia. Io ero il più contaminato da quella che definirei invidia del maestro spirituale. Durante la visita di Prabhupāda a Los Angeles le cose andarono male per l'ISKCON Press, della quale ero a capo. I libri erano stampati, ma il nome di Prabhupāda non era stato scritto nel modo giusto; c'era soltanto A.C. Bhaktivedanta Swami senza "Sua Divina Grazia". C'era addirittura un libretto, uno dei capitoli del Bhāgavatam, che riportava solo A.C. Bhaktivedanta—persino "Swami" era stato omesso. Presentai a Prabhupāda un libro stampato dall'ISKCON Press di Boston, ma non appena lo aprì la rilegatura si ruppe. Tutto questo accadde nel tempio dove si svolgeva la presentazione ufficiale.

Śrīla Prabhupāda sospettò che questo e altri incidenti deplorevoli fossero provocati da una "contaminazione insidiosa" proveniente dall'India (SPL 4.93-95):

Mentre le irregolarità locali gravavano pesantemente su Śrīla Prabhupāda, egli venne a conoscenza di alcune stranezze che i suoi discepoli scrivevano dall'India e restò ancora più turbato. In una delle loro lettere dicevano ai devoti americani che i confratelli di Prabhupāda in India disapprovavano che egli si facesse chiamare Prabhupāda. Secondo loro, soltanto Bhaktisiddhānta Sarasvatī poteva essere chiamato Prabhupāda . . . .

Sebbene i suoi discepoli fossero a volte impreparati, Prabhupāda sapeva che non erano maliziosi. Tuttavia, quelle lettere dall'India portavano una malattia spirituale trasmessa da molti dei confratelli di Prabhupāda ai suoi discepoli che si trovavano là. . . .

Prabhupāda era sensibile a ogni minaccia fatta all'ISKCON. . . . e ora dall'India giungevano critiche irresponsabili che indebolivano la fede di alcuni suoi discepoli. Forse questa insidiosa contaminazione che stava ora dilagando aveva fatto emergere i grossi errori dell'ISKCON Press e aveva persino causato forti dissensi a Los Angeles.

Di conseguenza, Śrīla Prabhupāda si diede da fare affinché le norme stabilite per il riconoscimento della sua posizione fossero osservate con rigore. Vediamo la sua apprensione direttamente espressa in alcune lettere:

Hai fatto molto bene ad aprire già il Centro e a registrare l'Associazione, è un buon inizio. Per quanto riguarda la registrazione, il nostro sistema è esibire il nome dell'Acarya-Fondatore Sua Divina Grazia A.C. Bhaktivedanta Swami Prabhupada su tutti i documenti, sulla carta intestata, i libri e le pubblicazioni. Vedo che sulla carta intestata della lettera di Subaladas Swami il nome c'è. Molto bene, fai così anche tu.[1] Puoi procedere quindi alla registrazione in loco della nostra Associazione facendo tutti i passi necessari. Prima che la stipula finale abbia luogo ti chiedo d'inviarmi una copia della carta costituzionale dell'Associazione affinché io possa dare la mia approvazione definitiva. Dev'esserci il mio nome come acharya-fondatore, A.C. Bhaktivedanta Swami. Devo avere la piena autorità in ogni questione.[2]

Possiamo dunque vedere quanto fortemente Śrīla Prabhupāda volesse che la sua posizione nell'ISKCON fosse indicata sempre con il titolo di Ācārya-Fondatore. In questo particolare contesto Prabhupāda ritenne il solo appellativo di "ācārya" inadeguato e persino offensivo. Egli ingiunse l'uso dell'esatta parola ibrida composta da inglese e sanscrito "Founder-Ācārya" ("ĀcāryaFondatore") ed è proprio questo titolo che comunica il legame eccezionalmente intimo tra Śrīla Prabhupāda e l'ISKCON.

Come Ācārya-Fondatore, Śrīla Prabhupāda occupa una posizione unica nell'ISKCON e occorre comprenderla in profondità. In quanto ācārya, il suo comportamento esemplare è il modello da seguire per tutti i devoti dell'ISKCON. In quanto fondatore, i suoi princìpi e criteri d'azione, come il suo spirito o "stile" personale, prendono forma e stato sociale nell'organizzazione da lui creata. Ogni singolo membro dell'ISKCON fa proprio il suo stile e lo integra nell'intimo della propria identità. Questo spirito di Śrīla Prabhupāda pervade l'istituzione come l'essenza stessa della sua cultura e i suoi membri ne diventano la rappresentazione visibile nel mondo.

Un Ācārya, o come lo definiva Śrīla Prabhupāda, "un professore trascendentale di scienza spirituale"[3] non appartiene alla stessa razza del moderno accademico. Il professore trascendentale, infatti, si fa carico dei propri discepoli e dopo averli iniziati agli studi sacri, li educa scrupolosamente nella scienza vedica addestrandoli secondo le norme e le discipline prescritte.

Ācārya deriva da ācāra, termine che indica le norme scitturali di comportamento e la condotta stessa del praticante. Un ācārya insegna questa condotta non solo con i precetti, ma con l'esempio personale: l'ācārya è esemplare. Prabhupāda scrive: "L'ācārya è un insegnante ideale che conosce il significato delle Scritture rivelate, si comporta esattamente secondo le loro ingiunzioni ed educa i propri allievi a seguire gli stessi princìpi."[4] Il suo insegnamento va oltre il sapere teoretico e include la formazione del carattere dell'allievo sulla base del modello ideale che viene posto davanti a lui nella persona dell'ācārya.

L'ācārya deve restare fedele agli ācārya precedenti: "Non si può essere un ācārya (maestro spirituale) se non si è situati fermamente nella linea di successione degli ācārya. Chi vuole seriamente progredire nel servizio di devozione deve desiderare soltanto la soddisfazione degli ācārya precedenti."[5] L'ācārya deve saper mantenere questa fedeltà profonda e nel contempo essere abbastanza flessibile da elaborare con abilità istruzioni efficaci per comunità eterogenee di studenti. "Ogni ācārya ha un metodo specifico di diffusione del proprio Movimento spirituale," scrive Prabhupāda. "Un ācārya deve escogitare il modo per far sì che le persone vengano alla Coscienza di Krishna."[6] Alla luce della propria esperienza, egli osserva:

L'insegnante (ācārya) deve prendere in considerazione il momento storico, i candidati e il Paese in cui opera. Non deve cadere nel niyamāgraha, o cercare di compiere l'impossibile. Ciò che è possibile in un Paese può non esserlo in un altro. Il dovere dell'ācārya è accettare l'essenza del servizio devozionale. Possono essere fatti piccoli cambiamenti qua e là nello spirito dello yuktavairāgya (rinuncia perfetta).[7]

La capacità di mantenersi rigorosamente fedeli alla tradizione ed essere allo stesso tempo esperti nell'adattare la tradizione a popolazioni e situazioni diverse, spiega Prabhupāda, è il sintomo della conoscenza realizzata:

Realizzazione personale non significa tentare con presunzione di esibire la propria conoscenza scavalcando gli ācārya precedenti. Bisogna avere piena fiducia in loro e nello stesso tempo assimilare l'argomento così bene da poterlo presentare nel modo più opportuno secondo le particolari circostanze. Il senso originale del testo dev'essere preservato, non bisogna estrapolarne significati oscuri; nondimeno, lo si deve presentare in modo che risulti interessante e comprensibile a chi ascolta. Questa si chiama realizzazione."[8]

La realizzazione conferisce all'ācārya "gli strumenti specifici per diffondere il suo Movimento spirituale."

Un ācārya ha dunque padronanza dei mezzi necessari per avvicinare a sé gli allievi ricettivi (upanīti) e ispirarli, infondere in loro il proprio stato d'animo e potenziarli con la propria conoscenza e realizzazione. Essi diventano così i suoi rappresentanti personali, cioè coloro che nel significato più letterale del termine ri-presentano— presentano di nuovo—l'ācārya agli altri.

"Ācārya-Fondatore" è la parola composta scelta da Śrīla Prabhupāda per designare la sua posizione rispetto all'ISKCON. Abbiamo visto che a questo riguardo Prabhupāda giudicò il solo titolo di "Ācārya" inadeguato e persino offensivo. Sappiamo, tuttavia, che nella tradizione si usa la parola "ācārya" per onorare ogni guida illustre di un'istituzione spirituale. Dobbiamo quindi concludere che portare il titolo di "Ācārya-Fondatore" significa aver ricevuto un incarico ancor più oneroso, un mandato che merita un riconoscimento specifico. Śrīla Prabhupāda è il primo ācārya della nostra linea ad avere assunto (e soprattutto ad avere insistito per assumere) questo titolo formale. Ci si aspetterebbe che Śrīla Bhaktisiddhānta Sarasvatī Ṭhākura fosse conosciuto con lo stesso titolo, invece non esiste alcuna prova documentata di questa prassi.

Un'analisi del periodico della Gauḍīya Maṭha in lingua inglese The Harmonist[9] rivela che durante i primi anni Bhaktisiddhānta Sarasvatī Ṭhākura era riconosciuto con due titoli distinti. Da un lato era il "Presidente della Śrī Viśva-Vaiṣṇava-rāja Sabhā" e dall'altro era "l'Ācārya," titolo usato da solo o in relazione a una collettività, come l'Ācārya "della comunità Gauḍīya," "della comunità Madhva-Gauḍīya," "dei Gauḍīya Vaiṣṇava," e così via. Talvolta i due titoli sono congiunti pur essendo distinti, come vediamo in questi esempi: "l'Acharyya (Messia) del nostro tempo che ora è il presidente della storica Viswa Vaishnava Raj Sabha" (Harm. 28.2:58).[10] Strettamente integrata con la Viśva-Vaiṣṇavarāja Sabhā, ufficialmente rigenerata (che operava sotto una commissione di tre principali discepoli), c'era la confederazione di templi in costante espansione—centri monastici di formazione, insegnamento e predica—che nell'insieme fu denominata "la Gauḍīya Maṭha" e sempre più spesso "la Gauḍīya Mission."[11] Nel contempo, gli appellativi di "Ācārya" e "Presidente" si fusero in una forma unita da un trattino che gradualmente diventò il titolo usuale per Bhaktisiddhānta Sarasvatī Ṭhākura: "ĀcāryaPresidente." Questo titolo composto è usato sia in relazione alla "Viśva-Vaiṣṇava-Rāja Sabhā" che alla "Gauḍīya Maṭha" (chiamata anche "Missione Gauḍīya" e "la Missione"). Inoltre, il titolo di "Ācārya-Presidente" come quello di "Ācārya", appaiono di frequente come designazioni a sé stanti per Bhaktisiddhānta Sarasvatī Ṭhākura.[12]

Anche se non troviamo "Ācārya-Fondatore" tra i titoli di Bhaktisiddhānta Sarasvatī Ṭhākura, è rilevante che questa particolare onorificenza si trovi nella più importante opera in lingua inglese della Gauḍīya Maṭha: Sri Krishna Chaitanya, di Niśikānta Sānyāl.

Abbiamo già visto che nel 1927 il Sajjana-toṣaṇī fu trasformato nel periodico di lingua inglese The Harmonist allo scopo di portare la coscienza di Kṛṣṇa fuori dai confini dell'India—fase preparatoria ad un'eventuale spedizione di "predicatori della Missione" verso lidi stranieri nel 1933—"La più gloriosa," annota Bhakti Vikāśa Swami, "di tutte le attività della Gauḍīya Maṭha fino a quel momento" (SBV 1:108). Prima d'inviare predicatori in Occidente, bisognava armarli con un'opera scritta che potessero utilizzare per trasmettere "il messaggio della Missione" in modo abbastanza profondo, completo e ricercato da attrarre le persone colte delle nazioni sviluppate. Quest'opera era Sri Krishna Chaitanya.[13] Il suo autore, Niśikānta Sānyāl, Professore di Storia al Ravenshaw College di Cuttack, fu iniziato col nome di Nārāyaṇa Dāsa da Śrīla Bhaktisiddhānta Sarasvatī Ṭhākura, che gli conferì anche il titolo di Bhakti Sudhākara. Guru e discepolo erano soliti lavorare in stretta collaborazione su progetti letterari in lingua inglese, e quest'opera non fece eccezione.[14] Bhakti Vikāśa Swami racconta che Bhaktisiddhānta Sarasvatī Ṭhākura si fermò nella località di Ootacamund sulle colline Nilgiri per due mesi, nell'estate del 1932, per concentrarsi sulla revisione del Sri Krishna Chaitanya (SBV 1:243). Sembra che i predicatori non poterono imbarcarsi nella loro missione in Occidente finché non ebbero il libro in mano (SBV 2:27):

With Professor Sanyal's English Sree Krishna Chaitanya published on Gaura-pūrṇimā 1933, Śrīla Bhaktisiddhānta Sarasvatī adjudged that the time had come for propagating Mahāprabhu's message in Europe. And on 10 April his dream finally came true when Śrīmad Bhakti Pradīpa Tirtha Mahārāja, Śrīmad Bhakti Hṛdaya Bon Mahārāja, and Saṁvidānanda Prabhu set off by ship from Bombay for London.

Thirty-five years later, on March 14, 1967, Śrīla Prabhupāda wrote from San Francisco to Brahmānanda Dāsa in New York to proffer his own endorsement of the work:

Con la pubblicazione in inglese dell'opera Sri Krishna Chaitanya del Professor Sanyal a Gaura-pūrṇimā del 1933, Śrīla Bhaktisiddhānta Sarasvatī ritenne che fosse giunto il momento di propagare il messaggio di Mahāprabhu in Europa. Il 10 aprile il suo sogno finalmente si avverò quando Śrīmad Bhakti Pradīpa Tirtha Mahārāja, Śrīmad Bhakti Hṛdaya Bon Mahārāja e Saṁvidānanda Prabhu s'imbarcarono su una nave a Bombay alla volta di Londra.

Trentacinque anni dopo, il 14 marzo del 1967, Śrīla Prabhupāda scrisse da San Francisco a Brahmānanda Dāsa(670314 - Lettera a Brahmananda scritta da San Francisco), che si trovava a New York, esprimendo la sua approvazione:

Sono contento di sapere che Donald ha acquistato il libro Krishna Caitanya del Prof. Sanyal. Il fu Prof. N. K. Sanyal era il mio confratello e il suo libro è autorizzato e autorevole. Conservalo con cura così potremo estrarne alcuni articoli da pubblicare sul Back to Godhead. Ci sarà di grande aiuto perché il mio Maestro Spirituale ha legittimato questo libro. Per favore, tienilo con cura e al mio ritorno me ne occuperò.

È nelle pagine dell'opera Sri Krishna Chaitanya che il titolo ibrido sanscrito-inglese "Founder-Ācārya" viene introdotto in modo rilevante, apparendo dapprima nel sommario:

capitolo vii—Gli acharya-fondatori
I sistemi di Sri Vishnuswami, Sri Nimbaditya, Sri Ramanuja e Sri Madhva segnano la rinascita di un Vaishnavismo di cui si hanno testimonianze prestoriche. Essi personificano l'adorazione reverenziale di Vishnu. Il loro valore secondario consiste nell'essere una protesta intransigente contro le opinioni delle credenze speculative, ma la loro sintesi spirituale, anche se fondata, è incompleta.

L'autore espone un'ampia panoramica della nascita e del declino della spiritualità umana che giunge a focalizzarsi sulle quattro storiche Vaiṣṇava sampradāya. Il Signore stesso inizia queste sampradāya ispirando coloro che il Professor Sānyāl definisce "i maestri originali pre-storici." Egli spiega:

Le quattro comunità (sampradaya) dell'Era del Ferro sono collegate con i tempi più remoti grazie al loro riconoscimento dell'ulteriore autorità degli eterni e antichi maestri, ossia Lakshmi, Brahma, Rudra e i quattro Sana (chatuhsanah) rispettivamente. I quattro Acharya-Fondatori di queste comunità dichiararono di predicare il messaggio di quegli originali maestri della religione.

Troviamo, poi, che ogni sampradāya ha un paio di membri che si distinguono da tutti gli altri per la loro estesa influenza formativa sui loro successori. La prima personalità in ogni paio è uno degli "eterni antichi maestri" che diventa l'"originale pre-storico maestro" della sampradāya; il secondo è l'"ĀcāryaFondatore," una guida emblematica che ravviva e riforma la comunità nel Kali-yuga, dotandola di una distintiva forma di pensiero e azione.[15] Il titolo "Ācārya-Fondatore," così com'è usato da Niśikānta Sānyāl, è limitato a quei quattro eminenti personaggi storici, a cui altrimenti ci si riferisce di solito come "gli ācāryasampradāya."[16] "Ācārya-Fondatore" era la loro designazione In this light, it is understandable that Śrīla Bhaktisiddhānta Sarasvatī Ṭhākura did not bear that title himself. Consequently, it is striking to find in the pages of The Harmonist the words "founder Acharyya" introduced, in an unobtrusive yet confident manner, to refer to the President of the Gauḍīya Maṭha institution himself. The phrase, so used, is introduced in an important article, titled "The Gaudiya Math," that saw print in three installments starting with the October 1930 issue of The Harmonist.[17] La sua pubblicazione coincise pertanto con la festa inaugurale, a novembre, dello sfarzoso tempio chiamato "Śrī Gauḍīya Maṭha", appena completato in Bāg-bazar, a Calcutta. L'istituzione, nel suo nuovo manifesto splendore, è ciò a cui si riferisce il titolo dell'articolo. La prima parte del "La Gaudiya Math" costituisce l'articolo principale del numero di ottobre e la prima pagina mostra una fotografia del celebrato Jagabandhu Bhakti Rañjana,[18] che finanziò e diresse la costruzione del tempio. L'articolo del The Harmonist non è firmato, una pratica che dava a questi scritti un forte imprimatur editoriale (se non la diretta paternità).[19] Mentre celebra il grande passo della Missione verso la predica mondiale, The Harmonist coglie l'occasione per spiegare a fondo la struttura e la funzione spirituale (in un certo senso anche esoterica) dell'organizzazione in crescita. "La Gaudiya Math" offre un saggio conclusivo dell'ecclesiologia della Gauḍīya Vaiṣṇava.[20]

L'articolo presuppone una metafora dominante[21] usata dai membri della comunità per comprendere la forma e le attività della loro istituzione, la Gauḍīya Maṭha: quella di un albero che cresce robusto e forte con le estremità in fiore e i rami che si estendono a coprire il mondo. Naturalmente, questa metafora è tratta dal nono capitolo della Śrī Caitanya-caritāmṛta, Ādilīlā, "L'albero-dei-desideri del servizio devozionale", in cui Mahāprabhu è raffigurato come il giardiniere che porta sulla Terra questo albero-dei-desideri, il bhakti-kalpa-taru, ne pianta il seme sul terreno di Navadvipa e cura l'arbusto che cresce per poi donare a tutti e in ogni luogo il suo frutto, Kṛṣṇa-prema. Mahāprabhu non è solo il giardinere, ma anche l'albero in sé (kṛṣṇa-premāmara-taruḥ svayam), Colui che gode dei frutti e li distribuisce.

The L'istituzione della Gauḍīya Maṭha è una manifestazione di quest'albero. Nella comprensione dei suoi membri, il suo seme fu piantato e irrorato a Navadvīpa, proprio dove nacque Mahāprabhu, dal Suo agente Śrīla Bhaktisiddhānta Sarasvatī Ṭhākura, che si ritirò in quel luogo sacro dal 1905 al 1914 per cantare 192 giri di japa al giorno e così tenere fede al voto di recitare un miliardo di nomi. Egli eseguì la maggior parte di questo yajña in una casetta che aveva fatto costruire sulla proprietà dove poi, il 27 marzo del 1918, avrebbe abbracciato l'ordine del sannyāsa. "Il giorno stesso in cui accettò il sannyāsa," scrive Bhakti Vikāśa Swami, "Śrīla Bhaktisiddhānta Sarasvatī stabilì anche la Śrī Caitanya Maṭha a Māyāpur, eloquente servizio alle divinità di Śrī Śrī Gāndharvikā-Giridhārī e alla divinità di Śrī Caitanya, di fronte alle Quali aveva fatto il voto di cantare un miliardo di nomi."[22] L'albero della Missione Gauḍīya aveva dunque messo radici nel sacro suolo e presto iniziò a crescere e a espandere i propri rami, soprattutto nella forma della Śrī Gauḍīya Maṭha, fondata nel 1920 da Bhaktisiddhānta Sarasvatī Ṭhākura al numero 1 di Ultadingi Junction Road, a Calcutta.[23]

Quest'immagine dell'istituzione viene presentata nel primo numero del The Harmonist (giugno 1927). Aprendosi con uno stile retorico fiorito che enfatizza lo spirito di crescita dinamica, l'articolo "La Gaudiya Math: il Suo Messaggio e le Sue Attività" descrive la Gauḍīya Maṭha con l'immagine dell'albero radicato a Māyāpura ("luogo dell'avvento" di Mahāprabhu), con un ramo a Calcutta e gli altri rami che si estendono in tutta l'India:

Per la grazia del Signore dei Gaudiya oggi il messaggio della Gaudiya Math non è più sconosciuto a nessuno in tutta Gauda Desh. Non solo a Gauda Desh, ma anche a Naimisharanya, Ayodhya, Prayag, Kasi, Sri Brindaban e Mathura da una parte, e a Dakshinatya [India meridionale] e in tutti i territori dell'Orissa dall'altra, è stato annunciato il messaggio della Gaudiya Math, ramo principale della Sri Chaitanya Math, che è la radice piantata nel luogo dell'Avvento di Sriman Mahaprabhu—Sri Mayapur Nabadvipa Dhama. Il messaggio della Gaudiya Math è andato al di là di Gaudamandala, Kshetramandala e Brajamandala.

Nell'ottobre del 1930, all'apertura della Gauḍīya Maṭha trasferita nella sede di Bāg-bazar—appositamente costruita per fungere da quartier generale della propagazione mondiale del gauravānī[24] —The Harmonist di quel mese esordì con una spiegazione del profondo significato dell'evento (Harm. 28.5:129):

La Gaudiya Math è la rappresentazione del servizio più elevato a Sri Sri Radha-Govinda reso manifesto nel moderno ambiente urbano per la Grazia dell'Acharyya

. . . È l'emblema del servizio ideale di un singolo individuo che non appartiene a nessuna epoca e neppure a questo mondo. Per il suo desiderio autosufficiente, l'ideale del servizio a Sri Sri Radha-Govinda si è manifestato nella città più affollata di questo Paese sotto forma di un'istituzione che ha lo scopo di mettere in pratica e diffondere il più perfetto servizio al Signore Supremo.

Questa istituzione . . . deve la propria esistenza, sia per l'iniziativa in sé sia per la crescita, a Sua Divina Grazia Paramhansa Srila Bhaktishiddanta Saraswati Goswami Maharaj . . . .

La Gauḍīya Maṭha è quindi apparsa ed è fiorita per la grazia dell'Ācārya. Ecco la sua provenienza (Harm. 28.5:130):

La Gaudiya Math [a Calcutta] è il ramo principale della Sri Chaitanya Math di Sridham Mayapur. La distinzione tra la Gaudiya Math e la Sri Chaitanya Math è del tutto analoga a quella tra una candela accesa da un'altra candela. La Gaudiya Math è l'espansione visibile della Chaitanya Math nel cuore del mondo. Anche quando si manifesta agli occhi della gente di questo pianeta, la Sri Chaitanya Math riveste eternamente il ruolo di fonte originale nell'atmosfera trascendentale dell'eterna Dimora della Divinità. Le attività della Gaudiya Math e delle altre Math sorelle sono essenzialmente identiche a quelle della Sri Chaitanya Math e sono categoricamente differenti dalle attività ordinarie di questo mondo.

Qui l'uso dell'analogia della candela è significativo. Presa dalla Śrī Brahma-saṁhitā 4.46, dove spiega la relazione tra Śrī Kṛṣṇa e le Sue espansioni, l'analogia implica che l'istituzione in sé è trascendentale e possiede la stessa natura del Signore, le cui espansioni e sub-espansioni multiple non sono differenti da Lui. Se ne deduce che la Gauḍīya Maṭha e i suoi rami, le altre Maṭha, sono spiritualmente identiche alla madre-Maṭha di Māyāpura e lo sono anche tra di loro.

E ora (Harm. 28.5:131):

La Gaudiya Math è identica anche al suo Acharyya fondatore. I componenti, i seguaci e la dimora di Sua Divina Grazia sono le sue membra. Nessuno di loro pretende di essere qualcos'altro se non una parte subordinata di questo singolo individuo. Questa sottomissione incondizionata, immotivata e spontanea alla Guida, non è soltanto compatibile con la più completa libertà d'iniziativa delle parti subordinate, ma ne è il presupposto assolutamente indispensabile.

In tutto l'articolo Bhaktisiddhānta Sarasvatī Ṭhākura viene indicato come "l'Acharyya," ma in questo punto specifico, che espone la natura della sua relazione spirituale con l'istituzione (ugualmente spirituale), egli viene esplicitamente designato come "l'Acharyya fondatore." È soltanto lui "la Guida" a cui l'istituzione, comprensiva di tutte le risorse umane e materiali consacrate al suo servizio, "deve la propria esistenza sia per le iniziative che per la crescita." Dati questi presupposti, l'istituzione non è diversa dal suo ācārya-fondatore.

Nella seconda parte, l'articolo "La Gaudiya Math" riprende l'esposizione teologica della struttura e della funzione dell'istituzione (Harm. 28.6:165):

Tutta l'attività della Gaudiya Math emana da Sua Divina Grazia Paramahansa Srila Bhakti Siddhanta Saraswati Goswami Maharaj, il successore spirituale di Sri Rupa Goswami, che fu in origine autorizzato da Sri Caitanyadeva a spiegare il metodo dell'amorosa devozione spirituale a beneficio di tutte le anime. L'esistenza di tutta l'attività della Gaudiya Math dipende dall'iniziativa dell'Acharya. La Sri Chaitanya Math di Sridham Mayapur è la fonte della Gaudiya Math. L'Acharya vive eternamente insieme al Signore Supremo, Sri Krishna Chaitanya, nella Sua Dimora trascendentale di Sridham Mayapur, l'Isola Bianca delle Scritture. Da quel luogo l'Acharya manifesta il suo avvento sul piano mondano per la liberazione delle anime dalla morsa dell'energia d'illusione benedicendole con la devozione amorosa verso i Piedi di Sri Sri Radha-Govinda. I rami della Sri Chaitanya Math sono le estensioni del centro da cui emana la grazia destinata al bene di tutte le anime del mondo. Riconoscere la connessione con Sridham Mayapur è vitale per comprendere la vera natura della Gaudiya Math e la grazia dell'Acarya.[25]

È degno di nota il fatto che per la seconda volta compare nelle pagine del The Harmonist il titolo di ācārya-fondatore in riferimento a Bhaktisiddhānta Sarasvatī Ṭhākura. Nel numero del 24 dicembre 1936 (Harm. 33.4:90-96) un articolo intitolato "La Gaudiya Math"—questa volta esplicitamente attribuito al "Prof. Nisi Kanta Sanyal M.A."—contiene queste parole: "La Gaudiya Math è lo strumento e la controparte di Sua Divina Grazia Paramahansa Paribrajakacharyya Sri Srimad Bhakti Siddhanta Saraswati Goswami Maharaj. Vive, agisce e ha la sua ragion d'essere nell'Acharyya-Fondatore."[26] Una settimana dopo, la pubblicazione di queste parole, Bhaktisiddhānta Sarasvatī Ṭhākura lasciò questo mondo.

In sintesi, vediamo che l'esatto termine scritto "AcharyaFondatore" appare in Sri Krishna Chaitanya per designare quattro maestri, che dopo aver ereditato il sapere antico e primordiale impartito da Dio stesso, hanno saputo farlo rinascere e lo hanno rivisitato affinché fosse insegnato durevolmente, senza modifiche o riduzioni, nel contesto degradato e degradante del Kali-yuga. Infondendo nei loro insegnamenti la propria conoscenza realizzata, essi hanno dotato le generazioni future di un modello sistematico di pensiero, sentimento e azione, così come di un preciso potere salvifico.[27] Il magnifico tempio di Calcutta fu inaugurato mentre il Professor Sānyāl stava lavorando alla pubblicazione del Sri Krishna Chaitanya. Il tempio, come il libro, fu visto come un elemento della massima importanza per la missione internazionale di predica. Come parte delle pratiche inaugurali, The Harmonist conteneva un'autorevole esposizione ecclesiologica dell'istituzione di Śrīla Bhaktisiddhānta Sarasvatī Ṭhākura. È significativo che in quest'occasione l'autore del Sri Krishna Chaitanya fece uso del titolo "Acharyya fondatore" per qualificare Śrīla Bhaktisiddhānta Sarasvatī Ṭhākura. Alla luce del loro stretto rapporto di cooperazione, è evidente che il discepolo non avrebbe fatto un passo così significativo senza il consenso del suo maestro spirituale e Caporedattore.

Le analogie tra "i quattro Acharya-Fondatori del'Era del Ferro," e gli ācārya della Gauḍīya Mission sono chiare nonostante le ovvie diversità. Nel caso dei quattro ācārya sampradāya, le rivelazioni divine iniziali si verificarono in tempi molto remoti, mentre nel caso della Gauḍīya-sampradāya, la trasmissione divina da parte di Śrī Caitanya ebbe luogo in tempi relativamente recenti. Tuttavia, i "maestri originali pre-storici" che furono graziati dalla diretta illuminazione del Signore, hanno il loro equivalente Gauḍīya (principalmente) nei Sei Gosvāmī. Il parallelo tra l'illuminazione dei ṣaḍ-gosvāmī da parte di Śrī Caitanya e quella del caturmukha Brahmā da parte di Śrī Kṛṣṇa apparve chiaro a Śrīla Kṛṣṇadāsa Kavirāja Gosvāmī:

Prima che la manifestazione cosmica fosse creata, il Signore illuminò il cuore di Brahmā con i dettagli della creazione e manifestò la conoscenza vedica. In modo analogo, il Signore, ansioso di far rivivere i passatempi di Kṛṣṇa a Vṛndāvana, infuse potenza spirituale nel cuore di Rūpa Gosvāmī [nija-śakti]. Grazie a questa potenza, Śrīla Rūpa Gosvāmī poté rivelare le attività di Kṛṣṇa a Vṛndāvana, ormai perse nel tempo. Fu così che divulgò la Coscienza di Krsna nel mondo intero. (CC Madhya 19.1)

Bhaktisiddhānta Sarasvatī Ṭhākura stesso ha agito in modo analogo ai quattro Ācārya-Fondatori riportando in vita e riformando una tradizione indebolita, e dando origine a un'associazione che, modellata e pervasa dal suo stesso spirito, incarnasse l'insaziabile aspirazione del suo fondatore nel soddisfare i desideri di misericordia del Signore. I quattro ācārya-sampradāya contrastarono con forza il monismo impersonale, ristabilirono il vero siddhānta teistico dei Veda e diffusero con vigore quel siddhānta in tutta l'India. Altrettanto ha fatto Bhaktisiddhānta Sarasvatī Ṭhākura, ma non solo, egli ha concentrato le sue risorse per andare ancora più lontano e diffondere da un capo all'altro del pianeta l'acintya-bhedābhedatattva—la sintesi conclusiva degli insegnamenti dei quattro ācārya-sampradāya.

Purtroppo, in seguito alla perdita della presenza fisica di Śrīla Bhaktisiddhānta Sarasvatī Ṭhākura, la sua istituzione soffrì della perdita, immensamente più grande, della sua presenza spirituale. Il risultato fu che la Missione Gauḍīya divenne priva del potere di essere "un'estensione del centro di diffusione della grazia per il bene delle anime in ogni parte del mondo."

Di conseguenza, per poter eseguire l'ordine del suo maestro, per poter continuare la sua missione nel ruolo di chi mette in atto il suo desiderio e soddisfa la sua aspirazione, il servitore di Śrīla Bhaktisiddhānta Sarasvatī Ṭhākura è diventato l'ĀcāryaFondatore dell'Associazione Internazionale per la Coscienza di Krishna. Egli resterà sempre una presenza attiva tra noi, generazione dopo generazione, finché noi rimaniamo i suoi fedeli servitori in ogni condizione, come lui stesso ci ha mostrato col suo fulgido esempio.

Noi veneriamo i numerosi grandi ācārya nella nostra linea di successione e ne apprendiamo gli insegnamenti, tuttavia Śrīla Prabhupāda ha per noi una posizione unica rispetto a loro, perché è l'Ācārya-Fondatore dell'ISKCON. Nell'ISKCON Prabhupāda rimane presente, generazione dopo generazione, come l'unico preminente śikṣā-guru, connaturato nella vita di ogni singolo devoto dell'ISKCON—una costante e attiva presenza interiore che guida e dirige. Egli è dunque l'anima dell'ISKCON e in quanto tale continua di fatto ad agire nel mondo finché l'ISKCON resta l'espressione coerente e lo strumento unificato della sua volontà. È in questo modo che Śrīla Prabhupāda rimane l'anima dell'ISKCON e l'ISKCON il suo corpo.

Śrīla Prabhupāda rimane presente. Mentre Śrīla Prabhupāda era tra noi, ci ha benedetto con istruzioni chiare su come restare connessi a lui durante la sua futura assenza fisica. Troviamo queste istruzioni espresse in modo esaustivo nel Quarto Canto dello Śrīmad-Bhāgavatam, in cui Prabhupāda commenta la reazione della regina Vaidarbhī alla morte di suo marito, il re, evento narrato da Nārada nell'ambito dell'allegoria del re Purañjana. Prabhupāda spiega:

Metaforicamente, la regina è considerata la discepola del re, pertanto quando il corpo mortale del maestro spirituale spira, i discepoli dovrebbero piangere proprio come fa la regina quando il re lascia il corpo. Tuttavia, il discepolo e il maestro spirituale non sono mai separati, perché il maestro spirituale è sempre in compagnia del discepolo finché quest'ultimo segue con rigore le sue istruzioni. Questa presenza si chiama vāṇī [parole], mentre la presenza fisica si chiama vapuḥ [corpo]. Fintanto che il maestro spirituale è fisicamente presente, il discepolo deve servire il suo corpo; quando il maestro spirituale non ha più un'esistenza fisica il discepolo deve servire le sue istruzioni .[28]

La regina è pronta a immolarsi sulla pira del marito. La sua intenzione, spiega Prabhupāda, rappresenta la determinazione del discepolo di eseguire fedelmente l'ordine del maestro spirituale. In quel momento compare un saggio brāhmaṇa—nel ruolo di "un vecchio amico" della regina—e inizia a consolarla e a guidarla. Allegoricamente, spiega Prabhupāda, il brāhmaṇa rappresenta l'Anima Suprema. Prabhupāda continua:

Quando si diventa seri nel servire la missione del maestro spirituale, la propria determinazione equivale a vedere Dio, la Persona Suprema. Come spiegato in precedenza, ciò significa incontrare Dio nell'istruzione del maestro spirituale e tecnicamente si chiama vāṇī-sevā. Nel suo commento al verso vyavasāyātmikā buddhir ekeha kurunandana (BG 2.41) della Bhagavad-gītā, Śrīla Viśvanātha Cakravartī Ṭhākura afferma che bisogna servire le parole del maestro spirituale. Il discepolo si deve attenere a ogni suo ordine e se lo fa vede Dio, la Persona Suprema . . . . In conclusione, se un discepolo è serio nel compiere la missione del maestro spirituale, ottiene subito la compagnia di Dio, la Persona Suprema, grazie a vāṇī o a vapuḥ. Se si vuole avere successo nel vedere Dio, questo è l'unico segreto.[29]

Commentando il verso successivo, Śrīla Prabhupāda chiarisce ulteriormente la relazione inviolabile tra il fedele seguace e il maestro spirituale:

Chi è puro e sincero ottiene l'opportunità di consultarsi con Dio, la Persona Suprema, nel Suo aspetto Paramātmā situato all'interno del cuore. Il Paramātmā è sempre il caitya-guru, il maestro spirituale interiore, e Si presenta all'esterno nella forma del maestro spirituale istruttore e iniziatore. Il Signore può risiedere nel cuore e può anche presentarSi davanti a qualcuno per dargli delle istruzioni. Il maestro spirituale non è dunque diverso dall'Anima Suprema nel cuore . . . . Quando il brāhmaṇa chiese alla donna chi fosse l'uomo steso a terra, ella rispose che era il suo maestro spirituale e che non sapeva cosa fare senza di lui. È in questo momento preciso che l'Anima Suprema appare, posto che il devoto abbia il cuore purificato per aver seguito le istruzioni del maestro spirituale. Un devoto sincero che esegue gli ordini del maestro spirituale ottiene sicuramente istruzioni dirette dall'Anima Suprema nel cuore, pertanto è sempre aiutato direttamente o indirettamente dal maestro spirituale e dall'Anima Suprema.

Prendiamo attentamente nota del fatto che la presenza di Śrīla Prabhupāda nell'ISKCON dipende da una cosa sola: la dedizione dei suoi fedeli alla sua missione. Śrīla Prabhupāda ci ha rivelato qui il "segreto del successo"; noi dovremmo accettare questo dono e farne tesoro.

L'anima dell'ISKCON. In una lezione sul primo verso dello Śrīmad-Bhāgavatam tenuta a Caracas il 21 febbraio del 1975, Śrīla Prabhupāda usò un esempio significativo. Non era il punto più importante del suo discorso, ma solo un esempio, eppure cattura la nostra attenzione:

Qui è affermato che l'origine è la vita, perché si legge: yato 'nvayād itarataś ca artheṣu abhijñaḥ svarāṭ. [Egli è direttamente e indirettamente cosciente di tutte le manifestazioni, ed è indipendente]. Se io sono considerato all'origine di questo Movimento per la Coscienza di Kṛṣṇa, significa che conosco direttamente e indirettamente tutto il Movimento. Se non sapessi direttamente e indirettamente tutto del Movimento, non potrei essere chiamato ācārya-fondatore. Nel momento stesso in cui l'origine conosce, è viva. La materia inerte non può conoscere. (750221 - Lecture SB 01.01.01 - Caracas)

Come Śrīla Prabhupāda è l'anima dell'ISKCON, così l'ISKCON è il suo corpo.[30] E poiché l'unione è spirituale, il corpo non è differente da chi lo ha assunto. Nello stesso contesto, il principio (come già sottolineato in precedenza) era stato esposto nel The Harmonist:

La Gaudiya Math è identica al suo Acharyya fondatore. I componenti, i seguaci e la dimora di Sua Divina Grazia sono le sue membra. Nessuno di loro pretende di essere qualcos'altro se non una parte subordinata di questo singolo individuo.

Circa quattro decenni più tardi troviamo Śrīla Prabhupāda che trasmette lo stesso principio in una lettera a Rāyarāma (VB: Corrispondenza: 11 gennaio 1968):

Tu hai giustamente detto che io sono la tua vita. Ciò significa che tu sei il mio corpo, e la vita e il corpo non possono essere separati, perché sul piano spirituale non esiste questa distinzione. Sul piano materiale a volte la vita è separata dal corpo, ma nell'Assoluto non succede.

Animata dallo spirito del suo Ācārya-Fondatore, l'ISKCON è la personificazione in questo mondo della potenza spirituale di Śrī Caitanya. Come entità nata da Śrīla Prabhupāda, l'ISKCON stessa diventa un organismo vitale duraturo e come tale abbraccia e include la diversità dei suoi singoli elementi—i suoi membri e sottogruppi—in un'unione trascendentale, nella quale ognuno degli elementi racchiude l'unità concentrata del tutto, mentre il tutto unificato valorizza l'individualità distinta di ciascuna delle sue parti. In questo modo l'ISKCON è l'esempio del sommo principio divino realizzato nella tradizione Vaiṣṇava: "l'unità nella diversità."[31] Stressing the paramount necessity of its application within ISKCON, Śrīla Prabhupāda explains how "its success will depend upon agreement" (VB: lettera a Kīrtanānanda, 18 ottobre 1973):

Natura materiale significa dissenso e disaccordo, specialmente nel Kali yuga. Per quanto riguarda il Movimento per la coscienza di Kṛṣṇa, il suo successo dipenderà dal comune accordo, anche se c'è una varietà d'impegni da svolgere. Nel mondo materiale c'è varietà, ma non c'è intesa; nel mondo spirituale c'è varietà, ma c'è intesa. Questa è la differenza. Il materialista, incapace di accettare la varietà e le divergenze, riduce tutto a zero. Non riesce a trovare l'accordo nella varietà. Solo se teniamo Kṛṣṇa al centro, quest'accordo è possibile ed è ciò che si chiama unità nella diversità. Suggerisco quindi che tutti i nostri membri s'incontrino a Mayapur ogni anno in occasione dell'anniversario della nascita di Caitanya Mahaprabhu. Alla presenza di tutti i GBC e dei devoti più anziani parleremo di come realizzare l'unità nella diversità, ma se litighiamo a causa della diversità, rimaniamo sul piano materiale. Per favore, cercate di preservare la filosofia dell'unità nella diversità e questo conferirà successo al nostro Movimento.

Le ragioni di Prabhupāda nel fondare l'ISKCON

Quando Śrīla Prabhupāda trasformò con successo il Movimento di Śrī Caitanya in una missione di predica internazionale, si assunse il gravoso compito di formare una nuova istituzione, l'Associazione Internazionale per la Coscienza di Krishna, con se stesso come Ācārya-Fondatore. Lo fece sulla base di una conoscenza realizzata, di cui aveva assimilato l'essenza dal proprio maestro spirituale. Purtroppo, dopo la dipartita del Guru Mahārāja di Śrīla Prabhupāda, quella conoscenza e realizzazione cessarono in gran parte di esprimersi attraverso l'istituzione da lui creata e ormai frammentatasi. Per questo motivo Prabhupāda fondò una nuova organizzazione che, nel suo insieme e nelle sue singole parti, rappresentasse e sviluppasse quella realizzazione—realizzazione che si manifesta come l'incessante e risoluto impegno a diffondere il puro amore per Dio all'umanità sofferente.

Una nuova istituzione. Lo sforzo che portò Śrīla Prabhupāda in America era finalizzato al compimento dell'ordine diretto del suo maestro spirituale. In due occasioni specifiche Śrīla Bhaktisiddhānta Sarasvatī Ṭhākura ingiunse al proprio discepolo Abhaya Caraṇāravinda Dāsa di predicare ai popoli di madrelingua inglese: nel 1922, quando Abhaya incontrò Śrīla Bhaktisiddhānta Sarasvatī Ṭhākura per la prima volta, e nel 1936, quando l'ordine gli arrivò per posta e ci fu il loro ultimo scambio. Śrīla Bhaktisiddhānta Sarasvatī Ṭhākura aveva ormai constatato l'indebolimento dello slancio intenso e concentrato 53 della Gauḍīya Maṭha, che aveva inviato predicatori in Inghilterra nel 1933. [32] L'ordine dato al suo discepolo mostra che egli non si era mosso minimamente dalla propria decisione. Nel lungo e variegato percorso che Śrīla Prabhupāda ha intrapreso per soddisfare il divino ordine del suo maestro, egli ha conformato con cura il proprio sforzo creativo al paradigma stabilito negli anni '20 e '30 da Śrīla Bhaktisiddhānta Sarasvatī Ṭhākura per la Gauḍīya Maṭha. Quel percorso avventuroso è stato contrassegnato da pietre miliari, come la nascita, nel 1944, del Back to Godhead in lingua inglese, la pubblicazione del Canto Primo dello Śrīmad Bhāgavatam in tre volumi tra il 1962 e il 1965, la fondazione, nel 1966, dell'ISKCON nella città di New York, l'inaugurazione del Movimento in Inghilterra e in Germania nel 1969, e la reintroduzione in India nel 1970 del Movimento di Śrī Caitanya, rinnovato e rinvigorito. La documentazione storica fornisce, dall'inizio alla fine, una testimonianza toccante della devota considerazione e scrupolosa fedeltà con cui Śrīla Prabhupāda rese omaggio al modello stabilito dal suo maestro spirituale.

La produzione letteraria di Śrīla Prabhupāda illustra questa sua fedeltà. Nel 1927 Śrīla Bhaktisiddhānta Sarasvatī Ṭhākura aveva iniziato un tentativo di predica mondiale trasformando il Sajjana-toṣaṇī nel The Harmonist. Sulle sue orme, Śrīla Prabhupāda predispose il proprio eventuale ingresso sulla scena mondiale pubblicando il Back to Godhead. [33]

Tre decadi più tardi Śrīla Prabhupāda riprese questo sforzo— ma lavorando praticamente da solo—e trascorse gli anni tra il 1960 e il 1965 a scrivere, raccogliere fondi, stampare, pubblicare e distribuire il Primo Canto del Bhāgavatam in tre volumi—1.100 copie di ogni volume. Egli non s'imbarcò da Calcutta finché non ebbe con sé un intero container pieno di Bhāgavatam.

Śrīla Prabhupāda arrivò a New York solo e povero, ma si diede subito da fare per l'acquisto di una proprietà rispettabile a Manhattan in cui aprire un tempio. La priorità che diede a questo progetto replica quella di Bhaktisiddhānta Sarasvatī Ṭhākura, che aveva impiegato uno sforzo considerevole—se pur alla fine infruttuoso—nel tentativo di stabilire un imponente tempio a Londra.[34] In questa, come in molte altre occasioni, la documentazione offre ampia testimonianza di quanto intimamente Śrīla Prabhupāda fosse guidato dalla condotta precedente del suo maestro spirituale.

Nel contesto di tale fedeltà, Śrīla Prabhupāda prese una decisione importantissima, che risalta come un'apparente anomalia: continuare i suoi sforzi al di fuori dell'organizzazione formata dal proprio maestro spirituale fondando l'Associazione Internazionale per la Coscienza di Krishna. In seguito—dopo due anni dalla formazione dell'ISKCON—il suo fondatore accettò il titolo onorifico che era stato del proprio maestro spirituale: "Śrīla Prabhupāda." Queste due risoluzioni suscitarono a volte aspre critiche da parte dei suoi confratelli, tuttavia, un esame attento del suo progetto—una sorta di recupero e rilancio della missione di Mahāprabhu—ne rivela il carattere di esemplare fedeltà. Non avrebbe potuto essere altrimenti.

In realtà, Śrīla Prabhupāda aveva proposto in un primo tempo di porre il suo sforzo missionario in Occidente, fino ad allora privo di sostegno, sotto l'egida della Gauḍīya Maṭha. In una lettera da New York, datata 8 novembre 1965, si appellò per una cooperazione al suo confratello Bhakti Vilāsa Tīrtha Mahārāja, a quel tempo a capo della Śrī Caitanya Maṭha di Māyāpura. Iniziato col nome di Kuñja Bihārī Dāsa, in passato era stato membro della Ramakrishna Mission e le sue competenze materiali e capacità gestionali avevano indotto Śrīla Bhaktisiddhānta Sarasvatī Ṭhākura a sceglierlo come segretario e supervisore dell'intera istituzione della Gauḍīya Maṭha [35] La lettera di Śrīla Prabhupāda merita di essere citata per esteso:

Sono qui e vedo un buon terreno di predica, ma sono da solo, senza uomini e mezzi. Per aprire un centro dobbiamo avere un edificio nostro. La Ramakrishna Mission e le altre missioni che operano qui hanno i propri edifici, quindi se vogliamo aprire un centro, anche noi dobbiamo averne uno. Questo significa spendere almeno cinquecentomila rupie, ovvero centomila dollari. Per arredarlo come si conviene, poi, occorrono altre duecentomila rupie. Se si fa il tentativo, anche il denaro arriverà. Penso che tu possa assumerti il compito di stabilire la Matha e i templi qui e io li renderò autosufficienti. C'è difficoltà nel cambio della valuta e a meno che tu non abbia già un particolare accordo per iniziare qui un ramo della Caitanya Math, il trasferimento del denaro sarà difficile. Tuttavia, se puoi farlo con l'aiuto del Governo del Bengala o del Governo Centrale, c'è una buona possibilità di aprire subito un centro a New York. . . . Senza una casa di nostra proprietà, non sarà possibile aprire un nostro centro. A me richiederebbe molto tempo, invece per te è molto facile. Per la Grazia di Śrīla Prabhupāda, i Marwari di Calcutta sono nelle tue mani e se vuoi puoi immediatamente raccogliere un milione di rupie per avere un centro a New York. Aperto un centro, potrò aprirne molti altri. Ora c'è una possibilità di collaborazione tra noi e sarò felice di sapere che sei pronto a cooperare. Sono venuto qui per studiare la situazione e la vedo positiva, pertanto se sei disposto a collaborare, per il volere di Srila Prabhupada tutto andrà bene. . . . Se sei d'accordo, puoi dare per scontato che sto operando per conto della Caitanya Matha di Sri Mayapur. Non ambisco a diventare il proprietario di alcuna Matha o Mandir, vorrei solo i mezzi per operare. Sto lavorando giorno e notte alla mia pubblicazione del Bhagavatam e ho bisogno di centri nei Paesi occidentali. Se avrò successo nell'aprirne uno a New York, i miei prossimi tentativi saranno in California e a Montreal. . . C'è un vasto campo d'azione, ma purtroppo abbiamo perso molto tempo a litigare tra noi, mentre la Ramakrishna Mission si è fatta una posizione in tutto il mondo presentando una filosofia fuorviante. Benché non siano molto popolari in questi Paesi stranieri, si sono fatti una grande pubblicità e grazie ad essa ora prosperano in India, mentre la gente della Gaudiya Matha è ridotta alla fame. Ora dobbiamo aprire gli occhi. Se possibile, unisciti agli altri nostri confratelli e facciamo uno sforzo combinato per predicare il culto di Gaura Hari in ogni città e villaggio del mondo occidentale (651108 - Lettera a Teertha Maharaj scritta da New York)

Se sei d'accordo a cooperare con me, come ti ho chiesto, estenderò la durata del mio visto. . . .altrimenti tornerò in India. Vorrei subito dei bravi assistenti che lavorino con me; devono essere educati, saper parlare l'inglese e leggere bene il sanscrito. Sia l'inglese che il sanscrito saranno molto preziosi per predicare qui. Penso che sotto la tua guida ogni gruppo di nostri confratelli dovrebbe fornire una persona adatta a questo scopo e tutti devono acconsentire ad operare sotto la mia direzione. Se ciò è possibile, vedrai quanto il nostro amato maestro spirituale sarà soddisfatto di tutti noi. Penso che ora dovremmo dimenticare la nostra passata guerra fratricida e farci avanti per una buona causa. Se essi non sono d'accordo, allora fallo tu e io rimango al tuo servizio.

Il 23 Novembre Śrīla Prabhupāda scrisse di nuovo a Tīrtha Mahārāja, questa volta fornendo la descrizione dettagliata di una proprietà specifica e l'ammontare della caparra, e annotò: " . . . penso che tu possa provvedere subito a questa somma e aprire sin d'ora una succursale della tua Sri Caitanya Math oppure designarla come New York Gaudiya Math." (651123 - Lettera a Teertha Maharaj scritta da New York)

Quando Śrīla Prabhupāda ebbe la prospettiva di una cospicua donazione dall'India per aprire un tempio, scrisse a Bon Mahārāja e a Tīrtha Mahārāja pregandoli d'intraprendere una specifica e promettente strategia per assicurarsi l'approvazione necessaria da parte del governo per il trasferimento di fondi in America. "Tutto è pronto" scrisse a Tīrtha Mahārāja:

. . . . la casa è pronta, il donatore è pronto e anche il mio umile servizio sul posto è pronto. Ora devi dare solo il tocco finale, perché sei uno dei discepoli più dedicati di Sua Divina Grazia. Penso che Śrīla Prabhupāda voglia che anche il tuo prezioso servizio sia inserito in questo grande tentativo da parte della mia umile persona. (660204 - Lettera a Teertha Maharaj scritta da New York)

Sta di fatto che questi ripetuti sforzi per ottenere la cooperazione dei due confratelli non diedero alcun frutto. Per contro, un brahmacārī di nome Mangalniloy [36] giovane discepolo di un altro confratello, scrisse a Śrīla Prabhupāda per esprimergli la propria ammirazione e il forte desiderio di assisterlo. Tuttavia, il maestro spirituale di Mangalniloy, Mādhava Mahārāja, non condivideva l'entusiasmo del discepolo. Prabhupāda aveva chiesto a Mangalniloy di sollecitare Mādhava Mahārāja affinché si facesse carico in India di garantire il rilascio di fondi. Purtroppo, la risposta che Prabhupāda ricevette da Mangalniloy svelò involontariamente l'antipatia di un altro suo confratello. Ecco la reazione altamente significativa di Prabhupāda (VB: Corrispondenza, 23 giugno 1966):

Mi hai scritto nella tua lettera di risposta che vuoi prima raggiungermi e poi parlare con Sripada Maharaja della nostra collaborazione, altrimenti lui potrebbe cancellare il tuo viaggio. Il significato di questa proposta non mi è chiaro. Pensi che la collaborazione con me prima che tu mi raggiunga non sia possibile? Perché questa mentalità? Sto forse curando i miei affari privati? Srila Prabhupada voleva costruire dei templi in Paesi stranieri e farne dei centri di predica del messaggio di Srila Rupa Raghunatha, e io sto cercando di farlo in questa parte del mondo. Il denaro è pronto e l'opportunità è aperta. Se incontrando il Ministro delle Finanze quest'opera può essere facilitata, perché aspettare? E perché hai paura che parlando di cooperazione col tuo Guru maharaj il tuo viaggio qui venga cancellato? Per favore, non pensare in questo modo. Considera tutto questo opera di Srila Prabhupada e cerca di cooperare in questo spirito. L'istituzione della Gaudiya Math ha fallito.

Le ultime due frasi di questa lettera hanno un'importanza cruciale nell'ISKCON oggi. Meritano riflessione. Nella prima, Prabhupāda dà due indicazioni essenziali per ottenere il successo spirituale: considerare ogni incarico "opera di Śrīla Prabhupāda" (e non "mia" o "tua"). Animati da questa mentalità, collaborate. La seconda afferma in modo franco e diretto le conseguenze del non seguire le indicazioni appena date: il fallimento comprovato.

Fu così che nel 1966 Śrīla Prabhupāda ebbe una spiacevole realizzazione: le carenze spirituali che avevano causato il fallimento della Gauḍīya Maṭha resistevano ancora tre decadi più tardi.

Ora che tutte le sue speranze di cooperazione da parte dei donatori, del governo e dei confratelli erano andate in fumo, Śrīla Prabhupāda doveva cominciare da zero—lui, da solo. Per niente scoraggiato, scrisse a Mangalniloy, "Non occorre l'aiuto di nessun altro."[37]

Questo è dunque un elemento molto importante del contesto in cui nacque l'Associazione Internazionale per la Coscienza di Krishna. L'altro elemento è la soddisfazione spirituale che Śrīla Prabhupāda derivava dal vedere un numero sempre crescente di giovani americani che davano la loro seria e sincera attenzione agli insegnamenti di Śrī Caitanya.

Che cosa avrebbe dovuto fare Śrīla Prabhupāda? Nella sua prima richiesta di cooperazione, inviata a Tīrtha Mahārāja nel novembre del 1965, appena dopo il suo arrivo a New York, Prabhupāda si era offerto di operare nell'istituzione del proprio confratello:

Ora c'è una possibilità di collaborazione tra noi e sarò felice di sapere che sei pronto a cooperare. Sono venuto qui per studiare la situazione e la vedo positiva; se sei disposto a collaborare, per il volere di Srila Prabhupada tutto andrà bene. . . Se sei d'accordo, dai per scontato che opero per conto della Sri Caitanya Matha di Mayapur. (651108 - Lettera a Teertha Maharaj scritta da New York)

Poiché il ricevente—e molti altri—dimostrarono di non voler cooperare, Śrīla Prabhupāda stabilì la propria istituzione.

Prabhupāda fu debitamente condannato per aver agito in questo modo. Quando circa due anni e mezzo più tardi scrisse di nuovo al segretario della Gauḍīya Mission a Calcutta, [38] Śrīla Prabhupāda riprese il tema chiave della cooperazione, reiterando questo termine più volte, come se battesse su un tamburo. Non menzionò la mancanza di cooperazione solo per biasimare i confratelli, ma anche per rivendicare con intelligenza la fondazione dell'ISKCON:

. . . . per quanto riguarda le mie attività finalizzate alla realizzazione dell'obiettivo di Srila Prabhupada Bhaktisiddhanta Sarasvati Goswami Maharaja, sono pronto a cooperare con la Gaudiya Mission in tutto e per tutto, ma non so a quali condizioni vogliate cooperare con me. Sono comunque pronto ad accettare qualsiasi condizione pur di avere la vostra piena collaborazione. Sarò felice di sapere entro quali termini la nostra cooperazione è possibile. Sono pronto a tutto e attendo con interesse la vostra risposta.

Quanto alla creazione di un'organizzazione separata col nome di Associazione Internazionale per la Coscienza di Krishna, è stato inevitabile, perché nessuno dei nostri confratelli coopera con gli altri. Ognuno guida la propria istituzione e ci sono opinioni diverse persino tra la Gaudiya Mission e la Gaudiya Math.

Se adesso possiamo combinare i nostri sforzi, sarò il primo a coglierne l'opportunità. Ma a parte gli altri, se la Gaudiya Mission è pronta a cooperare con me, io sono pronto ad accettare questa cooperazione a qualunque condizione. Per favore, fatemi sapere entro quali termini volete collaborare e sarò felice di valutarli. (690523 - Lettera alla missione di Gaudiya scritta da New Vrindaban, USA)

Tre giorni dopo aver scritto questa lettera, Śrīla Prabhupāda rivelò al suo discepolo Brahmānanda Dāsa i propri pensieri:

Regarding Riguardo alla lettera della Gaudiya Mission da parte del Dr. Syama Sundar Brahmacari, ho risposto chiedendo loro i termini della cooperazione che ha menzionato. Vediamo le loro condizioni, anche se so che è una causa persa. Ciononostante, come sai, non perdo mai la speranza. Sto dunque trattando con loro per valutare un possibile modo di cooperare. (690526 - Lettera a Brahmananda scritta da New Vrindaban, USA )

È da sottolineare il fatto che Śrīla Prabhupāda continuò a impegnarsi fino all'ultimo respiro per stabilire una collaborazione con i membri della Gauḍīya Maṭha. [39] La sua perseveranza testimonia la fedeltà all'ordine del maestro spirituale. Questo è il suo spirito, sintetizzato in una battuta: "È una causa persa, ma non perdo mai la speranza."

Nelle sue lettere Śrīla Prabhupāda evoca con persistenza l'idea di cooperazione e ciò rivela che questa parola ha per lui un significato speciale. Prendiamoci un momento per comprenderla. Il termine inglese ha la sua radice nel latino e significa soltanto "lavorare insieme," ma negli insegnamenti di Prabhupāda questo termine diventa carico di profondo significato spirituale. In una sua lezione (Seattle, 1968) Śrīla Prabhupāda trasmise questo significato con una peculiare semplicità: "Quando fate qualcosa in cooperazione col Signore, ciò si chiama bhakti." Questa cooperazione con Kṛṣṇa, Prabhupāda sottolinea, è essenzialmente volontaria:

Noi siamo persone e Kṛṣṇa è una persona, e la nostra relazione con Kṛṣṇa è sempre aperta come scelta volontaria. Quest'attitudine volontaria—"Sì, Kṛṣṇa, sarò felice di cooperare, qualunque cosa Tu dica"—questa pronta volontà di obbedire è possibile solo se c'è amore. Costringermi non mi farà cooperare. Se invece c'è amore, oh, lo farò con gioia. Questa è bhakti. Questa è coscienza di Kṛṣṇa.[40]

La cooperazione è il principio vitale in tutte le sane relazioni sociali e raggiunge la sua applicazione più elevata nella divinità. Il Signore è supremamente personale; è dunque supremamente sociale, perché la personalità si manifesta soltanto nella relazione con altre persone. Per questo motivo Prabhupāda ha detto più volte, "Kṛṣṇa non è mai solo." In un'occasione sottolineò: "Quando parliamo di Kṛṣṇa, ‘Kṛṣṇa' significa Kṛṣṇa con i Suoi devoti" (VB: Lezione, Los Angeles, 10 gennaio 1969). I devoti del Signore diventano addirittura parte integrante della Sua identità e i nomi di Kṛṣṇa ne sono la dimostrazione in quanto includono spesso i nomi dei Suoi devoti più intimi: Yaśodānandana, Rāmānuja, Rādhāramaṇa e così via. Il supremo assoluto è dunque simultaneamente il supremo relativo, perché entra in relazione con tutta una varietà di devoti individuali. Ne risulta che tutte le diversità si integrano sempre più in un'unione sempre più perfetta. In questo modo, la relatività trascendentale si manifesta nella forma di una società dove si coopera nella massima armonia, e grazie a queste relazioni il Signore—e i Suoi compagni—accrescono eternamente la loro bellezza, opulenza, felicità e conoscenza.

Per un Gauḍīya Vaiṣṇava salvezza significa integrazione in questa società più elevata—essere accettato, ad esempio, nella compagnia dei sei Gosvāmī o nel circolo di quelle gopī che servono Rati-mañjarī o Lalitā-sakhī. La dannazione è l'esatto contrario: isolamento ed esclusione. Noi, esseri alienati e non cooperativi—che viviamo qui in esilio, confinati nella solitudine, dietro ai muri impenetrabili del nostro egoismo—siamo sempre invitati a tornare membri pienamente integrati di questa società trascendentale. Il bhakti-yoga è la pratica che ci qualifica in tal senso. Con la bhakti ci integriamo sempre più nella società divina, siamo più vicini a Kṛṣṇa e ai Suoi compagni eterni, e nello stesso tempo cerchiamo di portare con noi altre persone. "Questo è lo yoga più elevato," Śrīla Prabhupāda disse nel 1968 a San Francisco.

Se portate avanti questo Movimento per la coscienza di Kṛṣṇa, praticherete lo yoga più elevato. Non lasciatevi distrarre dai cosiddetti ‘yoga.' Questo è yoga. Yoga significa cooperazione, cooperazione col Supremo. (680317 - Lecture BG 07.01 - San Francisco)

La bhakti è lo yoga della cooperazione. Fra tutte le istituzioni spirituali presenti in questo mondo, il Movimento del Saṅkīrtana è quello che più di ogni altro ci conduce a questa cooperazione trascendentale. Poiché il saṅkīrtana è lo yuga-dharma in quest'era di conflitti, torneremo al regno di Kṛṣṇa non come individui isolati, ma tutti assieme. "Avremo lì un'altra ISKCON," scrisse Śrīla Prabhupāda.[41]

La creazione dell'ISKCON da parte di Prabhupāda fu "inevitabile" a causa della mancanza di cooperazione all'interno della Gauḍīya Maṭha. La nuova, ma inevitabile, istituzione fu costruita con meticolosità da Śrīla Prabhupāda, che fedelmente accettò come modello ecclesiologico l'istituzione creata dal proprio maestro spirituale e ormai ridotta in frantumi. La registrazione dell'ISKCON nel luglio del 1966 si dimostrò soltanto il primo di una sequenza di cinque passi cruciali nella ricostituzione del Movimento di Śrī Caitanya. Nell'estate del 1966, l'ente portatore dell'importante titolo—se non addirittura altisonante—di "Associazione Internazionale per la Coscienza di Krishna" non comprendeva altro che un uomo di settant'anni, un negozio malmesso e una banda di ragazzi disorganizzati. Nondimeno, il seme era stato piantato e avrebbe fruttificato.[42] Ci vollero altri quattro anni circa prima che si manifestassero tutti gli elementi necessari affinché l'ISKCON fosse pronta a diventare il compimento e il completamento dell'istituzione della Gauḍīya Maṭha</ref>

L'Associazione Internazionale per la Coscienza di Krishna. È un nome del tutto nuovo per un'associazione nuova, un nome abbellito da un chiaro acronimo al passo coi tempi. Benché inedito, questo nome ne rievoca due molto antichi, i quali rivelano che l'associazione, per quanto nuova sia, è il perpetuarsi del proprio antico e moderno retaggio a cui è profondamente collegata.

Śrīla Prabhupāda stesso spiega il suo neologismo inglese "Krishna consciousness" come la traduzione della parola sanscrita composta kṛṣṇa-bhāvanāmṛta. Egli scrive: "Il nostro Movimento per la Coscienza di Kṛṣṇa si chiama quindi kṛṣṇabhāvanāmṛta-saṅgha, una società di persone soddisfatte solo pensando a Kṛṣṇa" (SB 9.9.45, spiegazione). Al lettore che a questo punto si chiedesse cosa c'entri il termine "internazionale" con kṛṣṇa-bhāvanāmṛta-saṅgha, Prabhupāda risponde che esso è insito in kṛṣṇa-bhāvanāmṛta:

La persona che si assorbe nel kṛṣṇa-bhāvanāmṛta non ha alcun beneficio materiale da chiedere a Kṛṣṇa, ma prega il Signore che le conceda la benedizione di poter espandere le Sue glorie in tutto il mondo.

La coscienza di Kṛṣṇa non solo dà la felicità ai devoti che la possiedono, ma li sprona a darla anche agli altri e a diffonderla quindi "in tutto il mondo."

Tenendo questo in mente, vediamo che la frase kṛṣṇabhāvanāmṛta rimanda a un importante verso della Caitanyacaritāmṛta (CC Ādi-līlā 16.1):

vande śrī-kṛṣṇa-caitanyaṁ kṛṣṇa-bhāvāmṛtaṁ hi yaḥ
āsvādyāsvādayan bhaktān prema-dīkṣām aśikṣayat

Offro i miei rispettosi omaggi a Śrī Caitanya Mahāprabhu, che prima gustò personalmente il nettare dell'amore estatico per Kṛṣṇa e poi insegnò ai Suoi devoti come gustarlo. Li illuminò così sull'amore estatico per Kṛṣṇa e li iniziò alla conoscenza trascendentale.

Qui la natura dell'"amore estatico per Kṛṣṇa" sperimentato da Caitanya Mahāprabhu è tale che Lui stesso lo gusta e induce gli altri a fare altrettanto. I devoti che ricevono a loro volta il kṛṣṇa-bhāvāmṛta ne assaporano il gusto e lo distribuiscono. In questo modo, l'associazione per la coscienza di Kṛṣṇa diventa naturalmente "internazionale."

Due nomi di Mahāprabhu compaiono nella prima linea del verso: kṛṣṇa-caitanya e kṛṣṇa-bhāvāmṛta. Sono pressoché sinonimi e indicano una persona la cui coscienza è assorta in Kṛṣṇa.[43] Entrambi possono quindi essere tradotti correttamente con la locuzione "coscienza di Kṛṣṇa." Così, il nome personale di Caitanya—reso con "coscienza di Kṛṣṇa"— è criptato nel nome dell'associazione fondata da Śrīla Prabhupāda.

L'altro antenato storico dell'"Associazione Internazionale per la Coscienza di Krishna" è la "viśva-vaiṣṇava-rāja-sabhā". Queste quattro parole compaiono nella dichiarazione solenne con cui si conclude ogni volume del Bhāgavata-sandarbha di Śrīla Jīva Gosvāmī. Il termine sabhā significa "associazione" e viśva significa "il mondo intero," per cui il termine "internazionale" è appropriato. Possiamo considerare Śrī Caitanya come punto di riferimento del "vaiṣṇava-rāja"—letteralmente "il re dei Vaiṣṇava"—, così come riporta l'articolo del Sajjana-toṣaṇī in cui si comunica "il ripristino" dell'associazione nel 1919 da parte di Śrīla Bhaktisiddhānta Sarasvatī Ṭhākura:[44] "Śrī Caitanyadeva è Kṛṣṇacandra stesso, il re di tutti i Vaiṣṇava del mondo, ViśvaVaiṣṇava-rāja. Il raduno dei Suoi devoti è la Śrī Viśva-Vaiṣṇavarāja-sabhā".

Se le parole "Coscienza di Krishna" contenute nel nome dell'istituzione di Prabhupāda codificano il nome di Śrī Kṛṣṇa Caitanya, e se "vaiṣṇava-rāja" si riferisce a Śrī Kṛṣṇa Caitanya, allora la denominazione "Associazione Internazionale per la Coscienza di Krishna" rende omaggio anche alla viśva-vaiṣṇavarāja-sabhā. Se in alternativa si pensa che "vaiṣṇava-rāja" si riferisca a quei devoti-guida che hanno raggiunto un alto livello di coscienza di Kṛṣṇa,[45] il nome che Śrīla Prabhupāda ha dato alla sua istituzione andrà ugualmente bene. In ogni caso, vediamo che il nome di "Associazione Internazionale per la Coscienza di Krishna" indica, con la sua rete di riferimenti e connessioni, che l'istituzione rimane profondamente collegata al retaggio Gauḍīya, al quale si alimenta, anche se nel contempo rinverdisce quella tradizione per farla progredire, ammodernandola affinché abbia un effetto multiculturale sulla scena del mondo.

In quest'opera di rinnovamento, Śrīla Prabhupāda è rimasto fedele ai propri grandi predecessori e alla tradizione. Nel 1919 il suo maestro spirituale aveva formalmente "ripristinato" la Viśva-Vaiṣṇava-Sabhā di Bhaktivinoda Ṭhākura, dandole il suo vecchio nome di Viśva-Vaiṣṇava-Rāja-Sabhā. In quel frangente, Bhaktisiddhānta Sarasvatī Ṭhākura notò che l'eterna ViśvaVaiṣṇava-Rāja-Sabhā, discesa nel mondo con Mahāprabhu e il Suo entourage, era a volte oscurata dall'energia illusoria, ma poteva splendere di nuovo e dissipare le tenebre del mondo grazie all'intervento di devoti vigorosi e potenti.

Passato il tempo di Śrīla Viśvanātha Cakravartī Ṭhākura e di Śrīla Baladeva Vidyābhūṣaṇa, accadde che la Viśva-VaiṣṇavaRāja-Sabhā diventò quasi invisibile, finché "nel 399 Gaura Era (1885 A.D.), una stella lucente del firmamento universale Vaiṣṇava illuminò di nuovo la Śrī Viśva-Vaiṣṇava-rāja-sabhā." Questa "stella lucente" era Śrīla Bhaktivinoda Ṭhākura, "il servitore del re dei Vaiṣṇava universali," che conferì potenza spirituale e successo alla sua rinata e riformata Sabhā. Nel 1919 Bhaktisiddhānta Sarasvatī Ṭhākura ricompose la ViśvaVaiṣṇava-Rāja-Sabhā e le infuse energia nuova introducendo nella tradizione Gauḍīya un ordine organizzato di predica monastica formato da sannyāsī e brahmacārī concentrati nei templi. La Missione si espanse velocemente in tutta l'India e fece le prime incursioni in Europa, poi la sua luce si spense di nuovo per trenta lunghi anni. Infine, nel 1966, a New York City—dopo averne stabilito da solo la tradizione in Occidente e dopo aver scoperto che ciò che restava della Gauḍīya Maṭha era diventato "inutile"[46] —Śrīla Prabhupāda seguì le orme dei suoi illustri predecessori e attuò ancora una volta la rinascita della Viśva-Vaiṣṇava-Rāja-Sabhā, ora ripristinata e rinvigorita nel nome e nello stile dell'Associazione Internazionale per la Coscienza di Krishna.

Śrīla Prabhupāda. I suoi seguaci furono iniziati, il loro numero crebbe e vennero aperti templi in rapida successione: San Francisco, Montreal, Los Angeles, Boston e così via. Man mano che i devoti progredivano nelle discipline attinenti alla loro condizione di discepoli, diventavano sempre più idonei a capire il loro maestro. Proprio come il mahā-mantra si rivela gradualmente a chi lo canta bene, il maestro spirituale si rivela ai discepoli che lo seguono nel modo giusto. Il risultato fu che "lo Swami" o "Swamiji" diventò "Śrīla Prabhupāda." Accadde a Boston durante uno scambio estemporaneo. Govinda Dāsī ricorda:

Tutti lo conoscevano da sempre come Swamiji, almeno fino al maggio del 1968. Goursundar [il marito di Govinda Dāsī] decise di chiamarmi Govindaji e chiese a Prabhupāda se poteva farlo, ma Prabhupāda disse, "No, in realtà ‘ji' è un suffisso di terza classe; è meglio non chiamarla Govindaji." Allora intervenni; ero seduta proprio di fronte a lui e dissi, "Be', se ‘ji' è un suffisso di terza classe, perché lo usiamo per rivolgerci a te? Perché ti chiamiamo Swamiji?" E lui disse, "Non è molto importante." Io dissi, "Oh no, è molto importante. Se non è una bella forma per rivolgersi a qualcuno, allora non vogliamo chiamarti così. Vogliamo chiamarti nel modo migliore, con un nome di prima classe, perciò dicci quale sarebbe un buon nome con cui ti possiamo chiamare." Swamiji era molto umile, molto riluttante, ma io lo incalzai, "Dobbiamo cambiare nome," e lui disse, "Potete chiamarmi Gurudev o Guru Mahārāj, oppure Prabhupāda." Al che dissi, "Beh, sono tre. Ce ne serve uno, qual è il migliore?" e lui rispose, "Śrīla Prabhupāda va bene, è il migliore." "Da oggi," conclusi allora "ti chiameremo Śrīla Prabhupāda." Lo comunicai a tutti i devoti, ma ad alcuni non piacque, perché sembrava uno scioglilingua; "Prabhupāda" e "Swamiji" sembrava che scorressero più facilmente. Nondimeno, da quel momento in poi iniziammo gradualmente a chiamarlo Śrīla Prabhupāda.[47]

Il modo in cui avvenne questo cambiamento fu impercettibile e discontinuo; il cambiamento in sé, epocale. Non sarebbe stato lo stesso per "Gurudeva" o per "Guru Mahārāja"—entrambi molto diffusi nell'uso comune. "Prabhupāda", invece, è eccezionale.

Il termine appare nella Caitanya-caritāmṛta (CC Madhya 10.23), quando viene citato Kāśī Miśra che riferendosi a Śrī Caitanya Lo chiama "Prabhupāda." Śrīla Prabhupāda commenta:

In questo verso la parola prabhupāda, usata in riferimento a Śrī Caitanya Mahāprabhu, è significativa. A questo proposito, Śrīla Bhaktisiddhānta Sarasvatī Gosvāmī Prabhupāda commenta, "Śrī Caitanya Mahāprabhu è Dio, la Persona Suprema stessa, Śrī Kṛṣṇa, e tutti i Suoi servitori Lo chiamano Prabhupāda. Questo indica che molti prabhu prendono rifugio ai Suoi piedi di loto." Il puro Vaiṣṇava viene chiamato prabhu, ed è questa l'etichetta che si osserva tra i Vaiṣṇava. Quando molti prabhu si rifugiano ai piedi di loto di un altro prabhu, questi viene chiamato Prabhupāda. Śrī Nityānanda Prabhu e Śrī Advaita Prabhu sono entrambi chiamati Prabhupāda. Śrī Caitanya Mahāprabhu, Śrī Advaita Prabhu e Śrī Nityānanda Prabhu sono viṣṇu-tattva, cioè sono Dio, la Persona Suprema, Śrī Viṣṇu. Tutti gli esseri sono quindi ai Loro piedi di loto. Viṣṇu è l'eterno Signore di tutti e il Suo rappresentante è il servitore intimo del Signore. Egli agisce come maestro spirituale dei Vaiṣṇava ed è quindi rispettabile quanto Śrī Kṛṣṇa Caitanya o Śrī Viṣṇu stesso. Per questo motivo, il maestro spirituale viene chiamato Oṁ Viṣṇupāda o Prabhupāda.

Nella nostra tradizione "Prabhupāda" è usato in particolare per onorare luminari che includono i Sei Gosvāmī, e poi—secoli più tardi—Śrīla Bhaktisiddhānta Sarasvatī Ṭhākura.[48] Questo titolo pone quindi il fondatore dell'ISKCON in un ambito estremamente elevato. Più direttamente, la condivisione del titolo di "Śrīla Prabhupāda" tra guru e discepolo sottintende un'affinità profonda ed eccezionale tra le due personalità e i loro conseguimenti.

titolo onorifico.[49] Nel numero 25 (settembre 1969) (1969 Back to Godhead Number 25), "Prabhupad" compare una volta sola, dopodiché diventa rapidamente la norma. Nel numero 27 (non datato) (1969 Back to Godhead Number 27) il nome "Swamiji" fa la sua ultima comparsa nelle pagine del Back to Godhead.[50]

Abbiamo descritto in sequenza cronologica le fasi cruciali attraverso cui l'ISKCON prese forma sotto la supervisione di Śrīla Prabhupāda:

La fondazione di un'istituzione che porta il nome di "Associazione Internazionale per la Coscienza di Krishna."

Il riconoscimento del suo fondatore col titolo di "Prabhupāda."

Altri tre elementi essenziali dovevano ancora manifestarsi nella morfologia dell'ISKCON e finalmente trovarono la loro collocazione all'inizio del 1971. Essi sono:

L'ulteriore riconoscimento di Prabhupāda come "Ācārya Fondatore."

La creazione della Commissione del Corpo Governativo.

L'acquisto di terreno a Śrīdhāma Māyāpura per stabilirvi il "quartier generale" dell'ISKCON e gettare ufficialmente le fondamenta del Tempio del Planetario Vedico.

In questo modo, tutti gli elementi più importanti dell'ISKCON furono messi al loro posto dal suo Ācārya-Fondatore. [51]

Ācārya-Fondatore. Questo titolo altamente significativo di Śrīla Prabhupāda impiegò qualche tempo per acquisire il suo giusto rilievo. Quando ciò accadde, nel 1970, il titolo "Ācārya", preso da solo, fu ritenuto inadatto e offensivo. Eppure è chiaro che Prabhupāda sapeva esattamente fin dall'inizio quello che voleva.

Ciononostante, subito dopo che Śrīla Prabhupāda ebbe incorporato l'ISKCON nel 1966, la sua personale carta intestata ISKCON ne mostrava la posizione come "Acharya: Swami A.C. Bhaktivedanta." [52] Analogamente, la dicitura "Acharya: A.C. Bhaktivedanta Swami" fu fatta circolare pubblicamente sul famoso volantino "Stay High Forever! (Stai Sù per Sempre!)" del settembre 1966." [53] Se esaminiamo i Back to Godhead dei primi anni, [54] non vi troviamo alcuna lettera formale o intestazione che mostrino il nome e la posizione di Śrīla Prabhupāda in relazione all'ISKCON—tranne due eccezioni singolari, [55] che si trovano nel secondo e nel quarto numero (12 settembre e 15 dicembre 1966), ed entrambe mostrano un comune rilievo, formato e stile, tanto da indicare l'intervento diretto di Śrīla Prabhupāda. Inoltre, la loro totale assenza altrove le rende alquanto peculiari.

Nel secondo e nel quarto numero del Back to Godhead, la facciata interna della copertina mostra una fotografia di Śrīla Prabhupāda quasi a piena pagina. (Ci sono due diverse foto, entrambe raffigurano Prabhupāda davanti al grande olmo di Tompkins Square Park e sono prese dallo stesso articolo del The East Village Other.) Nello spazio situato sopra ogni foto si leggono le parole:

HIS DIVINE GRACE
E sotto:
SWAMI A.C. BHAKTIVEDANTA
FOUNDER ACHARYA
INTERNATIONAL SOCIETY FOR KRISHNA CONSCIOUSNESS, INC.

Dopo queste due prime pubblicazioni, il titolo di "ĀcāryaFondatore" scompare fino all'edizione numero 28 (nel tardo 1969),[56] in cui riappare in una situazione quasi identica a quella dei due numeri del tardo 1966. Nella pubblicazione del 1969, una fotografia di Śrīla Prabhupāda occupa l'intera prima pagina, lasciando spazio solo per la seguente didascalia:

SRI SRIMAD A.C. BHAKTIVEDANTA SWAMI
L'ACHARYA FONDATORE DELL'ISKCON E IL PIU GRANDE ESPONENTE
DELLA COSCIENZA DI KRISHNA NEI. MONDO OCCIDENTALE.

Tuttavia, dovrà passare circa un anno prima di vedere di nuovo riconosciuta in questo modo la posizione di Śrīla Prabhupāda. Poi, col numero 36 del Back to Godhead (tardo 1970) (1970 Back to Godhead Number 36) troviamo l'inizio di un regolare criterio di presentazione di Śrīla Prabhupāda, così come siamo abituati a vederlo oggi, presentazione che ha il suo prototipo in due delle primissime pubblicazioni del Back to Godhead: una grande fotografia sopra la dicitura completa del suo nome e della sua posizione:

Sua Divina Grazia A.C. Bhaktivedanta Swami Prabhupāda
Ācārya-Fondatore dell'Associazione Internazionale per la Coscienza di Krishna

Sebbene ci sia voluto del tempo prima che il titolo di ĀcāryaFondatore entrasse nell'uso comune, è chiaro che Śrīla Prabhupāda lo aveva già in mente molto prima. Le singolari presentazioni che queste tre prime pubblicazioni hanno fatto di Prabhupāda come Ācārya-Fondatore sono davvero poche e discontinue. Tuttavia, tutt'e tre seguono così da vicino un modello comune—come se fossero guidate da un unico stile editoriale—che ci si può vedere dietro la mano-guida di Śrīla Prabhupāda.

La grave crisi del 1970—menzionata all'inizio di questo scritto—spinse Śrīla Prabhupāda a intraprendere potenti azioni correttive per consolidare il suo Movimento. [57] Tra queste ci fu l'introduzione dell'utilizzo di "Ācārya-Fondatore" come suo titolo in riferimento all'ISKCON. Così facendo, Prabhupāda intendeva comunicare a tutti i membri dell'ISKCON la necessità di approfondire la consapevolezza della sua posizione e di tenerla sempre viva nella memoria.

Perché tutto ciò è così importante? Perché da questo dipende la potenza spirituale dell'ISKCON, potenza che nei primi tempi poggiava interamente su Śrīla Prabhupāda. Seguendo le sue direttive, i discepoli—anche se immaturi e instabili—furono infusi con la sua potenza. Avvalendosi solo di pochi devoti neofiti che agivano come suoi rappresentanti operativi, già nel 1971 Śrīla Prabhupāda aveva esteso la coscienza di Kṛṣṇa in tutto il mondo:

oltre al numero sempre crescente di templi nel Nord America, l'ISKCON apriva centri a Londra, Parigi, Amburgo e Tokyo, e il Movimento aveva successo. Come poté Śrīla Prabhupāda fare tutto questo? Custodendo l'ordine del suo maestro spirituale come il più grande tesoro e servendo quell'ordine senza riserve, Śrīla Prabhupāda è stato capace— benché solo e senz'aiuto—di riprendere il Movimento Hare Kṛṣṇa esattamente dove Śrīla Bhaktisiddhānta Sarasvatī Ṭhākura lo aveva lasciato e proiettarlo nel futuro con la stessa guida risoluta che aveva animato il suo maestro spirituale. Sorprendentemente, il traguardo su cui le forze unificate di "una grande istituzione" si erano concentrate per quasi un ventennio era stato raggiunto da un singolo rappresentante di Śrīla Bhaktisiddhānta Sarasvatī Ṭhākura che agì da solo.

Così Śrīla Prabhupāda ha sperimentato di persona—lo ha dimostrato coi fatti—la potenza dell'essere discepoli e servitori. Grazie a quest'attitudine di servizio, sembrò che un'unica energia divina—la gaura-śakti—continuasse ad agire, senza interruzione, trasferendosi da uno strumento volitivo all'altro. Ora la sfida di Prabhupāda era instillare la stessa arte di servizio spirituale nei propri discepoli. Se ci fosse riuscito, essi l'avrebbero tramandata come eredità culturale vivente dell'ISKCON. Se i suoi seguaci accettano questa eredità e ne sono degni, la sviluppano e la perfezionano come ha fatto lui, mantenendo al centro di ogni attività l'attitudine di cooperazione e di servizio— allora la sua opera di Ācārya-Fondatore sarà stata realizzata.

Nello stesso periodo, Śrīla Prabhupāda acconsentì alla richiesta di alcuni suoi discepoli di poterlo onorare con uno speciale, o personale, praṇāma-mantra. [58] Normalmente, sarebbe spettato a un discepolo competente comporre questo mantra in onore del proprio gurudeva, ma poiché a quel tempo nessuno dei discepoli di Śrīla Prabhupāda era abbastanza qualificato spiritualmente e linguisticamente, Prabhupāda si trovò nella condizione imbarazzante di dover trovare un mantra per se stesso. Di conseguenza, abbiamo ricevuto la descrizione che Prabhupāda fa di se stesso, la visione che aveva di sé e il modo in cui voleva che lo ricordassimo mentre invocavamo ogni giorno la sua presenza:

namas te sārasvate deve gaura-vāṇī-pracāriṇe
nirviśeṣa-śūnyavādi-pāścātya-deśa-tāriṇe

In questo verso, sārasvata è il nome con cui Śrīla Prabhupāda desidera essere ricordato, il nome che lo mette in relazione al suo maestro spirituale. Sārasvata è il suo patronimico e significa "figlio [o discepolo] di [Bhaktisiddhānta] Sarasvatī." [59] Prabhupāda scrive (CC Ādi 10.84, spiegazione): "In quanto membri del Movimento per la coscienza di Kṛṣṇa apparteniamo alla famiglia, o linea di successione, di Sarasvatī Gosvāmī, pertanto siamo conosciuti come Sārasvata. Si offrono quindi omaggi al maestro spirituale come sārasvata-deva, componente della famiglia Sārasvata . . . ." Così, il nome di Prabhupāda in questo praṇāma-mantra è soltanto il nome del suo maestro spirituale che grazie a qualche leggera modifica grammaticale— il cambio della prima a in ā e l'aggiustamento alla fine della parola—diventa il suo. In questo modo, "Sārasvata" dirige l'attenzione verso la loro profonda affinità e indica che i successi del figlio—compiuti in nome del padre—appartengono al padre, suo creatore e regista. In tal caso, il figlio rappresenta il padre nel senso letterale del termine: "rappresentare" è "ripresentare"—cioè presentare un'altra volta.

Il praṇāma-mantra di Śrīla Prabhupāda lo riconosce come colui che diffonde (pracāriṇa) l'insegnamento di Śrī Caitanya (gaura-vāṇī) in Occidente (pāścātya-deśa). I suoi conseguimenti sono stati l'obiettivo concertato della Gauḍīya Maṭha, la quale aveva trovato un punto d'appoggio in Europa nel 1933, ma niente di più. Se quella posizione fosse stata preservata—in particolare con la costruzione di un tempio a Londra—Bhaktisiddhānta Sarasvatī Ṭhākura stesso sarebbe andato in Occidente. [60] Date le circostanze, sembrava che il suo intento non fosse stato raggiunto, ma quando i tempi furono maturi arrivò un fedele Sārasvata che realizzò il suo desiderio più profondo.

Il nome sārasvata-deva indica che chi lo porta è l'estensione di Sarasvatī Ṭhākura in un'altra forma. In quella forma, Bhaktisiddhānta Sarasvatī Ṭhākura riuscì a realizzare il suo desiderio più grande. Quando il suo più dedicato servitore, Śrīla Prabhupāda, capì che il successo era a portata di mano, [61] e che portava il nome e la forma dell'"Associazione Internazionale per la Coscienza di Krishna," accettò il titolo di "ĀcāryaFondatore." Questo suo atto di autoconsapevolezza e fiducia in se stesso dimostra che egli sapeva molto bene che questo titolo era stato preparato per riconoscere il glorioso successo di Bhaktisiddhānta Sarasvatī Ṭhākura nel fare della coscienza di Kṛṣṇa un Movimento globale, e che Śrīla Sarasvatī Ṭhākura aveva ottenuto questo successo mediante il suo Sārasvata.

Il praṇāma-mantra di Śrīla Prabhupāda riconosce due diversi risultati: l'estesa diffusione del servizio devozionale al Signore Supremo e la cacciata del nichilismo e dell'impersonalismo. Questi erano gli stessi obiettivi dell'istituzione della Gauḍīya Maṭha guidata da Bhaktisiddhānta Sarasvatī Ṭhākura e anche i successi che portano la firma degli ācārya della sampradāya.

Degno di nota è il fatto che Śrīla Prabhupāda fosse capace di riconoscere il proprio successo e accettare gli onori che gli erano giustamente dovuti senza traccia di orgoglio. È evidente che ci fu un momento in cui egli realizzò di poter eseguire l'ordine del proprio maestro spirituale nonostante tutti gli ostacoli. Riconobbe di essere stato investito di potere. C'è però una caratteristica insita nella psicologia spirituale e riscontrabile nei grandi devoti e santi: l'esperienza del potere è inevitabilmente accompagnata da un sentimento di estrema umiltà, e più il potere dà i suoi frutti, più cresce l'umiltà. Questo stretto connubio di grandi successi e grande umiltà supera la sfera di esperienza dei comuni materialisti, che non possono neppure arrivare a immaginarlo.

Quando un successo evidente iniziò ad accompagnare gli sforzi di Śrīla Prabhupāda, egli minimizzò il proprio impegno, diede il credito ad altri e si mostrò pieno di gratitudine.

Durante numerose e memorabili occasioni, rivelò i propri pensieri in discorsi pubblici. Per esempio, il 22 agosto 1973, parlando ai suoi discepoli, che si erano riuniti a Londra per celebrare il suo Śrī Vyāsa-pūjā, Śrīla Prabhupāda disse:

Chiunque sia collegato al nostro Movimento non è una persona ordinaria. In realtà, è un'anima liberata e io nutro la grande speranza che i miei discepoli che sono presenti qui oggi, qualora morissi, non lasceranno che il mio Movimento si fermi, lo spero moltissimo. . . . Anche il mio Guru Mahārāja, Sua Divina Grazia Bhaktisiddhānta Sarasvatī Gosvāmī Prabhupāda, ha tentato di mandare i suoi discepoli a predicare il culto di Caitanya nel mondo occidentale. . . . Al nostro primo incontro, forse lo sapete già, mi chiese di predicare. A quel tempo ero un uomo giovane, avevo solo venticinque anni e avevo anche una famiglia. Avrei dovuto unirmi a lui e realizzare subito il suo desiderio, ma per mia sfortuna non riuscii a eseguire immediatamente il suo ordine, anche se nel mio cuore sapevo che doveva essere fatto. Meglio tardi che mai, ho eseguito il suo ordine all'età di settant'anni, non a venticinque. Ho perso davvero molto tempo, posso capire che. . . . Il messaggio c'era già quando avevo venticinque anni, ma ho cominciato a settanta. Non ho mai dimenticato quel messaggio, altrimenti come avrei fatto? Così è stato, è una realtà. Stavo solo cercando l'occasione. Comunque, anche se ho iniziato molto tardi, all'età di settant'anni, grazie all'aiuto dei miei discepoli questo Movimento attecchisce e si diffonde in tutto il mondo. Devo dunque ringraziarvi molto. È tutto merito vostro. Non è merito mio, il credito va a voi, perché mi state aiutando ad eseguire l'ordine del mio Guru Mahārāja. (730822 - Lecture Festival Appearance Day, Sri Vyasa-puja - London)

Più tardi, quello stesso anno, a Los Angeles, Śrīla Prabhupāda espresse pensieri simili nel giorno in cui si commemorava la 80 scomparsa del suo maestro spirituale, ma era visibilmente più emozionato (VB: Lezione, 31 dicembre 1973):

In questo modo, gradualmente, fui sempre più attratto dalle attività della Gauḍīya Matha; inoltre, per la grazia di Kṛṣṇa, i miei affari non andavano molto bene. [ride] Sì. Kṛṣṇa dice yasyāham anughṛṇāmi hariṣye taddhanaṁ śanaiḥ. Se qualcuno vuole essere veramente devoto a Kṛṣṇa e nello stesso tempo mantenere i propri attaccamenti materiali, Kṛṣṇa gli porta via tutto ciò che è materiale, cosicché impara a dipendere da Lui al cento per cento. Ed è proprio quello che è successo nella mia vita. Sono stato costretto a unirmi al Movimento e a prenderlo molto sul serio.

Sognavo: "Bhaktisiddhānta Sarasvatī Ṭhākura mi sta chiamando, ‘Per favore, vieni via con me!'" [pausa] A volte ne rimanevo sconvolto, "Che cosa? Devo lasciare la mia famiglia? Bhaktisiddhānta Sarasvatī Ṭhākura mi chiama? Devo accettare il sannyāsa?" Oh, ero sconvolto, ma l'ho visto più volte mentre mi chiamava. Comunque, è per la sua grazia che sono stato forzato ad abbandonare la mia vita di famiglia, i miei cosiddetti affari, e in un modo o nell'altro egli mi ha portato a predicare il suo vangelo.

Oggi è dunque un giorno memorabile. Sto cercando di realizzare in piccola parte ciò che desiderava, e voi tutti mi state aiutando. Devo dunque ringraziarvi ancora di più. Voi siete in realtà i rappresentanti del mio Guru Mahārāja [inizia a piangere], perché mi state aiutando a eseguire il suo ordine . . . .

Quando alcuni indiani riconoscenti cominciarono a considerare Śrīla Prabhupāda un mago o l'uomo dei miracoli, egli negò di avere poteri speciali. Ecco una parte del suo discorso, tenuto a Bombay il 9 gennaio 1973:

Non dovremmo essere orgogliosi pensando di "aver fatto prodigi." Perché?.... A volte le persone mi riservano grandi onori: "Swamijī, lei ha fatto cose meravigliose." Io non mi sento così. Che cosa ho fatto? Dico di non essere un mago, di non saper fare prodigi. Ho soltanto presentato la Bhagavad-gītā così com'è, tutto qui. Se ho un merito, questo è l'unico. Tutti possono fare la stessa cosa. Qui c'è la Bhagavad-gītā e chiunque può presentarla così com'è, e la Bhagavad-gītā farà meraviglie. Non sono un mago, non conosco trucchi magici o yoga-siddhi.... Il mio unico merito è non aver voluto inquinare l'insegnamento puro della Bhagavad-gītā, niente mascalzonate, tutto qui. Questo è il mio merito. Qualunque piccolo miracolo sia stato fatto, si basa solo su questo principio, ecco tutto. (721127 - Lecture BG 02.23 - Hyderabad)

La Commissione del Corpo Governativo. Il subbuglio del 1970 nell'ISKCON fornì a Śrīla Prabhupāda l'occasione di soddisfare un altro desiderio inappagato di Bhaktisiddhānta Sarasvatī Ṭhākura: la formazione di un corpo governativo che amministrasse l'intera istituzione. Questa istruzione fu tra le direttive finali impartite da Bhaktisiddhānta Sarasvatī Ṭhākura ai suoi discepoli nei suoi ultimi giorni.64 Secondo Śrīla Prabhupāda, la disobbedienza a quest'ordine portò alla disgregazione della Gauḍīya Maṭha (CC Ādi 12.8, spiegazione):

All'inizio, durante la presenza di Oṁ Viṣṇupāda Paramahaṁsa Parivrājakācārya Aṣṭottara-śata Śrī Śrīmad Bhaktisiddhānta Sarasvatī Ṭhākura Prabhupāda, tutti i discepoli operavano in sintonia; ma subito dopo la sua dipartita cominciarono a non andare più d'accordo. Una parte seguì con rigore le istruzioni di Bhaktisiddhānta Sarasvatī Ṭhākura, ma un'altra si creò la propria idea di come realizzare i suoi desideri. Al momento di lasciare questo mondo, Bhaktisiddhānta Sarasvatī Ṭhākura chiese ai suoi discepoli di formare un corpo governativo e continuare le attività missionarie in piena cooperazione. Non diede l'ordine a un discepolo in particolare di essere l'ācārya successivo, ma poco dopo la sua dipartita, i suoi segretari più in vista pianificarono, senza averne la facoltà, di occupare il posto di ācārya, e si divisero in due fazioni [la "Gauḍīya Mission" a Calcutta e la "Gauḍīya Maṭha" a Māyāpura] su chi avrebbe dovuto occupare la posizione di ācārya. Di conseguenza, entrambe le fazioni diventarono asāra o inutili, perché, avendo disobbedito all'ordine del maestro spirituale, non ebbero più alcuna autorità. Nonostante l'istruzione del maestro spirituale di formare un corpo governativo e svolgere le attività missionarie della Gauḍīya Maṭha, i due gruppi non autorizzati intrapresero una disputa che va ancora avanti dopo quarant'anni senza che si sia giunti a una decisione

Noi non apparteniamo dunque a nessuna delle due fazioni, e poiché i due gruppi intenti a dividersi i beni materiali dell'istituzione della Gauḍīya Maṭha hanno fermato l'attività di predica, noi abbiamo raccolto la missione di Bhaktisiddhānta Sarasvatī Ṭhākura e di Bhaktivinoda Ṭhākura, tesa a diffondere il culto di Caitanya Mahāprabhu nel mondo, e con la protezione degli ācārya precedenti vediamo che il nostro umile tentativo ha successo.

Abbiamo seguito i princìpi spiegati in particolare da Śrīla Viśvanātha Cakravartī Ṭhākura nel suo commento sul verso della Bhagavad-gītā che inizia con vyavasāyātmikā buddhir ekeha kuru-nandana (BG 2.41). Secondo questa istruzione di Viśvanātha Cakravartī Ṭhākura, è dovere del discepolo seguire fedelmente gli ordini del maestro spirituale. Il segreto per avanzare nella vita spirituale è la fede ferma del discepolo negli ordini del proprio maestro. . . . . Bisogna giudicare ogni azione dal risultato. Gli appartenenti al gruppo il cui ācārya si è autonominato hanno occupato la proprietà della Gauḍīya Maṭha e sono soddisfatti, ma non hanno fatto alcun progresso nella predica. Dal risultato delle loro azioni si può dunque capire che sono asāra o inutili, mentre il successo dell'ISKCON, l'Associazione Internazionale per la Coscienza di Krishna, che segue fedelmente guru e Gaurāṅga, cresce ogni giorno di più in tutto il mondo.

La creazione della Commissione del Corpo Governativo (GBC) il 28 luglio del 1970 fu la seconda e potente contromisura di Śrīla Prabhupāda per evitare che il demonietto della discordia fosse libero di circolare nell'ISKCON. Il GBC è il tipo d'istituzione—un comitato [62] —che esige e promuove la cooperazione. I discepoli di Bhaktisiddhānta Sarasvatī Ṭhākura fallirono nel realizzare questo gruppo governativo. Se la Gauḍīya Maṭha non si fosse smembrata per aver disobbedito a Bhaktisiddhānta Sarasvatī Ṭhākura, oggi molti suoi discepoli starebbero lavorando insieme in Occidente. Invece, Śrīla Prabhupāda arrivò da solo e da solo resuscitò il Movimento per la Coscienza di Krishna. Quando i confratelli gli rifiutarono attivamente o passivamente ogni cooperazione, non gli fu lasciata altra scelta che diventare l'unico ācārya a capo dell'ISKCON.

Tuttavia, fu il suo maestro spirituale stesso a chiedere che fosse un comitato governativo a succedergli a capo della sua istituzione. Śrīla Prabhupāda prese a cuore questa richiesta. Si trattava di un altro desiderio di Bhaktisiddhānta Sarasvatī Ṭhākura rimasto insoddisfatto, e Śrīla Prabhupāda, il fedele Sārasvata, s'impegnò a soddisfarlo: avrebbe stabilito questo comitato e supervisionato il suo sviluppo, preparandolo ad agire come suo successore alla testa dell'ISKCON.

È pratica corrente in India che un ācārya lasci la propria istituzione a un successore da lui designato nella volontà testamentaria. L'azione che Śrīla Prabhupāda intraprese nel 1970—stabilire il GBC— gli permise nel 1977 di depositarla come primo provvedimento nella "Dichiarazione delle sue volontà": "La Commissione del Corpo Governativo (GBC) sarà la massima autorità amministrativa dell'Associazione Internazionale per la Coscienza di Krishna." In questo modo, creando il GBC e designandolo come suo successore a capo dell'ISKCON, Śrīla Prabhupāda si assicurò che l'ordine di Bhaktisiddhānta Sarasvatī Ṭhākura continuasse a operare con efficacia e a produrre frutti in tutto il mondo.

fasi finali della creazione dei componenti essenziali nella morfologia spirituale dell'ISKCON. Dopo grandi difficoltà e molti contrattempi, dovuti soprattutto all'opposizione attiva e passiva dei suoi confratelli, [63] Śrīla Prabhupāda poté acquistare a Māyāpura del terreno in favore dell'ISKCON e non tardò a rivelare il suo progetto di costruirvi un tempio monumentale. Scrisse da Calcutta a Govinda Dāsī (28 maggio 1971):

Sarai contenta di sapere che abbiamo acquistato circa cinque acri (20.000 m2 ) di terra a Mayapur, il luogo di nascita di Śrī Caitanya, e che abbiamo in programma di tenervi un bel festival di due settimane a Janmasthami. In quell'occasione ci sarà la posa della prima pietra [del tempio] e desidero che tutti i miei discepoli con ruoli di responsabilità vengano in India e partecipino. Abbiamo 50 sedi e da ognuna di esse almeno un leader dovrebbe venire per assistere alla funzione . . . . (710528 - Letter to Govinda dasi written from Calcutta)

Presiedendo alla ceremonia per la fondazione del tempio, Śrīla Prabhupāda s'impegnava a completarne la struttura. Accadde, tuttavia, che la posa della prima pietra fu ritardata fino al Gaura Pūrṇimā del 1972, e negli anni a seguire molte vicissitudini riportarono più volte i leader dell'ISKCON al tavolo da disegno. Nondimeno, l'impegno di Śrīla Prabhupāda, preso come un voto nel 1972, ha dimostrato di racchiudere in sé la potenza di condurre lo sforzo combinato ad attraversare, superare e raggirare ogni sorta di ostacoli, e ora il tempio del Planetario Vedico sorge sul terreno alluvionale di Antardvīpa.

Śrīla Prabhupāda diede grande priorità all'acquisizione di terra a Māyāpura per farne "il quartier generale" dell'ISKCON e per costruirvi un tempio straordinario. Gradualmente, i suoi discepoli cominciarono a capire l'importanza che questo progetto aveva per lui. Per esempio (SPL 37):

Durante la sua visita a Calcutta [novembre 1971], Prabhupāda aveva anche parlato dei suoi piani per Māyāpur. Nara-Nārāyaṇa aveva costruito un modello in scala della struttura che l'ISKCON avrebbe edificato sulla proprietà appena acquisita, e Prabhupāda l'aveva mostrata a tutti gli ospiti chiedendo loro di aiutare. Vedendo la concentrazione di Prabhupāda in questo progetto, Girirāja si offrì volontario per aiutare in ogni modo possibile. "Sembra che le due cose che vuoi sopra ogni altra," Girirāja aveva detto, "siano la distribuzione dei libri e la costruzione del tempio di Māyāpur." "Sì," Prabhupāda aveva risposto sorridendo. "Sì, grazie."

Possiamo cogliere meglio la priorità di Śrīla Prabhupāda se comprendiamo questo tempio alla luce dell'ecclesiologia Gauḍīya Vaiṣṇava che, come si è visto, è alla base dell'istituzione di Bhaktisiddhānta Sarasvatī Ṭhākura. Abbiamo già sottolineato che Śrīla Prabhupāda edificò l'ISKCON basandosi sulla stessa ecclesiologia. Nell'istituzione della Gauḍīya Maṭha, la Śrī Caitanya Maṭha di Māyāpura è il tempio centrale o "tempiomadre" e tutti gli altri sono le sue ramificazioni: "La distinzione tra la Gaudiya Math [di Calcutta] e la Sri Chaitanya Math è del tutto analoga a quella tra una candela accesa da un'altra candela," spiega l'articolo del The Harmonist (facendo allusione alla Brahma-saṁhitā 5.46). Essendo situato a Māyāpura, il regno spirituale calato in Terra (Śvetadvīpa), il tempio centrale è davvero la controparte o l'equivalente mondano visibile del suo originale, situato nella trascendenza, dove il Signore e l'ācārya dimorano insieme eternamente. Le sue diverse ramificazioni sono luoghi di formazione per coloro che aspirano a servire 86 nel luogo dell'ācārya, la trascendentale Māyāpura. Situato dunque sul confine, per così dire, tra due regni, il tempiomadre dell'istituzione ha la funzione di porta d'ingresso. Le sue sedi succursali, benché disseminate un po' dovunque nel regno terreno, in virtù del loro collegamento col centro fungono anch'esse da vie di accesso.

Collocata al centro, la Śrī Caitanya Maṭha insegna con la sua stessa architettura, le sue decorazioni e i suoi annessi, la scienza spirituale, che esprime il principio unificato che rende possibile questo passaggio: l'acintya-bhedābheda-tattva. L'agevole cammino del parikramā, che corre tutt'intorno alla cupola centrale, conduce il visitatore itinerante ad incontrare, una dopo l'altra, le forme dei quattro Ācārya-Fondatori Vaiṣṇava, ognuno all'interno del proprio santuario incastonato nel corpo esterno della cupola. Essi sono situati in modo equidistante intorno alla base della cupola, ma la struttura stessa li porta a riunirsi attorno alla Śrī Caitanya Maṭha.

Ciascuno di questi quattro Ācārya-Fondatori propose un insegnamento specifico in merito alla relazione tra il Signore e le Sue energie, ma pur essendo valida, ogni loro dottrina è anche incompleta, asserisce Niśikānta Sānyāl nell'opera Sri Krishna Chaitanya. Invece, l'insegnamento di Śrī Caitanya— ufficializzato come acintya-bhedābheda-tattva—"li riconcilia, li armonizza e li perfeziona" (SKC 164). Il tempio rappresenta questo insegnamento Gauḍīya Vaiṣṇava e presenta la tesi— minuziosamente esposta nel Sri Krishna Chaitanya—che Mahāprabhu, lo yuga-avatāra, offre il coronamento e la realizzazione del teismo.

Il Tempio ISKCON del Planetario Vedico presenta lo stesso insegnamento promulgato dalla Śrī Caitanya Maṭha, ma in modo più dettagliato e comprensivo. Esso traccia, modella e illustra in scala cosmologica la verità realizzata dell'acintya-bhedābhedatattva: che niente è differente da Kṛṣṇa, pur essendo Kṛṣṇa differente da ogni cosa.[64] All'interno della cupola principale del tempio vediamo il cosmo raffigurato così come si rivela a coloro che lo sperimentano con una percezione sgombra: pervaso da Kṛṣṇa e connesso a Lui mediante le Sue stesse energie. Il tempio si contrappone così alle due forme più diffuse di percezione illusoria, che separano Kṛṣṇa dalle Sue energie. Una è la via del monismo o impersonalismo (nirviśeṣa-vāda), che nega la realtà delle energie divine e relega a pura illusione sia la personalità di Dio sia la Sua creazione. L'altra è la via del materialismo o nichilismo (śūnya-vāda), che riconosce solo le energie, le quali non avrebbero però né origine né fondamento.

Illustrando le connessioni tra il Signore e la Sua creazione, il tempio fornisce una sorta di mappa del sentiero che porta alla divinità (completa delle varie soste, deviazioni e distrazioni). Ambientate nelle pareti interne della cupola, gallerie concentriche ascensionali offrono al visitatore una sequenza di rappresentazioni, rese in modo artistico, delle regioni incontrate da Gopa-kumāra durante il suo viaggio cosmico attraverso molteplici regni materiali e spirituali fino a Vṛndāvana, da Śrī Kṛṣṇa, così come sono descritte da Sanātana Gosvāmī nella Bṛhad-Bhāgavatāmṛta. In questo modo, il tempio presenta in anteprima l'ascesa finale che porta ogni vita senziente a emanciparsi.

L'ultimo dei cinque passi di Śrīla Prabhupāda, tutti compiuti nel 1972, mette al loro posto gli elementi essenziali dell'ISKCON. Il tempio completa l'intera struttura spirituale dell'ISKCON visibile. I centri e i templi sparsi per il mondo sono uniti in una rete che converge al centro, a Śrīdhāma Māyāpura. Come le radici di un albero che si estendono in lungo e in largo e portano l'acqua al tronco centrale, così l'ISKCON di Śrīla Prabhupāda porta le anime condizionate a Māyāpura, dove il tempio centrale apre un passaggio alla dimensione verticale, che si erge verso l'alto come il tronco di un albero per poi espandersi rigogliosamente nel cielo spirituale.

Questa è l'opera di un Ācārya-Fondatore. Un ĀcāryaFondatore apre la strada che conduce attraverso i cosmi, li oltrepassa ed entra nella trascendenza. Dopo aver spianato l'illustre sentiero—dalla punta della prima radice fino alla punta dell'ultima foglia—l'Ācārya-Fondatore predispone per il suo regolare mantenimento e per le guide qualificate a dirigere, a proteggere e incoraggiare coloro che lo percorrono. Egli continua a supervisionare la sua funzionalità finché c'è qualcuno che agisce secondo le sue direttive. In un certo senso, questo sentiero verso la terra dei vivi è identico al suo artigiano. Chiamando ISKCON la sua costruzione, Śrīla Prabhupāda l'ha progettata in modo che quest'opera completamente spirituale fosse visibile non solo ai saggi (che riconoscono ciò che vedono), ma anche agli sciocchi (che non ci riescono). Per questi ultimi, in particolare, egli ha fornito una grande varietà di visibili accessi al sentiero, sparsi in una rete che copre il mondo. Tutti convergono al centro, ad Antardvīpa, dove la mappa del luminoso percorso—nella cartografia cosmologica—è meravigliosamente rappresentata e ogni passo del viaggio nella trascendenza accuratamente raffigurato. Così il tempio si rivela come un portale cosmico o un passaggio che conduce, attraverso i paradisi, nei regni eterni di Kṛṣṇa. [65]

Le mūrti di Śrīla Prabhupāda, espressamente collocate nei templi e nei centri dell'ISKCON, indicano il suo controllo sulle vie di accesso al sentiero. Nel loro punto di convergenza a Navadvīpa-dhāma, la presenza vigilante di Prabhupāda su tutta l'ISKCON terrena è annunciata dalla sua radiosa forma dorata nel suo puṣpa-samādhi; da quel punto di osservazione egli sorveglia l'entrata del grande tempio, varco verso l'ultimo percorso. Poi, al capolinea, a Śvetadvīpa, Śrīla Prabhupāda stesso si occupa di accogliere i nuovi arrivati e di riunirli nell'eterna ISKCON trascendentale del gaura-līlā. [66] In questo modo, il grande viale spirituale di Śrīla Prabhupāda incanala in tutta sicurezza le jīva ritrovate e soccorse verso la destinazione più elevata.

Il nostro Ācārya-Fondatore ha segnato l'inizio del suo progetto col suo primo libro, Easy Journey to Other Planets (Facile Viaggio verso Altri Pianeti), e ha continuato il suo impegno scrivendo libri, pubblicandoli e distribuendoli, e creando nel contempo un'organizzazione di livello mondiale. La sua opera prosegue e ora è finalmente coronata dal consolidamento del suo apice, il Tempio del Planetario Vedico, che unifica il Bhāgavatam e il Bhāgavata, il libro e la persona. Segna il nucleo centrale della creazione dell'Ācārya-Fondatore e indica la posizione del vero asse terrestre nella sacra Śrīdhāma Māyāpura, regno spirituale in Terra.

Ciascuno dei "quattro Ācārya-Fondatori dell'Era del Ferro" formulò una spiegazione del Vedānta che riprendeva la comprensione teistica Vaiṣṇava di Vedavyāsa, insegnandola con vigore ed educando altri a fare altrettanto. In questo modo la facciata ingannevole dell'impersonalismo fu smantellata e il vero siddhānta vedico si propagò in tutta l'India. Nella descrizione di Bhaktivinoda Ṭhākura, i quattro Ācārya stavano preparando l'avvento dello yuga-avatāra Śrī Caitanya Mahāprabhu, che avrebbe reso accessibile a tutti le rivelazioni più confidenziali dei Veda mediante il saṅkīrtana. Mahāprabhu ispirò i Suoi seguaci più intimi a formulare sistematicamente il Suo insegnamento nell'acintya-bhedābheda-tattva, che includeva e completava i metodi filosofici dei quattro Ācārya-Fondatori. Questi seguaci vicini a Mahāprabhu portavano lo speciale titolo di "Prabhupāda." Nel corso del tempo apparvero altri due seguaci di Mahāprabhu che portarono il titolo di "Prabhupāda"—Bhaktisiddhānta Sarasvatī Ṭhākura Prabhupāda e A.C. Bhaktivedānta Swami Prabhupāda. Il primo formulò in modo pratico la strategia e le tattiche per una sistematica diffusione su scala internazionale del Movimento di Mahāprabhu, il secondo portò il suo piano a compimento.

All'interno dell'istituzione della Gauḍīya Maṭha, il titolo "Ācārya-Fondatore" era destinato a Bhaktisiddhānta Sarasvatī Ṭhākura Prabhupāda, ma a causa delle circostanze egli non riuscì a completare il suo piano e a stabilire personalmente la coscienza di Kṛṣṇa nei Paesi occidentali. In suo nome, A.C. Bhaktivedānta Swami Prabhupāda, che aveva compreso il cuore del proprio maestro, riprese là dove Bhaktisiddhānta Sarasvatī Ṭhākura l'aveva lasciato e in dodici intensi anni stabilì lo yugadharma in tutto il mondo. Così, per la misericordia di Śrī Caitanya Mahāprabhu e dei Suoi strumenti, gli sforzi compassionevoli dei quattro Ācārya-Fondatori furono estesi e completati da un'altra personalità che porta il loro stesso titolo.

Gli straordinari conseguimenti di Śrīla Prabhupāda lo rendono certamente degno di quel titolo, ma ciò non implica, in questo caso, che egli abbia dato origine a una "nuova sampradāya." Ha soltanto perpetuato la tradizione trasmettendo fedelmente gli insegnamenti e le pratiche così come li aveva ricevuti nell'ambito della Gauḍīya-sampradāya. Nondimeno, Prabhupāda ha trasmesso la tradizione ricevuta con un'impostazione distinta e decisiva, unica nel suo genere, frutto della sua conoscenza realizzata. Di conseguenza, sotto la sua direzione, la Gauḍīyasampradāya, risorta a nuova freschezza e vitalità, ha potuto estendersi oltre i confini della propria terra natale, mettendo radici su tutto il pianeta e prosperando in ogni luogo.

Storicamente la Gauḍīya-sampradāya si manifesta come un ramo della Brahmā-Madhva-sampradāya, perché Śrī Caitanya— in realtà unica sorgente di tutte le quattro sampradāya—apparve nel ruolo di un devoto (bhakta-rūpa) e come tale desiderò e accettò l'iniziazione Vaiṣṇava da una della quattro sampradāya 91 autorizzate. Tuttavia, il Suo insegnamento, organizzato e presentato dai Sei Gosvāmī, era così palesemente distinto dall'insegnamento tipico della comunità madhavita in cui era stato iniziato, che i seguaci di Mahāprabhu furono naturalmente ritenuti membri di una comunità o sampradāya a sé stante. Dimostrare l'autenticità di quest'ultima fu la sfida che Baladeva Vidyābhūṣaṇa affrontò con successo stilando un commentario Gauḍīya-vaiṣṇava sul Vedānta-sūtra, il Govinda-bhāṣya. Ne seguì il riconoscimento ufficiale, all'inizio del diciottesimo secolo, della Gauḍīya-sampradāya come comunità distinta dalla alter.

La Gauḍīya-sampradāya ha tuttavia uno status speciale e non può essere considerata semplicemente una nuova sampradāya, al pari delle altre. Se correttamente compresa, la Gauḍīyasampradāya dovrebbe essere riconosciuta come il completamento unificato delle quattro precedenti sampradāya del Kali-yuga. Questa è la comprensione suggerita dalla realizzazione—e rivelazione—di Śrīla Bhaktivinoda Ṭhākura, da lui documentata nella sua visionaria opera Śrī Navadvīpa-dhāma-māhātmya del 1890. Qui Bhaktivinoda Ṭhākura offre un racconto dettagliato— come quello di un testimone oculare—di Śrīla Jīva Gosvāmī che compie (poco dopo la scomparsa di Śrī Caitanya) il navadvīpaparikramā sotto la guida di Prabhu Nityānanda. Durante la loro escursione, Nityānanda Prabhu racconta a Śrī Jīva che ognuno dei quattro Ācārya-Fondatori presenti nel Kali-yuga è stato benedetto, mentre era in pellegrinaggio a Jagannātha Purī o Navadvīpa, con una rivelazione confidenziale sul futuro avvento dello yuga-avatāra. [67] Vincolandoli alla segretezza, Śrī Caitanya li nobilita e li ispira affinché preparino il terreno per la Sua discesa futura. Per esempio, il Signore appare in sogno a Madhvācārya e gli dice (NDM 68):

Tutti sanno che sei il Mio eterno servitore. Quando apparirò a Navadvīpa, sarò parte della tua sampradāya. Ora vai in ogni luogo a sradicare sistematicamente tutte le false scritture dei māyāvādī e rivela le glorie dell'adorazione offerta alla Divinità del Signore. In seguito, diffonderò il tuo puro insegnamento.

Quando Śrī Caitanya appare a Nimbāditya (o Nimbārka), gli confida che in futuro rivelerà un insegnamento definitivo che includerà, assimilerà, unificherà e completerà l'insegnamento di ognuno dei quattro Ācārya-Fondatori (NDM 73):

In seguito, quando inaugurerò il Movimento del saṅkīrtana, predicherò personalmente l'essenza delle quattro filosofie Vaiṣṇava. Da Madhva riceverò due elementi essenziali: la sconfitta completa della filosofia Māyāvāda e il servizio alla Divinità di Kṛṣṇa con la consapevolezza che la Divinità è un eterno essere spirituale. Da Rāmānuja accetterò due grandi insegnamenti: il concetto della bhakti esente da karma e jñāna, e il servizio ai devoti. Dagli insegnamenti di Viṣṇusvāmī prenderò due elementi primari: il sentimento di dipendenza esclusiva da Kṛṣṇa e il sentiero della rāgabhakti. Infine, da te riceverò due eccellenti princìpi: la necessità di prendere rifugio in Rādhā e la profonda ammirazione per l'amore delle gopī verso Kṛṣṇa.

In conclusione, l'avvento di Śrī Caitanya è in sé il coronamento delle quattro sampradāya. Esso annuncia un nuovo inizio, con Mahāprabhu come artefice di una rivelazione dalla magnanimità senza precedenti, con i Sei Gosvāmī come primi ricevitori e trasmettitori di quella rivelazione, e con Śrīla Prabhupāda come l'ācārya che ha creato e sviluppato una comunità globale di kṛṣṇa-bhakta. Dopo averla battezzata col nome di "Associazione Internazionale per la Coscienza di Krishna," egli le ha dato energia infondendole la forza vitale della propria conoscenza realizzata e ne ha fondato il tempio più importante ad Antardvīpa, il suo quartier generale, la Śvetadvīpa scesa in Terra, da dove l'Associazione diffonde la rivelazione di Śrī Kṛṣṇa Caitanya al mondo e il mondo torna a Lui.

La conoscenza realizzata di Śrīla Prabhupāda . Per nostra fortuna, Śrīla Prabhupāda fu disponibile a condividere con noi il modo in cui acquisì la sua conoscenza realizzata, conoscenza che gli permise poi di realizzare il desiderio del suo maestro spirituale e stabilire il Movimento di Śrī Caitanya come impresa globale. Śrīla Prabhupāda ce ne offrì una testimonianza straordinaria nel 1968 al tempio di Los Angeles, in occasione dell'anniversario della scomparsa di Śrīla Bhaktisiddhānta Sarasvatī Ṭhākura. Guardando le file di giovani americani coi visi rivolti a lui, Śrīla Prabhupāda espresse ad alta voce la propria meraviglia:

Sono nato in una famiglia e il mio Guru Maharaja è nato in un'altra famiglia. Chi poteva sapere che sarei stato accolto sotto la sua protezione? Chi poteva immaginare che sarei venuto in America? O che voi giovani americani sareste venuti da me? Questi sono i piani di Kṛṣṇa. Non possiamo capire in che modo tutto accade.

Poi, Śrīla Prabhupāda prosegue raccontando come mai si trovava a Los Angeles quel giorno.

Nel 1936—oggi è il 9 dicembre 1968—quindi trentadue anni fa, ero occupato nei miei affari a Bombay, quando all'improvviso—forse proprio intorno alla data di oggi, il nove o il dieci dicembre—scrissi una lettera al mio Guru Mahārāja, che in quel momento stava poco bene e si trovava al mare, a Jagannātha Purī: "Caro maestro, gli altri tuoi discepoli—brahmacārī e sannyāsī—ti stanno offrendo un servizio diretto. Invece io ho una famiglia, non posso vivere con te e non posso servirti nel modo appropriato. Non so. Come posso servirti?" Era solo un'idea: pensavo a servirlo, "Come posso offrirgli un servizio serio?"

Il seme dal quale tutto si sviluppò era "solo un'idea." Scontento di come andavano gli affari e ostacolato dagli obblighi imposti dal proprio āśrama, seguendo un impulso ("all'improvviso") Prabhupāda scrisse al suo Guru Mahārāja con una richiesta, un 94 grido dal cuore. Si sentiva bloccato in una posizione che rendeva impossibile qualunque servizio consistente, ma il desiderio di servire era presente. Confessò dunque quel desiderio e quella frustrazione al suo maestro spirituale.

Prabhupāda continua:

La sua risposta portava la data del 13 dicembre 1936. In quella lettera egli scrisse, "Caro discepolo, sono felice di ricevere la tua lettera. Penso che dovresti cercare di promuovere il nostro Movimento in lingua inglese." Ecco ciò che scrisse: "E questo farà bene a te e a coloro che ti aiuteranno." Questa fu la sua istruzione. Dopodiché, il 31 dicembre 1936—cioè appena quindici giorni dopo avermi scritto questa lettera—lasciò il pianeta. Presi l'ordine del mio maestro molto seriamente, anche se non sapevo cosa sarei riuscito a fare. A quel tempo ero un uomo di famiglia, ma tutto è stato organizzato da Kṛṣṇa. Se cerchiamo di servire bene l'ordine del maestro spirituale, allora Kṛṣṇa ci darà ogni facilitazione. Questo è il segreto. Benché non vi fosse alcuna possibilità—non avrei mai pensato—

Si trattava di un ordine sorprendente e inatteso, paradossale e del tutto improbabile. "Promuovi il nostro Movimento in lingua inglese": in effetti, questa era l'avanguardia della predica della Gauḍīya Maṭha. Significava: vai in Occidente—in Europa, in America. Tutti conoscevano bene quest'ordine, già trasmesso a molti leader, sannyāsī e brahmacārī, della Gauḍīya Maṭha. Ora, però, il suo depositario era un capofamiglia che faceva affari a Bombay, impelagato in faccende domestiche e commerciali, che aiutava il tempio come poteva. Era, come diremmo oggi, un "membro della congregazione". Prabhupāda confessa che non riusciva a immaginare alcuna circostanza concreta che gli avrebbe permesso di realizzare quest'ordine. ("Non sapevo cosa sarei riuscito a fare", "Benché non vi fosse alcuna possibilità—non avrei mai pensato—".) Nonostante tutto, prese quell'istruzione "molto seriamente". Inoltre, era l'ultima comunicazione diretta che aveva ricevuto dal suo maestro spirituale e questo le dava 95 ancora più peso. (E certamente sentì risuonare come un'eco la medesima richiesta che Bhaktisiddhānta Sarasvatī Ṭhākura gli aveva fatto quattordici anni addietro, durante il loro primo incontro.) Comprese quindi che doveva prenderla sul serio, anche se all'inizio si chiedeva sconcertato: come si potrà mai verificare nel mondo una cosa simile? Quando poi si verificò, fu tutto "organizzato da Kṛṣṇa".

È necessario tuttavia un altro requisito. Che cosa induce Kṛṣṇa a mettere in atto un piano del genere? La serietà del discepolo. "Se cerchiamo di servire bene l'ordine del maestro spirituale, Kṛṣṇa ci darà ogni facilitazione. Questo è il segreto." [68] Questa è "la conoscenza realizzata" di Śrīla Prabhupāda.

Ora Prabhupāda continua raccontando come—sempre grazie al piano di Kṛṣṇa—egli apprese questo segreto:

Benché non vi fosse alcuna possibilità—non avrei mai pensato—cominciai a fare sul serio studiando il commento di Viśvanātha Cakravartī Ṭhākura sulla Bhagavad-gītā. Nella Bhagavad-gītā c'è il verso vyavasāyātmikā-buddhir ekeha kuru-nandana e nella sua spiegazione Viśvanātha Cakravartī Ṭhākura scrive che dovremmo accettare le parole del maestro spirituale come la nostra vita e anima, cercando di eseguire la sua istruzione, la specifica istruzione del maestro spirituale, con grande rigore, senza preoccuparci di guadagni o perdite personali.

Ecco la fonte immediata dell'ispirazione di Śrīla Prabhupāda. La realizzazione che egli ebbe leggendo il commento di Viśvanātha Cakravartī Ṭhākura al verso 2.41 della Bhagavad-gītā fu la chiave che sbloccò l'ordine del suo maestro spirituale, ordine che divenne il fondamento della sua vita e dei suoi conseguimenti, "l'unico segreto" del suo successo. Più volte Prabhupāda fa riferimento direttamente e indirettamente a questo momento decisivo della sua vita, [69] in cui gli fu concessa la realizzazione di assumersi quell'impegno incondizionato che avrebbe fatto dell'ordine del suo maestro spirituale la sua vita e anima. In virtù di questo impegno, Kṛṣṇa lo ha portato in America e gli ha dato il successo:

Ho provato ad agire in questo spirito ed egli mi ha dato le facilitazioni per servirlo. Gli eventi hanno fatto il loro corso e io sono arrivato nel vostro Paese in tarda età. Ora anche voi state prendendo seriamente questo Movimento e state cercando di capirlo. Adesso abbiamo pubblicato alcuni libri, quindi il Movimento ha una base d'appoggio.

Ora Prabhupāda chiede ai suoi discepoli di mettere in pratica il suo ordine con la stessa dedizione che egli ha mostrato nell'obbedire all'ordine del suo Guru Mahārāja:

In occasione della commemorazione della scomparsa del mio maestro spirituale, così come io sto cercando di eseguire la sua volontà, chiedo anche a voi di fare altrettanto attraverso il mio ordine. Sono un uomo anziano e posso venire a mancare in qualsiasi momento. È la legge della natura e nessuno può fermarla. Non c'è da sorprendersi, ma nel giorno propizio che commemora la dipartita del mio Guru Mahārāja, mi appello a voi affinché comprendiate almeno in parte l'essenza del Movimento per la coscienza di Kṛṣṇa e cerchiate di portarlo avanti. (681209 - Lecture Festival Disappearance Day, Bhaktisiddhanta Sarasvati - Los Angeles)

"Eseguire la sua volontà" sembra un gioco di parole. È chiaro che l'espressione significa portare a compimento l'ordine di qualcuno, ma è anche la formula legale per la procedura testamentaria, con cui i beni di una persona passano agli eredi. Col suo impegno di eseguire la volontà di Bhaktisiddhānta Sarasvatī, Śrīla Prabhupāda ereditò il suo potere specifico di propagare la coscienza di Kṛṣṇa. Ora, in questa particolare occasione, Śrīla Prabhupāda detta le proprie volontà: "Anch'io vi chiedo di eseguire lo stesso ordine attraverso la mia volontà. Sono un uomo anziano." In questo modo Prabhupāda ci ha nominato suoi eredi e la sua eredità sono le istruzioni che, se accettate, trasferiscono a noi lo stesso potere di guidare la gente al rifugio dei piedi di Kṛṣṇa.

"Anch'io vi chiedo di eseguire lo stesso ordine attraverso la mia volontà." Si tratta di un momento straordinario: è l'atto di trasmissione di potere spirituale col quale tutti noi possiamo essere potenziati proprio come lo fu Śrīla Prabhupāda. Quindi Śrīla Prabhupāda ci rivela qual è "quello stesso ordine":

. . . . comprendete almeno in parte l'essenza del Movimento per la coscienza di Kṛṣṇa e cercate di portarlo avanti. La gente soffre per la mancanza di questa coscienza. Preghiamo ogni giorno in onore dei devoti:

vāñchā-kalpatarubhyaś ca kṛpā-sindhubhya eva ca

patitānāṁ pāvanebhyo vaiṣṇavebhyo namo namaḥ

Un Vaiṣṇava, un devoto del Signore, dedica la propria vita al bene altrui. La maggior parte di voi appartiene alla comunità cristiana, perciò sapete che Gesù Cristo disse di essersi sacrificato per i vostri peccati. Questa è la determinazione dei devoti del Signore. Non s'interessano ai benefici personali. Poiché amano Kṛṣṇa, Dio, amano tutte le creature, essendo tutti gli esseri in relazione a Kṛṣṇa. Anche voi dovreste imparare. In questo Movimento per la coscienza di Kṛṣṇa s'impara a diventare Vaiṣṇava e a provare sentimenti per l'umanità sofferente.

L'ordine che Śrīla Prabhupāda ricevette con le parole "diffondi il nostro Movimento in inglese" viene ora ritrasmesso a noi con le parole "diventate Vaiṣṇava e provate sentimenti per l'umanità sofferente." Śrīla Prabhupāda ha preso molto a cuore quest'ordine, come esprime questo canto:

guru-mukha-padma-vākya, cittete kariyā aikya,
āra nā kariha mane āśā

"Fa' che le parole provenienti dalla bocca di loto del maestro spirituale siano tutt'uno col tuo cuore e non desiderare altro."

Il successo di Śrīla Prabhupāda è la prova del potere di queste istruzioni. Molti altri hanno ricevuto il medesimo ordine da Bhaktisiddhānta Sarasvatī Ṭhākura, ma ad oggi la dimostrazione del vyavasāyātmikā-buddhi è solo sua.

Per questo motivo Prabhupāda fondò una nuova organizzazione che, nel suo insieme e nelle sue singole parti, rappresentasse e sviluppasse quella realizzazione—realizzazione che si manifesta come l'incessante e risoluto impegno a diffondere il puro amore per Dio all'umanità sofferente.

L'umanità sofferente. The La grande sensibilità per il mondo sofferente—così predominante nell'eredità che Śrīla Prabhupāda ricevette da Bhaktisiddhānta Sarasvatī Ṭhākura—ha una conseguenza naturale: il bisogno urgente di radunare e usare tutte le risorse disponibili—materiali, personali, finanziarie, infrastrutturali, organizzative—per dare all'umanità il maggior sollievo possibile nel minor tempo possibile. L'innovazione di Bhaktisiddhānta Sarasvatī Ṭhākura consisteva proprio nel creare un'istituzione coordinata e unificata che potesse 99 raggiungere questo scopo. Quando il servizio volontario dei devoti fu organizzato e coordinato in modo razionale, la sua energia produttiva, così consolidata e concentrata, accrebbe enormemente.

L'istituzione capace di mantenere questo impegno con vigore e sinergia per un arco di tempo molto lungo doveva avere una configurazione unica. Śrīla Bhaktisiddhānta Sarasvatī Gosvāmī voleva pertanto un'organizzazione in cui la massima autorità non fosse un singolo ācārya autocratico, ma un consiglio direttivo che egli chiamò "Governing Body Commission (Commissione del Corpo Governativo)". Poiché la Gauḍīya Maṭha aveva fallito nell'intento di realizzare questa struttura, Śrīla Prabhupāda disse che era diventata "inutile".

Il consiglio direttivo. Il consiglio direttivo è un'istituzione occidentale moderna finalizzata a una gestione e supervisione collettiva. Śrīla Prabhupāda si avvalse degli elementi ordinari, generalmente usati, di tale organizzazione: l'incontro annuale, le risoluzioni approvate dalla maggioranza dei membri votanti, l'osservanza delle regole di una formale procedura parlamentare (così come sono descritte nel Robert's Rule of Order), le risoluzioni definitive trascritte dal segretario in un registro verbale e così via.

Il "singolo ācārya autocratico" esemplifica una forma di organizzazione più antica, più elementare e forse più istintivamente naturale. La cultura indiana ne ha adottato il modello, che sin dalle origini prevede un sannyāsī a capo dei suoi studenti brahmacārī.

Quando, col tempo, le istituzioni crescono attorno a un singolo maestro o capo potente e carismatico come risultato di un graduale accumulo di seguaci, terreni, templi, abitazioni e un ricco patronato, la persona in cima dev'essere spiritualmente avanzata per non cadere vittima delle tentazioni del potere, del denaro, della fama e via dicendo. Nel contempo, la prospettiva di controllo e godimento di questi beni può attrarre proprio 100 il tipo sbagliato di persona—che ovviamente deve fingersi distaccata e indifferente. In casi del genere, l'ipocrisia, le critiche, i colpi gobbi, gli intrighi, ecc. possono diventare endemici e le istituzioni tendono a disgregarsi.

Il vantaggio di un corpo governativo risiede in un potere meno accentrato, perché i membri agiscono in modo da controllarsi ed equilibrarsi a vicenda. L'istituzione è sostanzialmente più stabile e continua anche se in alcuni periodi manca un leader dal carisma eccezionale. D'altra parte, la presenza di due o più leader molto qualificati può essere facilmente gestita, anzi, in un corpo governativo essi diventano una ricchezza—più ce ne sono meglio è. Se invece in cima c'è una sola persona, due o più leader molto qualificati saranno tutti, eccetto uno, impegnati al di sotto delle loro capacità rimanendo insoddisfatti, condizione, questa, che favorisce gli scismi.

Un corpo governativo è dunque più stabile, più forte e più flessibile di un singolo ācārya. Ma che cosa succede se nel gruppo c'è un certo numero di ācārya dotati di straordinaria potenza, "luminosi", per così dire? Manderanno tutto in rovina? No: se sono davvero elevati nella coscienza di Kṛṣṇa, si assicureranno che venga messo in pratica il principio di cooperazione nel servizio ai piedi di loto di Śrīla Prabhupāda e in questo modo renderanno il corpo governativo ancora più forte.

LA NOSTRA SFIDA PRINCIPALE

Śrīla Prabhupāda strutturò l'ISKCON proprio in questo modo e istituì la Commissione del Corpo Governativo nel 1970, curandone personalmente lo sviluppo e l'organizzazione. Dichiarò che voleva ci fossero nell'ISKCON "centinaia di migliaia di maestri spirituali", a significare che la relazione guru-discepolo avrebbe dovuto continuare nell'ambito dell'istituzione unificata sotto la direzione del GBC. Un'organizzazione di questo tipo avrebbe permesso a molti guru di agire combinando le forze e operando di comune accordo con altri leader e amministratori.

Centinaia di migliaia di maestri spirituali. A New York il 17 agosto 1966, mentre spiegava i versi 4.34-38 della Bhagavadgītā, Śrīla Prabhupāda disse:

Non c'è niente che impedisca a chiunque di diventare un maestro spirituale. Tutti possono diventarlo, a patto che conoscano la scienza di Kṛṣṇa. . . . La scienza di Kṛṣṇa è la Bhagavad-gītā. Chiunque la conosca perfettamente può diventare maestro spirituale. . . . Noi vogliamo centinaia di migliaia di maestri spirituali che capiscano la scienza di Krsna e la predichino in tutto il mondo. . . . . Per questo motivo abbiamo formato quest'associazione e invitiamo tutte le anime sincere a farne parte, a diventare maestri spirituali e a predicare questa scienza in tutto il mondo. (660815 - Lecture BG 04.34-38 - New York)

Śrīla Prabhupāda rivelò le proprie aspettative a Tuṣṭa-Kṛṣṇa (VB: Corrispondenza, 2 dicembre 1975):

Ogni studente dovrebbe diventare un Acarya. Acarya è chi conosce le ingiunzioni delle Scritture, le applica nella vita e le insegna ai suoi discepoli . . . . Continua a prepararti molto seriamente e allora sarai un Guru autentico e potrai accettare discepoli in base allo stesso principio. L'etichetta vuole però che se il tuo maestro spirituale è ancora in vita, tu presenti a lui gli aspiranti discepoli e quando sarà assente, cioè dopo la sua dipartita, potrai accettare discepoli senza limitazioni. Questa è la legge che regola la linea di successione. Voglio vedere i miei discepoli diventare maestri spirituali autentici e diffondere la coscienza di Krishna in lungo e in largo. Ciò renderà me e Krishna molto felici.

Śrīla Prabhupāda manifestò in questa e in molte altre occasioni la necessità di un vasto numero di guru e il suo desiderio che "ogni studente" aiutasse a raggiungere questo traguardo. Voleva fortemente che i suoi discepoli e seguaci rimanessero nell'ISKCON, pertanto si aspettava un grande incremento della forza spirituale e materiale generata dall'efficacia e dal mutuo sostegno di un servizio collettivo. Lavorando e predicando 102 insieme in modo corale e organizzato, il nostro potere interno ed esterno diventa ben più grande della somma dei singoli sforzi individuali.

Dopotutto, noi pratichiamo il saṅkīrtana, non solo il kīrtana, e il pieno significato del prefisso saṁ—che indica unione, ma anche profondità, intensità e completezza—dev'essere realizzato.

Tuttavia, finché Śrīla Prabhupāda era presente come il solo ācārya e dīkṣā-guru, l'intera struttura restava allo stato embrionale, un bambino nel grembo della madre, con la sua forma e le sue funzioni non ancora pienamente sviluppate. Durante la permanenza fisica di Prabhupāda, per la natura stessa della situazione il GBC non poteva assumere il suo ruolo di "massimo organo amministrativo" e Prabhupāda era l'unico guru. Il risultato completo della sua opera doveva quindi attendere per manifestarsi.

Di conseguenza, Prabhupāda ha lasciato a noi il compito di strutturare appieno la forma e le funzioni dell'ISKCON dopo la sua dipartita, affinché esso abbia un impatto concreto sul mondo. Una sfida importante è l'integrazione del vincolo guru-discepolo—che esige profonda lealtà e dedizione alla persona del maestro spirituale—nell'ambito di una grande associazione, che in un certo senso richiede un grado più elevato e onnicomprensivo di lealtà. Questa lealtà è la nostra comune fedeltà al nostro Ācārya-Fondatore Śrīla Prabhupāda e si dimostra praticamente attraverso la collaborazione tra i singoli membri all'interno della struttura che egli ci ha lasciato in eredità affinché sia realizzato il suo desiderio più profondo.

La mutua cooperazione. Il fondamento della cooperazione è l'amore. "Un'intera istituzione sta eseguendo il mio ordine e non perché io sono un uomo superiore," disse Śrīla Prabhupāda. (Philosophy Discussion on Arthur Schopenhauer).

C'è amore, senza amore non potreste farlo. Avete un po' d'amore per me, perciò eseguite il mio ordine, altrimenti non sarebbe possibile, neanch'io potrei farlo. Siete stranieri, americani, e io sono arrivato da un altro Paese, 103 non ho un conto [in banca] e neppure posso ordinarvi: "Dovete farlo, altrimenti vi punirò." C'è amore, c'è un legame d'amore. Potrei anche diventare così audace da castigarvi, ma se mi amate eseguirete il mio ordine incondizionatamente, perché il principio fondamentale è l'amore. Tutta la nostra filosofia è amore [70]

Il 23 maggio 1977, Śrīla Prabhupāda fece una famosa affermazione sulla prova del nostro amore. Così ricorda Tamāla Kṛṣṇa Goswami:

Śrīla Prabhupāda rimarcò, "Darete prova del vostro amore per me se dopo la mia dipartita riuscirete a preservare questa istituzione. Abbiamo autorevolezza e la gente avverte il nostro peso. Tutto questo va mantenuto. Non come nella Gauḍīya Math. Dopo la dipartita di Guru Mahārāja spuntarono molti ācaryā." [71]

Bhakti Charu Swami era presente quando Śrīla Prabhupāda fece quest'affermazione. Egli ricorda:

Quando Śrīla Prabhupāda era a Vrindavan durante i suoi ultimi giorni, Tamal Krsna Maharaja leggeva ad alta voce le lettere che i devoti gli scrivevano e Sua Divina Grazia dettava le risposte facendo a volte anche dei commenti. Un devoto scrisse che avrebbe voluto offrire la propria longevità a Śrīla Prabhupāda affinché continuasse a rimanere con noi su questo pianeta. Era una lettera molto dolce, intrisa di emozione, ma Śrīla Prabhupāda reagì in un modo piuttosto insolito, commentando che il nostro amore per lui sarebbe stato dimostrato da quanto avessimo cooperato gli uni con gli altri per portare avanti la sua mission. Quest'episodio ha lasciato nel mio cuore una traccia molto profonda e mi ha reso consapevole che il modo migliore di mostrare il mio amore a Śrīla Prabhupāda è cooperando con i devoti dell'ISKCON, che servono Sua Divina Grazia sinceramente allo scopo di continuare la sua missione. [72]

Nei suoi ultimi giorni, Śrīla Prabhupāda ci chiese una prova d'amore più consistente di una semplice espressione del cuore, per quanto sincera. Solo una cosa, disse, lo convincerà: la nostra mutua cooperazione per proseguire la missione dopo la sua dipartita. Questo principio stabilito da Śrīla Prabhupāda—le azioni che vanno molto al di là delle belle parole—esprime anche l'essenza del vāṇī-sevā, grazie al quale otteniamo e manteniamo la compagnia di Śrīla Prabhupāda. Per di più, cooperare per diffondere la coscienza di Kṛṣṇa è il vero significato del saṇkīrtana. Śrīla Prabhupāda lo ha spiegato in un modo molto bello:

Il significato di questo verso è che persino Caitanya Mahāprabhu—Egli è Dio, Kṛṣṇa stesso—Si sentiva incapace di compiere quest'impresa da solo. Si sentiva così. Questa è la situazione. Poiché voi cooperate, io ne ricevo il credito. Altrimenti, da solo, cosa potrei fare? Ekākī āmāra nāhi pāya bolo. Caitanya Mahāprabhu stesso voleva la nostra collaborazione. Egli è Dio, Kṛṣṇa. La cooperazione, dunque, è qualcosa di molto importante. Nessuno dovrebbe pensare, "Sono talmente esperto che ce la posso fare." No. Solo cooperando possiamo fare grandi cose. "L'unione fa la forza" Questo è il nostro motto. . . . Siate dunque forti nel promuovere la coscienza di Kṛṣṇa e Kṛṣṇa vi aiuterà. Lui è il più forte. Nondimeno dobbiamo operare congiuntamente. Saṅkīrtana. Saṅkīrtana significa molte persone che si uniscono per cantare insieme. Questo è saṅkīrtana. Altrimenti è kīrtana. Saṅkīrtana. Bahubhir militvā kīrtayatīti saṅkīrtanam. Bahu: bahu significa molti, molti che si riuniscono assieme. Questa è la missione di Caitanya Mahāprabhu, stare insieme.[73]

Dopo che due leader influenti ebbero lasciato l'ISKCON, Śrīla Prabhupāda diede un consiglio a Babhru Dāsa il 9 dicembre 1973. Possa questo consiglio restare per sempre nei nostri cuori:

Ora, per la Grazia di Krsna abbiamo costruito qualcosa di significativo nella forma di questa ISKCON e siamo tutti una sola famiglia. Talvolta, ci possono essere disaccordi e litigi, ma non dovremmo andare via. Questi turbamenti si possono risolvere con lo spirito di cooperazione, con la tolleranza e la maturità, pertanto vi chiedo di restare con i devoti e lavorare insieme. La prova della vostra vera dedizione e sincerità nel servire il maestro spirituale risiederà nello spirito di mutua cooperazione teso a portare avanti questo Movimento senza creare fazioni e senza deviare. (731209 - Letter to Babhru written from Los Angeles)

Ci siamo resi conto che il sistema iniziale dell'"ācāryadi-zona", adottato per integrare il guru in una struttura più ampia, creava in modo implicito delle aree geografiche individualmente più unite dell'ISKCON nel suo insieme. L'integrità dell'ISKCON fu quindi messa in pericolo e il sistema fu abolito. Nondimeno, dobbiamo fare ulteriori passi in avanti prima di comprendere quale organizzazione Śrīla Prabhupāda volesse.

Dobbiamo fare ulteriori passi in avanti. Confidiamo di stabilire al più presto nell'ISKCON una cultura di grande cooperazione nello spirito di servizio a Śrīla Prabhupāda. Una volta stabilita questa cultura, ogni singolo membro—da cima a fondo—la condivide equamente. Essa è così parte integrante dello stile di vita nel Movimento per la Coscienza di Krishna da influenzare persino il più piccolo gesto. I bambini l'assimilano con il latte della loro madre. È onnipervadente. Saremo sempre al cospetto di Śrīla Prabhupāda—e di coloro alla cui presenza egli vive.

È interessante notare come due importanti movimenti antiISKCON—che affermano spesso di essere la "vera ISKCON"— abbiano preso forma per aver rifiutato una delle componenti che formano il progetto completo di Prabhupāda: i "ritvik" vogliono eliminare i guru attuali a favore dell'autorità istituzionale del GBC, mentre i seguaci di questo o quel sannyāsī preminente vogliono eliminare l'attuale GBC e affidarsi a un solo ācārya carismatico.

Rifiuto specifico di una o dell'altra componente. Come impariamo dalla Gauḍīya Maṭha, è una chiara sfida a fare la cosa giusta. Ora che abbiamo anche noi i nostri gruppi scissionisti, dobbiamo trattarli come Śrīla Prabhupāda trattò le restanti fazioni della Gauḍīya Maṭha: con una chiara e penetrante capacità d'individuare le loro deviazioni, con uno spirito generoso e benevolente, e con una pazienza infinita.

L'ISKCON ha bisogno di promuovere entrambe le componenti: una comune e intensa fedeltà all'ISKCON e al GBC, e il legame pieno e profondo d'insegnamento che ogni guru ha con i rispettivi discepoli nell'ambito dell'ISKCON. Dobbiamo 107 comprendere che non c'è contraddizione né conflitto tra questi due elementi, che anzi traggono forza e sostegno l'uno dall'altro.

' Un fattore cruciale nell'attuazione di questa sintesi necessaria è la conoscenza profonda della posizione di Śrīla Prabhupāda e l'applicazione pratica di questa conoscenza—sia jñāna che vijñāna. Come Ācārya-Fondatore, Śrīla Prabhupāda simboleggia—e in un certo senso è—l'unità dell'ISKCON. Per questo motivo deve diventare una presenza dominante sentita e ineludibile nella vita di tutti i devoti, a prescindere dal servizio che essi offrono ai loro dīkṣā o śikṣā guru. I guru ancora presenti nel mondo tendono ad avere un impatto maggiore sui loro seguaci dei guru che ora sono in una forma non manifestata. Poiché la persona di Śrīla Prabhupāda non è più manifesta in mezzo a noi, quest'assenza della sua forma vapu dev'essere compensata da una comprensione sempre più profonda della sua presenza vāṇi (com'egli stesso ci ha insegnato).

Comprendere la posizione di Śrīla Prabhupāda. Si spera che questo scritto sia soltanto uno dei molti che si propongono di promuovere una comprensione sempre più profonda di Śrīla Prabhupāda come Ācārya-Fondatore e un servizio sempre più devoto a lui.

La presenza di Śrīla Prabhupāda deve diventare una parte così integrante del tessuto dell'ISKCON, l'essenza stessa della sua cultura, da non scemare neanche quando tutti coloro che lo hanno conosciuto personalmente lo avranno seguito fuori da questo mondo.

La sua presenza non diminuirà. La cultura è stata definita dagli antropologi l'insieme dei comportamenti acquisiti da un gruppo di persone e trasmesso di generazione in generazione. Il grande dono che ogni generazione dell'ISKCON può fare ai posteri è il dono di Śrīla Prabhupāda.

CONSEGUENZE

Quando la posizione di Śrīla Prabhupāda come ĀcāryaFondatore sarà stata compresa, vi saranno molteplici conseguenze:

Le generazioni future potranno ricevere la misericordia speciale offerta da Śrīla Prabhupāda e il sentiero del ritorno a Dio da lui aperto sarà sempre più affollato.
Prendendo pieno rifugio in Śrīla Prabhupāda come śikṣā guru nella sua forma vāṇi, tutti gli educatori dell'ISKCON, a diversi livelli di avanzamento, potranno trasmettere in modo autentico i suoi veri insegnamenti e dare così adeguata guida, rifugio e protezione a tutti.
La presenza attiva di Śrīla Prabhupāda assicurerà unità e integrità all'ISKCON.
Gli insegnamenti dell'ISKCON resteranno gli stessi nello spazio e nel tempo.
La conoscenza realizzata di Śrīla Prabhupāda—che lo ha dotato del potere specifico di propagare la Coscienza di Kṛṣṇa—non sarà solo preservata ma anche sviluppata.
I suoi libri resteranno il nostro perno centrale, perché contengono le intuizioni e le indicazioni per la crescita futura.
Gli occhi di Śrīla Prabhupāda saranno sempre la lente attraverso cui le generazioni future vedranno i nostri ācārya precedenti.

ABBREVIAZIONI

BG: Bhagavad-gītā
BS: Brahma-saṁhitā
CB: Caitanya Bhagavat
CC: Caitanya-caritāmṛita
BTG: Back to Godhead
HKE: The Hare Krishna Explosion
Harm: The Harmonist
Kṛṣṇa: Kṛṣṇa, The Supreme Personality of Godhead
MHP: Modern Hindu Personalism
NDM: Navadvīpa-dhāma-māhātmya
SS: Servant of the Servant
SKC: Sree Krishna Caitanya
SBV: Śrī Bhaktisiddhānta Vaibhava
SPL: Śrīla Prabhupāda-lilamrita
SB: Śrīmad-Bhāgavatam
TKG: TKG's Diary
VB: VedaBase

OPERE CITATE

Back to Godhead. Accesso 8 ottobre 2013. http:///www. backtogodhead.in.

Bhaktisiddhānta Sarasvatī Goswami Ṭhākura. Śrī Brahma-saṁhitā. Bombay: The Bhaktivedanta Book Trust, 1991.

Bhaktivedanta Swami Prabhupāda, A.C.. Bhagavad Gītā As It Is. Los Angeles: The Bhaktivedanta Book Trust, 1989.

———. Kṛṣṇa: The Supreme Personality of Godhead. Los Angeles: The Bhaktivedanta Book Trust International, 1996.

———. Śrī Caitanya Caritāmrita of Kṛṣṇadāsa Kavirāja Gosvāmī. Botany: The Bhaktivedanta Book Trust, 1996.

———. Śrīmad Bhāgavatam. Los Angeles: The Bhaktivedanta Book Trust, 1976.

Bhaktivedanta VedaBase: The Complete Teaching of His Divine Grace A.C. Bhaktivedanta Swami Prabhupada, Founder-Acarya of the International Society for Krishna Consciousness. CD-ROM, 2003.1. Bhaktivedanta Archives.

Bhaktivinoda Ṭhākura. Śrī Navadvīpa-dhāma Māhātmya. Tradotto da Bhānu Swami. n.p., n.d.

Dasa, Hayagriva. The Hare Krishna Explosion. Singapore: Palace Press, 1985.

Following Śrīla Prabhupāda: DVD 1, compilato da Yadubara Dāsa, British Columbia, Canada: ISKCON Cinema, 2006.

Goswami, Satsvarūpa dāsa. Śrīla Prabhupāda-līlāmṛta: A Biography of His Divine Grace A. C. Bhaktivedanta Swami Prabhupāda. 6 vols. Los Angeles: Bhakivedanta Book Trust, 1980-1983.

Goswami, Tamal Krishna. Servant of the Servant. Los Angeles: The Bhaktivedanta Book Trust, 1984.

———. TKG's Diary. Dallas: Pundits Press, 1998.

Harmonist, The. Redatto da Sri Srimad Bhakti Siddhanta Sarasvati Goswami Maharaj. Volumi. 24-33. Calcutta: Sri Gaudiya Math, 1927-1936. Nota: The Bhaktivedanta Research Centre possiede una collezione di numeri originali del The Harmonist, rilegati in dieci volumi (questa collezione era in precedenza parte della libreria di Sundarānanda Vidyāvinoda.) Nell'ottavo volume rilegato (contenente il volume 32 del The Harmonist), mancano i numeri 22 e 24. Il nono volume (contenente il volume 33) ha solo quattro numeri, due del novembre e due del dicembre 1936. Il decimo e ultimo volume (contenente il volume 34 del The Harmonist, 1937), contiene sei numeri—pubblicati dopo la dipartita di Śrīla Bhaktisiddhānta Sarasvatī Ṭhākura—a partire da agosto fino a novembre.

Sanyal, Nisikanta. Sree Krishna Chaitanya. Vol. 1. Royapettah, Madras: Sree Gaudiya Math, 1933.

Sardella, Ferdinando. Modern Hinduism Personalism: The History, Life, and Thought of Bhaktisiddhānta Sarasvatī. New York: Oxford University Press, 2013.

Sraman, Bhakitikusum. Prabhupāda Srila Sarasvati Thākura. Māyāpur: Śrī Caitanya Maṭha, 1982.

Swami, Bhakti Vikāsa. Śrī Bhaktisiddhānta Vaibhava: The Grandeur and Glory of Śrīla Bhaktisiddhānta Sarasvatī Ṭhākura. 3 vols. Surat, India: Bhakti Vikas Trust, 2009.

GLOSSARY

ACCORD: AGREEMENT OR HARMONY.

ADROIT: SKILLFUL IN USING THE HANDS OR MIND; DEXTEROUS, ACTIVE, CLEVER.

AEGIS: THE PROTECTION, BACKING, OR SUPPORT OF A PARTICULAR PERSON OR ORGANIZATION.

ALLEGORY: DESCRIPTION OF A SUBJECT UNDER THE GUISE OF SOME OTHER SUBJECT OF APTLY SUGGESTIVE RESEMBLANCE; A STORY, POEM, OR PICTURE THAT CAN BE INTERPRETED TO REVEAL A HIDDEN MEANING, TYPICALLY A MORAL OR POLITICAL ONE; A SYMBOL.

ALLUSION: IMPLIED, OR INDIRECT REFERENCE; AN EXPRESSION DESIGNED TO CALL SOMETHING TO MIND WITHOUT MENTIONING IT EXPLICITLY; AN INDIRECT OR PASSING REFERENCE.

ALLUVIAL: OF, PERTAINING TO, OR CONSISTING OF ALLUVIUM; DEPOSITED FROM FLOWING WATER; OR PERTAINING TO SUCH A DEPOSIT.

ANALOGOUS: COMPARABLE IN CERTAIN RESPECTS, TYPICALLY IN A WAY THAT MAKES CLEARER THE NATURE OF THE THINGS COMPARED.

ANALOGUE: AN ANALOGOUS WORD OR THING; A REPRESENTATIVE IN DIFFERENT CIRCUMSTANCES OR SITUATION; SOMETHING PERFORMING A CORRESPONDING PART.

ANOMALY: SOMETHING THAT DEVIATES FROM WHAT IS STANDARD, NORMAL, OR EXPECTED.

ANTIPATHY: FEELING AGAINST, HOSTILE FEELING TOWARDS; CONSTITUTIONAL OR SETTLED AVERSION OR DISLIKE.

APHORISM: A PITHY OBSERVATION THAT CONTAINS A GENERAL TRUTH.

APPELLATION: A DESIGNATION, NAME, OR TITLE GIVEN.

APPURTENANCE: A THING WHICH NATURALLY AND FITLY FORMS A SUBORDINATE PART OF, OR BELONGS TO, A WHOLE SYSTEM; A CONTRIBUTORY ADJUNCT, AN ACCESSORY.

ARDENT: ENTHUSIASTIC OR PASSIONATE.

ATTESTATION: PROVIDE OR SERVE AS CLEAR EVIDENCE OF.

ATTRIBUTION: ASCRIBE A WORK OR REMARK TO (A PARTICULAR AUTHOR, ARTIST, OR SPEAKER).

AU COURANT: AWARE OF WHAT IS GOING ON; WELL INFORMED; FASHIONABLE.

AVER: TO DECLARE TRUE, ASSERT THE TRUTH OF (A STATEMENT).

CARTOGRAPHY: THE SCIENCE OR PRACTICE OF DRAWING MAPS.

CHRISTEN: GIVE TO (SOMEONE OR SOMETHING) A NAME THAT REFLECTS A NOTABLE QUALITY OR CHARACTERISTIC.

COIGN OF VANTAGE: A FAVORABLE POSITION FOR OBSERVATION OR ACTION.

COINAGE: THE (DELIBERATE) FORMATION OF A NEW WORD.

CONSUMMATE: COMPLETED, PERFECTED, FULLY ACCOMPLISHED.

CONSUMMATION: THE POINT AT WHICH SOMETHING IS COMPLETE OR FINALIZED.

CONTROLLING METAPHOR: A METAPHOR THAT PERVADES OR ORGANIZES AN ENTIRE LITERARY WORK.

ECCLESIOLOGY: THEOLOGY AS APPLIED TO THE NATURE AND STRUCTURE OF A CHURCH.

EFFICACIOUS: SUCCESSFUL IN PRODUCING A DESIRED OR INTENDED RESULT; EFFECTIVE.

ELUCIDATE: MAKE (SOMETHING) CLEAR; EXPLAIN.

EMBRYONIC: (OF A SYSTEM, IDEA, OR ORGANIZATION) IN A RUDIMENTARY STAGE WITH POTENTIAL FOR FURTHER DEVELOPMENT; IMMATURE, UNDEVELOPED.

EMINENT: OF PERSONS: EXALTED, DIGNIFIED IN RANK OR STATION.

ENACTOR: SOMEONE WHO PUT INTO PRACTICE (A BELIEF, IDEA, OR SUGGESTION).

ENDEMIC: CONSTANTLY OR REGULARLY FOUND AMONG A (SPECIFIED) PEOPLE.

ENGENDER: CAUSE OR GIVE RISE TO (A FEELING, SITUATION, OR CONDITION); TO FORM, ORIGINATE, BE PRODUCED.

ENSUE: TO HAPPEN OR OCCUR AFTERWARD.

EPIGRAM: A PITHY SAYING OR REMARK EXPRESSING AN IDEA IN A CLEVER AND AMUSING WAY.

EVINCE: TO PROVE BY ARGUMENT OR EVIDENCE; TO ESTABLISH.

ETYMOLOGY: THE ORIGIN OF A WORD AND THE HISTORICAL DEVELOPMENT OF ITS MEANING.

EXPLICATION: THE PROCESS OF DEVELOPING OR BRINGING OUT WHAT IS IMPLICITLY CONTAINED IN A NOTION, PROPOSITION, PRINCIPLE, ETC.; THE RESULT OF THIS PROCESS.

EXPOUND: PRESENT AND EXPLAIN (A THEORY OR IDEA) SYSTEMATICALLY AND IN DETAIL.

EXPOSITION: A COMPREHENSIVE DESCRIPTION AND EXPLANATION OF AN IDEA OR THEORY.

FACADE: AN OUTWARD APPEARANCE THAT IS MAINTAINED TO CONCEAL A LESS PLEASANT OR CREDITABLE REALITY.

FEIGN: PRETEND TO BE AFFECTED BY.

FORAY: AN ATTEMPT TO BECOME INVOLVED IN A NEW ACTIVITY OR SPHERE.

FREIGHT: TO LOAD, STORE; TO BEAR UPON AS A LOAD.

GRANDILOQUENT: EXTRAVAGANT IN LANGUAGE, STYLE, OR MANNER, ESPECIALLY IN A WAY THAT IS INTENDED TO IMPRESS.

IMMOLATE: KILL OR OFFER AS A SACRIFICE, ESPECIALLY BY BURNING.

IMPROMPTU: DONE WITHOUT BEING PLANNED, ORGANIZED, OR REHEARSED.

IMP: A LITTLE DEVIL OR DEMON, AN EVIL SPIRIT.

INDEFATIGABLE: INCAPABLE OF BEING WEARIED; THAT CANNOT BE TIRED OUT; UNWEARIED, UNTIRING, UNREMITTING IN LABOUR OR EFFORT.

INDIFFERENCE: LACK OF INTEREST, CONCERN, OR SYMPATHY.

INSIDIOUS: TREACHEROUS, DECEITFUL, UNDERHAND, CUNNING, CRAFTY.

INVIOLABLE: NEVER TO BE BROKEN, INFRINGED, OR DISHONORED.

LUMINARY: A PERSON WHO INSPIRES OR INFLUENCES OTHERS, ESP. ONE PROMINENT IN A PARTICULAR SPHERE.

MAGISTERIAL: HAVING OR SHOWING GREAT AUTHORITY; OF OR PERTAINING TO A MASTER-WORKMAN; DISPLAYING A MASTER'S SKILL.

MATRONYMIC: A NAME DERIVED FROM THE NAME OF A MOTHER OR FEMALE ANCESTOR.

MILIEU: A MEDIUM, ENVIRONMENT, ‘SURROUNDINGS'.

MORPHOLOGY: SHAPE, FORM, EXTERNAL STRUCTURE OR ARRANGEMENT.

NATAL: OF OR RELATING TO THE PLACE OR TIME OF ONE'S BIRTH.

NIHILISM: AN EXTREME FORM OF SCEPTICISM, INVOLVING THE DENIAL OF ALL EXISTENCE.

OCCLUDE: STOP, CLOSE UP, OR OBSTRUCT.

PALATIAL: RESEMBLING A PALACE IN BEING SPACIOUS AND SPLENDID.

PARADIGMATIC: SERVING AS A PATTERN; EXEMPLARY.

PATRONYMIC: A NAME DERIVED FROM THE NAME OF A FATHER OR ANCESTOR, TYPICALLY BY THE ADDITION OF A PREFIX OR SUFFIX.

PARAMOUNT: MORE IMPORTANT THAN ANYTHING ELSE; SUPREME.

PERDURABLE: ENDURING CONTINUOUSLY; IMPERISHABLE.

POSTERITY: ALL FUTURE GENERATIONS OF PEOPLE.

PRECEPTOR: ONE WHO INSTRUCTS; A TEACHER, INSTRUCTOR.

PRIMORDIAL: EXISTING AT OR FROM THE BEGINNING OF TIME.

PROFFER: TO BRING OR PUT BEFORE A PERSON FOR ACCEPTANCE; TO OFFER, PRESENT.

PROGENITOR: A PERSON OR THING FROM WHICH SOMETHING ORIGINATES; AN ANCESTOR OR PARENT.

PROMINENCE: THE FACT OR CONDITION OF STANDING OUT FROM SOMETHING BY PHYSICALLY PROJECTING OR BEING PARTICULARLY NOTICEABLE.

PROPOUND: PUT FORWARD (AN IDEA, THEORY, OR POINT OF VIEW) FOR CONSIDERATION BY OTHERS.

PROTOTYPE: A FIRST, TYPICAL OR PRELIMINARY MODEL OF SOMETHING, FROM WHICH OTHER FORMS ARE DEVELOPED OR COPIED.

PROVENANCE: THE PLACE OF ORIGIN OR EARLIEST KNOWN HISTORY OF SOMETHING.

PYRE: A PILE OR HEAP OF COMBUSTIBLE MATERIAL, ESPECIALLY WOOD; USUALLY, A FUNERAL PILE FOR BURNING A DEAD BODY.

RAGTAG: UNTIDY, DISORGANIZED, OR INCONGRUOUSLY VARIED IN CHARACTER.

RAREFIED: OF OR RELATING TO A SELECT GROUP.

REDACT: TO PUT (MATTER) INTO PROPER LITERARY FORM; TO WORK UP, ARRANGE, OR EDIT.

REFERENT: THAT WHICH IS REFERRED TO BY A WORD OR EXPRESSION.

REPOSED: BE SITUATED OR KEPT IN A PARTICULAR PLACE; PLACE SOMETHING, ESPECIALLY CONFIDENCE OR TRUST, IN.

REPRISE: A REPETITION OR FURTHER PERFORMANCE OF SOMETHING.

RESOLUTE: ADMIRABLY PURPOSEFUL, DETERMINED, AND UNWAVERING.

RESPLENDENT: ATTRACTIVE AND IMPRESSIVE THROUGH BEING RICHLY COLORFUL OR SUMPTUOUS.

RHETORICAL: EXPRESSED IN TERMS INTENDED TO PERSUADE OR IMPRESS.

SALVIFIC: TENDING TO SAVE, CAUSING SALVATION.

SCHISM: A SPLIT OR DIVISION BETWEEN STRONGLY OPPOSED SECTIONS OR PARTIES, CAUSED BY DIFFERENCES IN OPINION OR BELIEF.

SPURN: REJECT WITH DISDAIN OR CONTEMPT.

SUBLATE: ASSIMILATE (A SMALLER ENTITY) INTO A LARGER ONE.

TARRY: TO ABIDE TEMPORARILY, TO SOJOURN; TO STAY, REMAIN, LODGE (IN A PLACE).

TERMINUS: A FINAL POINT IN SPACE OR TIME; AN END OR EXTREMITY.

TOEHOLD: A RELATIVELY INSIGNIFICANT POSITION FROM WHICH FURTHER PROGRESS MAY BE MADE.

UNASSUAGEABLE: NOT ABLE TO BE SOOTHED OR RELIEVED.

UNDETERRED: PERSEVERING WITH SOMETHING DESPITE SETBACKS.

UNOBTRUSIVE: NOT CONSPICUOUS OR ATTRACTING ATTENTION.

UNOCCLUDED: NOT OBSTRUCTED.

UNTOWARD: UNEXPECTED AND INAPPROPRIATE OR INCONVENIENT.

VALORIZE: GIVE OR ASCRIBE VALUE OR VALIDITY TO (SOMETHING).

VERIDICAL: TRUTHFUL; COINCIDING WITH REALITY.

VICISSITUDE: A CHANGE OF CIRCUMSTANCES OR FORTUNE, TYPICALLY ONE THAT IS UNWELCOME OR UNPLEASANT.

VINDICATE: SHOW OR PROVE TO BE RIGHT, REASONABLE, OR JUSTIFIED.

VIRULENT: BITTERLY HOSTILE.

Definitions taken from the Oxford English Dictionary and the Oxford American English Dictionary.

FOOTNOTES

  1. VB: Lettera a Deoji Punja: Bombay, 13 novembre 1974.
  2. VB: Lettera a Mr. Punja: Bombay, 29 dicembre 1974.
  3. CC Ādi 1.46, spiegazione
  4. CC Ādi 7.37, spiegazione.
  5. CC Madhya 19.156, spiegazione
  6. CC Ādi 7.37, spiegazione.
  7. CC Madhya 23.105, spiegazione.
  8. SB 1.4.1, spiegazione.
  9. Nel giugno del 1927 Śrīla Bhaktisiddhānta Sarasvatī Ṭhākura trasformò il Sajjanatoṣaṇī (iniziato nel 1881 da Śrīla Bhaktivinoda Ṭhākura) in un periodico di lingua inglese intitolato The Harmonist. (Questo titolo, come fu annunciato nel primo numero, è "l'equivalente inglese" di Sajjana-toṣaṇī.) The Harmonist comincia col volume venticinque, perché è la continuazione del Sajjana-toṣaṇī—che ora "si presenta in inglese per rendersi attraente al mondo intero" (Harm. 25:4). La rivista fu pubblicata mensilmente fino al giugno del 1933 (Vol. 30, no.12) e dopo un intervallo di quattordici mesi riuscì rinnovata ogni quindici giorni.
  10. La Viśva-Vaiṣṇava-rāja Sabhā è "storica" perché fece la sua comparsa durante il tempo dei Sei Gosvāmī. Dopo aver attraversato periodi di declino, la Sabhā fu inaugurata di nuovo con un cerimoniale da Śrīla Bhaktivinoda Ṭhākura nel 1886 (col titolo abbreviato di Viśva-Vaiṣṇava Sabhā), e "riportata alla luce" nel 1918 (col suo antico nome) da Śrīla Bhaktisiddhānta Sarasvatī Ṭhākura. Come egli stesso spiegò, viśva-vaiṣṇava-rāja significa "il Re di tutti i Vaiṣṇava del mondo," vale a dire, Śrī Caitanya Mahāprabhu, e sabhā è la collettività o congregazione di coloro che Lo adorano (Sajjana-toṣaṇī, citato in SBV I:70-73).
  11. Il termine "Gauḍīya Mission" è spesso usato per includere sia la Gauḍīya Maṭha che la Viśva-Vaiṣṇava-Rāja Sabhā. La Sabhā, come spiega Bhakti Vikāśa Swami (SBV 1:259), "serviva da organo ufficiale della Gauḍīya Maṭh." I seguenti elementi danno un'idea del rapporto esistente tra la Maṭha e la Sabhā: 1) Tra il 1927-1933, all'interno della retro-copertina del The Harmonist apparve una lista numerata dei centri della Gauḍīya Maṭha sotto il titolo "Math associate con la Shri Visva Vaishnava Raja Sabha." 2) Inviti ai maggiori eventi delle Maṭha furono a volte spediti dai segretari della Śrī Viśva-Vaiṣṇava-Rāja Sabhā su carta da lettere con l'intestazione di entrambe la "Shri Viswa Vaishnava Raj Sabha" e la "Shri Gaudiya Math" (Harm. 28:57-58, 104, 30:32). 3) Alla Sabhā fu affidata l'organizzazione in larga scala dell'"Esibizione Teistica" allestita a Māyāpura, adiacente i terreni della Śrī Caitanya Maṭha, febbraio 1930, riallestita poi a settembre 1931 alla Śrī Gauḍīya Maṭha a Calcutta, e ancora a gennaio 1933 a Dacca. 4) La Śrī Caitanya Maṭha a Māyāpura, designata come "la Math madre" dell'intera istituzione Gauḍīya Maṭha, è descritta anche come "il Quartier generale della Viswa Vaishnaba Raj Sabha" (Harm. 27:269) e anche come "la principale Math madre della Sri Visva Vaishnav Raj-Sabha, stabilita allo scopo di permeare l'universo intero col Nam Samkirtana così come fu divulgato da Sri Krishna Chaitanya Mahaprabhu" (Harm. 31:140). 5) L'articolo "Vita all'interno della Gaudiya Math" inizia così: "Il Signore Supremo Sri Krishna Chaitanya con il Suo entourage dimora eternamente nella Sri Chaitanya Math e nella sua affiliata Gaudiya Math, che si sono manifestate in tutto il Paese per la Grazia di Sri Krishna Chaitanya sotto gli auspici della Sri Visva VaishnavaRaj Sabha" (Harm. 30:141). 6) L'articolo "La Gaudiya Mission in Occidente" afferma: "Sri-Viswa-Vaishnava-Raj Sabha sta inviando in Occidente un gruppo di predicatori per portare il Messaggio di Sri Krishna Chaitanya a quelle popolazioni civilizzate" (Harm. 30:322-25). 7) La maggior parte dei numeri della rivista The Harmonist conteneva una sezione riservata alle notizie riguardanti le attività della Missione. Mentre il modo di presentare gli eventi restò il medesimo, la sezione subì un successivo cambiamento di titoli: "Noi stessi", "In giro per le Math", "La Gaudiya Mission", "Sri Vishwa Vaishnava Raj Sabha (La Gaudiya Mission)" e infine "Sri Vishwa Vaishnava Raj Sabha."
  12. Alcuni esempi: Nel "Programma" pubblicato della "Sri Sri Brajamandal Parikrama Ceremony" del 1932 compare il titolo di chi lo guida, Śrīla Bhaktisiddhānta Sarasvatī Ṭhākura, come "Acharyya-Presidente della Sri Viswa Vaisnav Raj Sabha" (Harm. 30:92). Ricevendo il Governatore del Bengala a Māyāpura, Pandit A.C. Banerjee "Segretario della Sri Viswa Vaishnava Raj Sabha" nel suo discorso di benvenuto "a nome della Missione" (Harm. 31:253), si riferisce a Bhaktisiddhānta Sarasvatī Ṭhākura definendolo "l'Acharya-Presidente di questa Missione" (Harm. 31:260). Nell'articolo "Il Messaggio di Sri Chaitanya," Bhaktisiddhānta Sarasvatī Ṭhākura è "l'Acharya-Presidente della Sri Gaudiya Math e l'attuale Capo spirituale della Sabha" (Harm. 32:12); analogamente, in un "Discorso di Benvenuto" a B.H. Bon Mahārāja "I Cittadini di Calcutta" fanno riferimento al "vostro illustrissimo maestro spirituale, paramahamsa Srimad bhakti siddhanta saraswati goswami maharaj, Acharyya-Presidente della Gaudiya Math" (Harm. 32:115).
  13. It was the first of three projected volumes. The second volume was not published until 2004 (Kolkata Fu il primo di tre volumi previsti. Il secondo volume non fu pubblicato fino al 2004 (Kolkata: Gaudiya Mission); il terzo sembra non sia mai stato scritto.
  14. Bhakti Vikāśa Swami scrive (SBV 2:362-63): "Poiché era de facto l'editore e il principale redattore dell'Harmonist, Bhakti Sudhākara occupava una posizione di prestigio unica tra i suoi confratelli. Competente nella comprensione filosofica come nelle espressioni inglesi complesse, e con un cuore che batteva all'unisono con quello del suo gurudeva, egli era praticamente l'alter ego di Śrīla Sarasvatī Ṭhākura nell'espressione inglese del suo kīrtana; così Śrīla Sarasvatī Ṭhākura a volte pubblicava i propri articoli col nome del Prof. Nishi Kant Sanyal, M.A., e viceversa . . . Un altro importante progetto affidatogli fu la compilazione del volume definitivo del Sri Krishna Chaitanya. Gli fu inoltre commissionata la stesura delle conferenze che Śrīmad Bon Mahārāja avrebbe tenuto in Inghilterra."
  15. Il Professore di Storia del Ravenshaw College fornisce il loro ordine cronologico: "Gli originali pre-storici maestri, che sono la massima fonte delle quattro comunità, sono in ordine cronologico di apparizione, (1) Lakshmi, l'eterna e inseparabile Consorte di Vishnu, (2) Brahma, scaturito dall'ombelico di loto di Garbhodakasayi Vishnu, (3) Rudra, scaturito dal secondo Purusha, e (4) i quattro Sana, figli di Brahma e nati dalla sua mente. L'ordine cronologico degli Acharya dell'Era del ferro è (1) Sri Vishnuswami, (2) Sri Nimbaditya, (3) Sri Ramanuja e (4) Sri Madhva" (SKC 150).
  16. Questo è il termine usato di solito da Śrīla Prabhupāda. Anche nella Gauḍīya Maṭha, il termine "Ācārya-Fondatore" era riservato a questo gruppo. Un esempio rivelatore: nell'Harmonist dell'ottobre 1931 (Harm. 29.4: 125) si fa menzione di "Srila Vishnu Swami, Acharyya-Fondatore di una delle quattro Vaishnava Sampradaya." (Questa frase si trova in una descrizione dei contenuti della mostra "The Exhibition of Theistic Education" tenutasi quell'anno a Calcutta.) Sulla stessa pagina, Bhaktisiddhānta Sarasvatī Ṭhākura è designato come "l'Acharya dei Gaudiya Vaishnava." (È interessante notare che Shri Krishna Chaitanya non fu pubblicato prima del marzo 1933).
  17. Harm. 28.5:129-135, 28.6:163-168, 28.7:216-220.
  18. Imprenditore di grande successo che diventò discepolo di Bhaktisiddhānta Sarasvatī Ṭhākura. Per saperne di più su questo capofamiglia devoto, consultare SBV 2:364-371.
  19. Lo stile come il contenuto indicano chiaramente l'autore in Niśikānta Sānyāl. Rifarsi alla nota 15 per la sua stretta relazione—in particolare nell'ambito degli scritti in inglese—con Bhaktisiddhānta Sarasvatī Ṭhākura.
  20. "Ecclesiologia" indica il ramo della teologia che tratta della costituzione e della funzione spirituale della chiesa (ecclesia). Il termine fu coniato nel XIX secolo in Inghilterra per suscitare riflessioni sull'aspetto architettonico della chiesa—la construzione e l'ornamentazione della sua struttura fisica. Oggigiorno il termine, nel contesto cristiano, ha assunto un significato più ampio e indica anche temi come: Qual è il rapporto tra la Chiesa e Gesù o Dio? Oppure con il Regno di Dio? In che modo la Chiesa ci salva? Qual è il rapporto tra la Chiesa e il mondo o la società secolare? La nostra tradizione Vaiṣṇava ha un'ecclesiologia de facto, quindi possiamo attribuirle opportunamente il termine. Il dizionario inglese Oxford dà la seguente definizione di "ecclesia": "Parola greca che indica un'assemblea convocata regolarmente, soprattutto l'assemblea generale dei cittadini ateniesi. Con l'avvento del Cristianesimo è la parola che indica la Chiesa." Questa parola si adatta quindi bene alla nostra situazione, perché anche noi siamo un'assemblea, una congregazione—una sabhā, come nella "Viśva-Vaiṣṇava-rāja Sabhā." E l'architettura sacra, come vedremo, ha un ruolo centrale nell'ISKCON, come lo ha avuto per i suoi predecessori.
  21. "Metafora dominante" è un'espressione presa in prestito dalla critica letteraria. Indica una metafora che permea o struttura un'intera opera letteraria.
  22. SBV 1:66. Questo resoconto sull'origine della Missione Gauḍīya si basa sul materiale contenuto in SBV, "Parte Prima: Quadro Biografico" (SBV I:1-122).
  23. Questa sede fu acquisita nel 1918 e col nome di "Bhaktivinoda Āsana" diventò il centro per la predica a Calcutta. In quel periodo vi risiedevano quattro gṛhastha con le loro famiglie; Bhaktisiddhānta Sarasvatī Ṭhākura aveva un alloggio sul tetto (SBV 1:68-9). Nel 1920 il posto fu trasformato in un tempio col nome di "Gauḍīya Maṭha". Fu qui che due anni dopo Śrīla Prabhupāda incontrò per la prima volta il suo maestro spirituale.
  24. "Śrīla Bhaktisiddhānta Sarasvatī diresse [Jagabandhu] nella costruzione di un tempio da cui il messaggio di Gaurasundara avrebbe potuto essere trasmesso in tutto il globo" (SBV 2:366).
  25. Troviamo la stessa ecclesiologia riaffermata nel The Harmonist circa cinque anni più tardi (15 marzo 1935). Nell'articolo intitolato "Sridham Mayapur" (Harm. 32.14:313-315), la proposta, anche se "avanzata sotto forma di semplice domanda," di nominare "Math di origine" la Śrī Gauḍīya Maṭha di Calcutta al posto della Śrī Caitanya Maṭha di Māyāpur è rifiutata con fermezza sulla principio che "Sridham Mayapur è il Regno Divino sceso in Terra," mentre la "Gaudiya Math di Calcutta e le altre succursali della Missione nel mondo sono spiritualmente giustificate ad esistere in quanto centri di formazione al servizio di Sridham Mayapur."
  26. Qui l'autore ha adottato una famosa frase della Bibbia cristiana: "In Lui [il Signore] viviamo, ci muoviamo ed esistiamo . . . ." (Atti 17:28).
  27. Śrīla Prabhupāda: "L'ācārya fornisce il metodo adeguato per attraversare l'oceano dell'ignoranza, metodo che consiste nell'accettare il vascello dei piedi di loto del Signore. Seguendolo con rigore si giunge infine a destinazione per la grazia del Signore. Questo metodo si chiama ācārya-sampradāya. È detto quindi: sampradāya-vihīnā ye mantrās te niṣphalā matāḥ [Un mantra ricevuto al di fuori della successione autorizzata di maestri non ha effetto.] (Padma Purāṇa). L'ācāryasampradāya è rigorosamente autentico, pertanto lo si deve accettare, altrimenti il proprio sforzo risulterà inutile" (SB 10.2.31, spiegazione).
  28. SB 4.28.47, spiegazione
  29. SB 4.28.51, spiegazione.
  30. La frase "l'ISKCON è il mio corpo" è stata più volte citata come affermazione di Śrīla Prabhupāda stesso. (Vedere, per esempio, l'introduzione di Draviḍa Dāsa al libro del Vyāsa Pūjā del 1986, così come le offerte del Vyāsa Pūjā dalla Cina nel 1986, quella di Gaṇapati Dāsa Swami nel 1987, di Kīrtirāja Dāsa nel 1991, di Nityodita Swami nel 1995. In un'offerta del 1997 Tamāl Krishna Goswami riflette con sentimento su quest'"affermazione ben conosciuta" di Śrīla Prabhupāda, e l'anno successivo Giridhārī Swami nota nel suo omaggio, "Tutti abbiamo sentito la tua famosa frase ‘l'ISKCON è il mio corpo.'") Al momento non abbiamo testimonianza diretta di quest'affermazione, nondimeno possiamo accettarne la veridicità se comprendiamo il significato di "Ācārya-Fondatore" così com'è spiegato nel The Harmonist.
  31. "Il Signore Supremo, gli esseri viventi, l'energia materiale, l'energia spirituale e l'intera creazione sono elementi individuali. Tuttavia, in ultima analisi, insieme costituiscono l'Uno supremo, la Persona di Dio. Coloro che sono avanzati nella conoscenza spirituale vedono dunque l'unità nella diversità." (SB 6.8.32). Nella sua spiegazione alla CC Madhya 10.113, Prabhupāda afferma che "il principio dell'unità nella diversità" è "filosoficamente definito acintya-bhedābheda— uguaglianza e differenza simultanea." CC Madhya 10.113
  32. Bhakti Vikāśa Swami: "Finora la più gloriosa di tutte le attività della Gauḍīya Maṭha è stata l'invio di predicatori in Occidente nel 1933." (SBV 1:108)
  33. The Harmonist cessò di essere pubblicato nel 1937
  34. Il primo ottobre del 1935 il principale missionario europeo, Bhakti Hṛdaya Bon Mahārāja, fece una visita formale al Mahārāja di Tripura. Un vivace resoconto dell'episodio comparve sul The Harmonist del 7 novembre 1935 (Harm. 32.5:116- 118) col titolo "Il primo tempio indù a Londra". In esso si legge: "Swamiji [B. H. Bon] ha parlato delle attività della Gaudiya Math in Inghilterra e nell'Europa Centrale, e ha confidato a Sua Altezza il desiderio del proprio Divino Maestro, la Guida della Gaudiya Math, di erigere il primo tempio indù a Londra e un Centro per la diffusione in Occidente della cultura spirituale dell'India. Sua Altezza ha cortesemente ascoltato la proposta di Swamiji ed è stato felice di fargli pervenire nel pomeriggio la sua decisione di finanziare l'intero costo della costruzione del Tempio della Gaudiya Math a Londra. . . ." Tuttavia, l'anno dopo Bhaktisiddhānta Sarasvatī Ṭhākura fu molto scontento di Bon Mahārāja, tanto che lo richiamò da Londra (rifiutando persino d'incontrarlo al suo ritorno) e scrisse al Mahārāja di Tripura di non dare altro denaro a Bon Mahārāja (SBV 2:302).
  35. Per un profilo di Bhakti Vilāsa Tīrtha Mahārāja consultare SBV 2:332-339. A questo si deve aggiungere che secondo Śrīla Prabhupāda l'azione arbitraria di Tīrtha Mahārāja è all'origine del dissesto della Gauḍīya Maṭha (VB: Conversazione privata, Bombay, 23 settembre 1973).
  36. Śrīla Prabhupāda lo scrive in questo modo, riprendendo la pronuncia bengalese del suo nome sanscrito d'iniziazione, Maṅgala-nilāya Dāsa. (Nella Śrīla Prabhupāda-lilamrita lo stesso devoto compare sotto lo pseudonimo di "Mukti.")
  37. VB: Lettera a Mangalniloy, 16 luglio 1966.. (La data risale a tre giorni dopo che Prabhupāda ebbe registrato l'ISKCON.)
  38. VB: Lettera al Segretario, Gaudiya Mission, 23 maggio 1969. "Gauḍīya Mission": Nella sua spiegazione della Caitanya-caritāmṛta, Ādi-līlā, 12.8, Prabhupāda fa riferimento alla rottura dell'istituzione della Gauḍīya Maṭha in "due fazioni" rivali, che si contendevano il diritto alla nomina del nuovo ācārya. Ne seguì una lunga diatriba. La fazione che aveva il proprio quartier generale nel tempio di Bāg-bazar a Calcutta prese il nome di "Gauḍīya Mission," mentre la fazione che aveva la sua sede principale nella Śrī Caitanya Maṭha a Māyāpura, sotto la guida di Tīrtha Mahārāja, fu chiamata "Gauḍīya Maṭha." Ancora adesso, nei pressi dell'altare principale c'è un'insegna che dice: Sri Chaitanya Math Sri Mandir è la Math madre di tutte le Gaudiya Math
  39. Durante i suoi ultimi due mesi sul pianeta, Śrīla Prabhupāda impiegò tempo ed energia nella fondazione del Bhaktivedanta Swami Charity Trust, con lo scopo principale di unire la famiglia Sārasvata—i seguaci di Bhaktisiddhānta Sarasvatī Ṭhākura—in uno sforzo congiunto di risanamento e sviluppo di Gaura-maṇḍalabhūmi. Tamal Krishna Goswami ha documentato il modo in cui Śrīla Prabhupāda definì il traguardo e ne diede un esempio concreto. Prabhupāda disse, "Mai più non-cooperazione. Ora tutti dovete cooperare per diffondere il Movimento di Śrī Caitanya. Śrīdhara Mahārāja sta avendo problemi a completare il suo Nath Mandir. Dunque, cooperate" (TKG 293).
  40. Lettera a un insegnante della Gurukula (il cui nome non è menzionato), citata nel BTG 54.17 (1973).
  41. VB: Lettera a Tuṣṭa Kṛṣṇa. Ahmedabad, 14 dicembre 1972.
  42. Il "seme" stesso è Śrīla Prabhupāda, scaturito dalla Gauḍīya Maṭha di Śrīla Bhaktisiddhānta Sarasvatī Ṭhākura. Sebbene la pianta-madre fosse morta, il suo seme fu trasportato oltre le acque, dove mise radici, fiorì e fruttificò. Naturalmente, Prabhupāda è descritto come colui che ha "piantato il seme," perché anche la neonata ISKCON è un seme. Entrambi si possono definire semi sulla base del principio ecclesiologico della non differenza tra l'istituzione spirituale e il suo Ācārya-Fondatore.
  43. Questo concetto vale in un certo senso ancora di più quando il kṛṣṇa-bhāvāmṛta della Caitanya-caritāmṛita si modifica leggermente in kṛṣṇa-bhāvanāmṛta. C'è poca differenza tra i due significati, ma per precisare, kṛṣṇa-bhāva rispecchia un sentimento, mentre kṛṣṇa-bhāvana, un completo stato d'essere. Tuttavia, la natura di kṛṣṇa-bhāva è tale da evocare il completo assorbimento proprio del kṛṣṇabhāvana. Notiamo che quest'ultimo termine compare in modo autorevole nella letteratura Gauḍīya Vaiṣṇava, come sottolinea Śrīla Prabhupāda: "Śrīla Viśvanātha Cakravartī Ṭhākura ci ha lasciato un'opera letteraria trascendentale intitolata Kṛṣṇa-bhāvanāmṛta, ricca dei passatempi di Krsna. I grandi devoti rimangono assorti in Kṛṣṇa leggendo libri come questo" (Il Libro di Kṛṣṇa Cap.46).
  44. Consultare SBV I:70-73 per la traduzione inglese dell'articolo
  45. Questo significato è molto diffuso. Per esempio: "‘Visva-vaishnava-raja-sabha' si riferisce all'associazione composta da quei Vaishnava che sono i re (cioè i migliori) di tutti i Vaishnava presenti in questo mondo" (Bhakitikusum Sraman 355).
  46. CC Ādi 12.8, spiegazione. Queste affermazioni non esprimono appieno l'atteggiamento di Śrīla Prabhupāda verso i suoi confratelli. In altre occasioni egli manifesta il proprio apprezzamento per loro. Eccone due esempi. Nella spiegazione dello SB 4.28.31, Prabhupāda scrive: "I discepoli di Śrīla Bhaktisiddhānta Sarasvatī Gosvāmī Mahārāja sono tutti confratelli, e sebbene ci sia una divergenza di opinioni che c'impedisce di collaborare, ognuno di noi sta propagando il Movimento per la coscienza di Kṛṣṇa secondo le proprie capacità e sta facendo molti discepoli per vederne la diffusione in tutto il mondo." E in una lettera del 18 novembre 1967 al suo discepolo Brahmānanda, Prabhupāda spiega: "Anche con i nostri confratelli ci sono incomprensioni, ma nessuno di noi ha mai deviato dal servizio a Krishna. Il mio Guru Maharaja ci ha ordinato di eseguire la sua missione in modo congiunto. Purtroppo ora siamo disuniti, ma nessuno di noi ha mai smesso di predicare la Coscienza di Krishna. Anche se ci sono stati dei malintesi tra i discepoli di Guru Maharaja nessuno di loro ha mai deviato dal trascendentale servizio d'amore a Krishna. L'idea è che la provocazione e il malinteso rimangano tra le persone e che la nostra ferma fede nella Coscienza di Krishna impedisca che ci siano drastiche spaccature."
  47. Govinda Dāsī, DVD 1: "Novembre 1965 – Estate 1970." Following Śrīla Prabhupāda: A Chronological Series. (ISKCON Cinema, 2006). Trascrizioni dal The Bhaktivedanta VedaBase 2011.1.
  48. Śrīla Prabhupāda stesso tende a limitare l'uso del nome "Prabhupāda" ai tre eminenti devoti menzionati qui. Precedenti ācārya hanno attribuito questo titolo onorifico ad altri membri dei Sei Gosvāmī. Per esempio, in una conferenza del 6 ottobre 1932, Bhaktisiddhānta Sarasvatī Ṭhākura si riferisce a Raghunātha dāsa Gosvāmī chiamandolo "Dāsa Gosvāmī Prabhupāda" (VB: Amṛta Vāṇī, Appendice), e nel suo commento alla Caitanya-bhāgavata, Ādi 1.25, egli cita Viśvanātha Cakravartī Ṭhākura, che si riferisce a Sanātana Gosvāmī chiamandolo "Il nostro Prabhupāda, Śrī Sanātana Gosvāmī." Dobbiamo notare che questo titolo così elevato si è svalutato all'interno di alcune comunità devianti (apa-sampradāya). Śrīla Prabhupāda ne parla quando, nel suo commento alla CC Madhya 10.23, scrive: "I prākṛta-sahajiyā non sono neppure degni di essere chiamati Vaiṣṇava. Pensano che soltanto i gosvāmī di casta dovrebbero essere chiamati Prabhupāda. Tali ignoranti sahajiyā . . . sono invidiosi se un autentico maestro spirituale porta il titolo di Prabhupāda e commettono offese considerandolo un uomo ordinario o appartenente a una certa casta." Jayapatāka Swāmī racconta di una conversazione con Śrīla Prabhupāda subito dopo che egli ebbe un incontro con i suoi confratelli: "Prabhupāda ci convocò e disse, ‘Sono contrariati perché sto usando il nome Prabhupāda, così ho detto loro, ‘"Che posso farci? I miei discepoli mi chiamano così."' Poi ci disse che in realtà il nome Prabhupāda era molto comune tra i gosvāmī di casta e altri residenti di Navadvīpa. Non era un nome obsoleto e gli piaceva tenerlo. Diceva, ‘Perché le apasampradāya devono avere il monopolio sul nome Prabhupāda?'" (Comunicazione personale)
  49. L'articolo spiega il significato e l'importanza del nome, e annuncia, "Noi servitori americani ed europei di Sua Divina Grazia . . . preferiamo rivolgerci a Sua Grazia, il nostro Maestro Spirituale, chiamandolo Prabhupāda, e lui ha gentilmente risposto ‘Sì.'" (BTG 25:24) (1969 Back to Godhead Number 24)
  50. Nel numero 26 del BTG (ottobre 1969)(1969 Back to Godhead Number 26), l'articolo "L'esplosione Hare Krishna" di Hayagriva riporta il nome "Prabhupad" dappertutto. Nel numero 28 del BTG (1969 Back to Godhead Number 28), l'articolo principale, "La grande anima che cammina in mezzo a noi" (pag. 7-11), è composto essenzialmente da grandi foto di Prabhupāda (una a piena pagina; altre due, una pagina e tre quarti). Nel testo che le accompagna, egli è ancora "Swamiji." Tuttavia, in altri articoli dello stesso numero è chiamato "Prabhupad" o "Prabhupad A.C. Bhaktivedanta Swami." Nell'articolo "Matrimonio a Boston" (illustrato da molte fotografie), la prima volta è citato come "Sua Divina Grazia A.C. Bhaktivedanta Swami Prabhupāda," dopodiché diventa "Prabhupāda" e "Sua Divina Grazia."
  51. Naturalmente, altri importantissimi elementi caratteristici dell'ISKCON furono aggiunti nel 1971, in particolare: l'āśrama brahmacārī, brahmacāriṇī, gṛhastha e sannyāsa; il progetto della comunità rurale di New Vrindavan e la Bhaktivedanta Book Trust (stabilita il giorno dopo la creazione del GBC). Per quanto significativi, dal punto di vista ecclesiologico questi componenti non sembrano avere un ruolo fondamentale.
  52. Una fotocopia di questa carta intestata, usata per scrivere una lettera ad Hayagriva, si può trovare nel libro The Hare Krishna Explosion di Hayagriva Dasa, tra le fotografie incluse nelle pagine 128 e 129. Sotto "International Society for Krishna Consciousness, Inc.," al margine sinistro appare in neretto maiuscolo "Acharya: Swami A.C. Bhaktivedanta". Subito sotto c'è la parola "Trustees" (anch'essa in neretto maiuscolo), a cui segue una colonna di nove nomi. Il suo nome apparve nello stesso modo su carta intestata con l'indirizzo del tempio di San Francisco in una lettera che Prabhupāda scrisse nel 1967 da quella città. In altre lettere egli è "A.C. Bhaktivedanta Swami, Acarya" oppure, sotto la sua firma, "Acarya International Society for Krishna Consciousness" (VB: Corrispondenza: 1 febbraio 1968 a Hare Krishna Aggarwal; 22 agosto 1968 a David Exley). In una lunga lettera del 5 febbraio 1970 ad Hanuman Prasad Poddar che descrive le attività e i conseguimenti dell'ISKCON, egli precisa ". . . su ogni conto bancario c'è il mio nominativo di Acarya."
  53. Consultare il numero 26 del BTG (ottobre 1969) per una fotocopia del volantino.
  54. Copie scannerizzate sono disponibili su www.backtogodhead.in.
  55. La piccola testata incorniciata che compare in ogni numero del Back to Godhead contiene "Fondatore: A.C. Bhaktivedanta Swami." Ma "Fondatore" qui si riferisce al Back to Godhead, non all'ISKCON.
  56. Back to Godhead smise di datare le sue edizioni dal numero 26 (ottobre 1969).
  57. In India, alcuni confratelli di Śrīla Prabhupāda, dopo aver ottenuto in qualche modo accesso ad alcuni suoi discepoli, avevano subdolamente minato la posizione e l'autorità di Prabhupāda, portando persino a compromettere la fede e la lealtà di alcuni suoi leader. Śrīla Prabhupāda fa riferimento a questi confratelli nella spiegazione alla CC Ādi. 10.7: "Quando anche i nostri discepoli vollero rivolgersi al loro maestro spirituale col nome di Prabhupāda, alcuni sciocchi ne furono invidiosi. Senz'alcuna considerazione per l'opera di predica del Movimento Hare Kṛṣṇa, solo perché questi discepoli chiamavano Prabhupāda il loro maestro spirituale, essi divennero talmente invidiosi da formare con altri invidiosi un gruppo di persone il cui scopo era minimizzare il valore del Movimento per la coscienza di Krsna."
  58. Tamāla Kṛṣṇa Goswami: "Quando avvicinammo Prabhupāda e gli dicemmo che come suoi discepoli volevamo una preghiera speciale da recitare in suo onore, egli compose un verso in cui descrive la sua missione" (SS 187). Un mantra "personale", cioè capace di onorare un certo maestro spirituale per alcune sue caratteristiche individuali o conseguimenti particolari. Il primo praṇāma-mantra è "generico," cioè adatto a indicare qualsiasi guru il cui nome sia inserito all'interno del mantra. La data del nuovo praṇāma-mantra: In una lettera del 9 aprile 1970 a Pradyumna Dāsa, Śrīla Prabhupāda ne parla come "la nuova preghiera aggiuntiva," e propone una modifica grammaticale del sanscrito.
  59. Nella grammatica sanscrita c'è una regola per la formazione di un patronimico o di un matronimico, cioè un nome derivato dal padre o dalla madre. In inglese, i cognomi ordinari, come "Johnson" o "Erickson", erano originariamente patronimici ("John's son"). In Scozia, il prefisso "Mac-" o "Mc-" indica un patronimico, essendo "MacDonald" (in origine) il figlio di Donald; in Irlanda FitzGerald era il figlio di Gerald. In Russo, "Ivanovitch" è un patronimico. Seguendo la regola sanscrita, Prabhupāda designò se stesso col nome "Sārasvata," il figlio o servitore di Sarasvatī Ṭhākura.
  60. Nel The Harmonist del 12 luglio 1935 (Harm. 31:521-22) si legge che "Sua Altezza Majarani Indira Devi, Regent Shaeba di Cooch Behar fece visita alla Sri Gaudiya Math, Baghbazar, Calcutta," dove s'incontrò con Śrīla Bhaktisiddhānta Sarasvatī Ṭhākura. Durante l'incontro, riporta la rivista: "Sua Altezza si è informata con grande interesse sull'eventuale visita dell'Editore [Bhaktisiddhānta Sarasvatī Ṭhākura] in Europa per un'estensione della predica in Occidente."
  61. Non conosciamo il momento esatto in cui lo realizzò, ma in ogni caso non c'è dubbio che la conoscenza di Śrīla Prabhupāda del futuro non era la stessa delle comuni persone condizionate. Nel tardo autunno del l965, Śrīla Prabhupāda era seduto sulla panchina di un parco e conversava con Paul Ruben, un conducente della metropolitana di New York City, il quale ricorda (SPL 2:28): ‘‘Sembrava che sapesse che avrebbe avuto templi pieni di devoti. Spalancava gli occhi e diceva, ‘Non sono un pover'uomo, sono ricco. Ci sono templi e libri, esistono, sono là, solo il tempo ci separa da loro.'"
  62. L'etimologia di questa parola è nel latino committere, "unire, connettere."
  63. Satsvarūpa dāsa Goswami racconta (SPL 4:95): "Anche se talvolta ignoranti, egli sapeva che i suoi discepoli non erano maliziosi. Tuttavia, queste lettere dall'India trasportavano una malattia spirituale trasmessa da diversi confratelli di Prabhupāda ai suoi discepoli laggiù. Prabhupāda aveva già avuto molti problemi quando i suoi confratelli non vollero aiutarlo ad acquistare della terra a Māyāpur, luogo di nascita di Śrī Caitanya. Sebbene avesse chiesto loro di assistere i suoi discepoli inesperti ad acquisire la terra, essi non solo si rifiutarono, ma addirittura alcuni agirono contro di lui. Prabhupāda aveva scritto ad uno di loro, ‘Sono così dispiaciuto di sentire che alcuni dei nostri confratelli stanno cospirando per non farmi avere un posto a Māyāpur.'"
  64. differente da ogni cosa" (BG 18.78, spiegazione). E: "In un certo senso, non c'è nient'altro che Kṛṣṇa, eppure niente è Kṛṣṇa salvo la Sua personalità primordiale" (CC Ādi 1.51, spiegazione).
  65. Questo "portale" è in realtà una manifestazione esterna del cuore di Śrīla Prabhupāda. Quel cuore è grande e magnanimo, e altrettanto lo è la sua manifestazione nella forma di un sentiero che cinge il mondo e di un tempio centrale che abbraccia l'universo e oltre. Tutto questo era racchiuso nel cuore di Śrīla Prabhupāda quando egli camminava da solo sul cemento ghiacciato di Manhattan nel 1966. Ora diventa immensamente tangibile allo scopo di elargire la sua benedizione a piene mani.
  66. Vedi VB, lettera a Tusta Kṛṣṇa, 14 dicembre 1972: "Avremo un'altra ISKCON là [nel cielo spirituale.
  67. Il Signore appare anche a Śaṅkarācārya e chiamandolo "Mio servitore," gli ordina: "Non contaminare gli abitanti di Navadvīpa." Śaṅkara si allontana "col cuore intriso di devozione" (NDM 68-9).
  68. In una conversazione con Rāmeśvara ( VB: 13 gennaio 1977, Allahabad), Prabhupāda spiega come ha ricevuto "ogni facilitazione": "Ho iniziato quest'attività quando avevo settant'anni. Essi [i suoi confratelli] pensavano, ‘Quest'uomo è un gṛhastha, perciò è condizionato dalla vita di famiglia. Che cosa potrà mai fare?' (ride) Questa era la loro impressione, ma io non ho mai trascurato l'ordine che Guru Mahārāja mi aveva dato. Stavo solo riflettendo, ‘Come fare? Come fare?' Pensavo, ‘Devo diventare un ricco uomo d'affari, perché mi servirà molto denaro.' Questo era il mio pensiero. Guru Mahārāja mi diceva invece, ‘Lascia stare i tuoi affari. Ti darò io il denaro che ti serve.' Non riuscivo a capire. Facevo il mio piano, che in sé non era sbagliato, ma pensavo, ‘Il denaro è necessario, lo devo guadagnare, così potrò cominciare.' Guru Mahārāja diceva invece, ‘Metti da parte i tuoi sforzi per guadagnare del denaro. Abbandonati completamente e il denaro te lo darò io.' Ora capisco. Poiché in me c'era il desiderio, egli mi ha guidato."
  69. Uno dei molti esempi: "Nel suo commento al verso vyavasāyātmikā buddhir ekeha kuru-nandana della Bhagavad-gītā Śrīla Viśvanātha Cakravartī Ṭhākura scrive che occorre servire le istruzioni del maestro spirituale. Il discepolo deve aderire fermamente a qualunque suo ordine. È sufficiente seguire questa linea di condotta per vedere Dio, la Persona Suprema. . . . Se ci si conforma ai princìpi enunciati dal maestro spirituale, in un modo o nell'altro si è in compagnia di Dio. Poiché il Signore è nel cuore, può consigliare dall'interno un discepolo sincero. . . . In conclusione, se un discepolo esegue la missione del maestro spirituale con molta serietà, ottiene subito la compagnia vāṇī o vapuḥ del Signore Supremo. Se si vuol vedere Dio, questo è l'unico segreto del successo" (SB 4.28.51, spiegazione).
  70. VB: Letture: Discussioni filosofiche: Colloquio con Śyāmasundara: Arthur Schopenhauer .
  71. (TKG 45) Nella Śrīla Prabhupāda-Līlāmṛta, Satsvarūpa dāsa Goswami riporta una versione leggermente diversa: "‘Il vostro amore per me,' disse Śrīla Prabhupāda, ‘sarà dimostrato da quanto riuscirete a cooperare per tenere assieme quest'istituzione quando non sarò più qui (SPL 6:313). Riguardo alla differenza tra le due versioni, Satsvarūpa dāsa Goswami dice: "L'ho sentita da Tamala Krsna Maharaja e l'ho scritta esattamente come lui me l'ha detta. Tamala Krsna Maharaja ha riportato quest'affermazione nel suo TKG's Diary con una leggera differenza nella struttura della frase, ma il significato è lo stesso." Pubblicato da Badrinārāyaṇa Dāsa sul forum elettronico [email protected] il 21 giugno 2013.
  72. Pubblicato da Bhakti Charu Swami sul [email protected] il 21 giugno 2013.
  73. VB: Conversazione con il Rādhā-Dāmodara Saṅkīrtana Party, 16 marzo 1976, Māyāpur. Il verso a cui Śrīla Prabhupāda si riferisce è Ādi 9.34. Śrī Caitanya dice: "Sono l'unico giardiniere. In quanti luoghi posso andare? Quanti frutti posso cogliere e distribuire?" Nel commento, Śrīla Prabhupāda sottolinea: "Qui Śrī Caitanya Mahāprabhu indica che la distribuzione del mahā-mantra Hare Kṛṣṇa si deve compiere combinando le forze."

REFERENCES

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